Hogan Lovells Cadwalader: quale sarà il posto dell’Italia nella strategia globale
Dopo il via libera alla fusione, Miguel Zaldivar ha assunto il ruolo di Ceo di Hogan Lovells Cadwalader- Pat Quinn e Wes Misson (già co-managing partner della law firm americana) hanno assunto rispettivamente il ruolo di global managing partner per l’integrazione dei clienti e delle practice presso Hogan Lovells Cadwalader, mentre Wes Misson ricopre la carica di global managing partner per la finance practice. Misson lavora al fianco di James Doyle, corporate e finance practice group leader, e David Bonser, global managing partner della corporate practice.
Nel mercato legale internazionale le fusioni che fanno notizia sono quelle che cambiano gli equilibri competitivi. È il caso dell’unione tra Hogan Lovells e Cadwalader Wickersham & Taft, che dà vita a Hogan Lovells Cadwalader: una piattaforma globale da oltre 3.100 avvocati, più di 3,6 miliardi di dollari di ricavi aggregati sulla base dei risultati 2024 e una presenza diffusa nei principali mercati del G20. Per fatturato, il nuovo studio si collocherà nelle prime posizioni del ranking mondiale.
Non si tratta, però, soltanto di una questione di cifre. La fusione risponde a una logica strategica precisa, costruita attorno alla complementarità delle due realtà. Hogan Lovells porta in dote la sua consolidata leadership globale nei settori altamente regolamentati, nelle practice corporate e M&A, nel regolatorio, nella proprietà intellettuale e nel contenzioso. Cadwalader, dal canto suo, è un riferimento riconosciuto nel finance, nei prodotti strutturati e nei mercati dei capitali – un profilo che si integra quasi naturalmente con quello del partner transatlantico. Come spiega Miguel Zaldivar, «la combinazione darà vita a una piattaforma finanziaria globale di dimensioni rilevanti, con competenze regolamentari e contenziose profondamente integrate a livello internazionale, al servizio dei principali mercati del G20, inclusi New York e Londra».
Il senso di un’operazione
Capire il “perché ora” di questa fusione richiede di leggere alcune tendenze strutturali del mercato legale internazionale. La domanda di consulenza integrata nelle operazioni cross-border è in crescita costante, alimentata dalla complessità crescente dei quadri regolatori nazionali e sovranazionali, dall’intensificarsi dei flussi di capitale tra le diverse aree geografiche del G20 e dalla pressione che grandi banche, multinazionali, fondi e operatori di private capital esercitano sui propri advisor affinché offrano soluzioni sempre più complete e coordinate. In questo scenario, avere sotto uno stesso tetto le migliori competenze nel finance strutturato e nei mercati dei capitali – che è storicamente il punto di forza di Cadwalader – insieme a quelle regolatorie, corporate e contenziose di Hogan Lovells non è soltanto un vantaggio competitivo: è, sempre di più, una condizione necessaria per ambire ai mandati più sofisticati.
Zaldivar è esplicito su questo: «Dal punto di vista del mercato, questa combinazione ci mette nelle condizioni di soddisfare la crescente domanda di consulenza integrata nelle operazioni cross-border, riunendo competenze complementari nei settori della finanza, della regolamentazione, del diritto societario e del contenzioso nei principali centri finanziari mondiali». Una lettura confermata, a suo modo, anche dai riscontri raccolti durante il lungo processo che ha preceduto il closing: «I confronti avuti negli ultimi mesi con clienti, partner, alumni, associate e team di business hanno rafforzato la nostra convinzione nella validità di questa combinazione».
Una governance transatlantica
Costruire un’integrazione credibile tra due realtà di questa dimensione non è un esercizio banale, nemmeno quando – come in questo caso – le culture di partenza risultano più vicine di quanto ci si potesse aspettare. La governance del nuovo studio è stata pensata per riflettere il modello transatlantico integrato che Hogan Lovells Cadwalader vuole incarnare: quattro partner provenienti da Cadwalader siederanno nell’International Management Committee della nuova organizzazione, mentre due entreranno nel board composto da tredici membri. La leadership di Hogan Lovells manterrà i propri ruoli. Una struttura che serve a garantire continuità e al tempo stesso a segnalare con chiarezza che il nuovo studio nasce dalla convergenza di due realtà paritarie, non dall’assorbimento dell’una nell’altra.
Il tema della cultura è quello su cui Zaldivar insiste con maggiore convinzione. «Nel corso di questo processo siamo rimasti più volte sorpresi dal forte allineamento tra le nostre organizzazioni in termini di cultura, ambizione e impegno al servizio al cliente. Stiamo unendo due realtà che condividono un orientamento all’eccellenza, alla collaborazione e alla costruzione di relazioni di lungo periodo». Un allineamento che, secondo il managing partner, non è casuale: è il frutto di storie professionali che, pur sviluppandosi su sponde diverse dell’Atlantico, hanno condiviso nel tempo gli stessi clienti, le stesse logiche di mercato, lo stesso modo di intendere il rapporto tra studio e cliente.
La mappa del nuovo studio
Dal punto di vista della presenza geografica, la fusione produce effetti rilevanti su più fronti. Il nuovo studio sarà il secondo per dimensioni a Washington D.C., si collocherà tra i primi dieci a Londra e tra i primi venticinque a New York. Proprio New York – dove Cadwalader ha storicamente il suo centro di gravità – diventerà il quinto hub della nuova organizzazione, insieme a Londra, Washington D.C., Germania e la regione FRIS, l’acronimo con cui il nuovo studio identifica il blocco composto da Francia, Italia e Spagna.
La presenza a Charlotte, dove Cadwalader opera con una sede di rilievo, porta sul tavolo l’accesso a uno dei principali centri finanziari degli Stati Uniti al di fuori di New York, con connessioni dirette con il sistema bancario americano. Come sottolinea Zaldivar, «questa integrazione approfondisce la nostra presenza a New York, aggiunge capacità nel fondamentale hub finanziario di Charlotte e ci consente di mettere insieme le competenze giuste in modo più rapido ed efficace nei principali centri finanziari e commerciali del mondo». Un elemento non trascurabile in un momento in cui la geografia del capitale si sta ridisegnando.
Il peso dell’Italia
Per l’Italia, la fusione non introduce cambiamenti strutturali immediati – Cadwalader non ha sedi nel Paese – ma produce un impatto significativo sul posizionamento internazionale dello studio e, di conseguenza, sulle opportunità che si aprono per i team locali. Patrizio Messina, che guida le sedi di Milano e Roma, è diretto nel descrivere la portata del cambiamento: «Se da un lato, a livello strutturale, la fusione non avrà alcun impatto in Italia, dall’altro consoliderà ulteriormente il posizionamento dello studio a livello internazionale come advisor legale di riferimento per le operazioni cross-border più sofisticate».
Il ragionamento di Messina si articola su due piani. Il primo riguarda l’offerta: «Le expertise di Cadwalader unite alle competenze in ambito transactional, regulatory e contenzioso di Hogan Lovells danno vita a una delle piattaforme finanziarie più solide e competitive a livello internazionale, ponendo Hogan Lovells Cadwalader in una posizione unica per assistere clienti di primissimo piano nelle loro operazioni più complesse e strategiche». Il secondo piano riguarda il flusso di mandati: «Alla nostra già consolidata presenza locale e profonda conoscenza dei contesti regolamentari, si affianca ora una piattaforma finanziaria di livello globale e con forti connessioni con Wall Street. In un contesto in cui le operazioni sono sempre più internazionali, questa integrazione permetterà ai clienti italiani di avere un accesso facilitato al mercato US e ai clienti di Cadwalader con interessi in Italia e in Europa di ricevere un’assistenza legale ancora più completa ed integrata grazie alla presenza radicata di Hogan Lovells nel Vecchio Continente».
È un’equazione che funziona nei due sensi: l’Italia come porta d’accesso verso l’Europa per i clienti americani di Cadwalader, e gli Stati Uniti come sbocco naturale per le operazioni internazionali dei clienti italiani.
Una crescita fuori dal comune
C’è un contesto locale che rende ancora più significativo il nuovo posizionamento internazionale. Negli ultimi due anni, le sedi italiane di Hogan Lovells hanno vissuto una fase di espansione che Messina definisce «senza precedenti nel panorama legale italiano»: oltre 70 professionisti entrati, di cui 14 soci, per arrivare a quota 200 tra Milano e Roma. Una crescita che non è soltanto numerica, ma che riflette la capacità dello studio di attrarre talenti di profilo elevato in un mercato in cui la concorrenza per i migliori avvocati è, se possibile, ancora più intensa di quella per i clienti.
L’ambizione per i prossimi anni si costruisce su queste fondamenta. «L’obiettivo dei prossimi anni è da un lato quello di continuare a lavorare sull’integrazione, rafforzando la coesione della squadra a livello locale e globale per massimizzare le sinergie tra team sullo sviluppo dei clienti preesistenti e l’individuazione di strategie per acquisire grandi nuovi clienti in virtù dell’offerta ancora più allargata». E poi c’è la dimensione internazionale: «Puntiamo a rafforzare il ruolo dell’Italia nei flussi transatlantici e a cogliere il crescente interesse degli investitori internazionali, consolidando il nostro posizionamento nelle operazioni cross-border più sofisticate». Messina tiene anche a sottolineare una dimensione spesso trascurata nelle narrazioni sulle fusioni tra studi legali: quella della…
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