Gatti Pavesi Bianchi Ludovici: M&A in Italia a 87 miliardi nei primi sei mesi del 2026

Il valore delle operazioni di fusione e acquisizione (M&A) che hanno interessato società italiane ha raggiunto 87 miliardi di euro nel primo semestre del 2026, con un incremento del 116% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato emerge da un report firmato dallo studio legale Gatti Pavesi Bianchi Ludovici (GPBL), realizzato in collaborazione con Mergermarket, che analizza l’andamento del mercato M&A e private equity in Italia nella prima parte dell’anno.

I numeri del semestre

Il numero delle operazioni concluse in Italia ha mostrato un andamento in controtendenza rispetto al resto del mercato europeo: nel primo semestre 2026 sono state annunciate 751 operazioni, in aumento del 6% su base annua, mentre nell’intera Unione europea e nel Regno Unito il numero delle operazioni è diminuito dell’8% (a fronte di un valore complessivo di 669 miliardi di euro, in crescita del 67%). La crescita italiana si inserisce in un contesto macroeconomico definito da incertezze geopolitiche, aumento dei costi energetici e una crescita del PIL contenuta, stimata dal Fondo Monetario Internazionale allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027.

Le operazioni principali

La maggiore operazione annunciata dall’inizio dell’anno è stata l’offerta da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo per Banca Monte dei Paschi di Siena (leggi qui), un’operazione che, se completata, darebbe vita a uno dei maggiori gruppi bancari europei accelerando il consolidamento del settore bancario italiano. Al secondo posto per valore si colloca l’offerta di Poste Italiane per la quota di controllo di TIM, pari a 21,4 miliardi di euro (leggi qui), motivata dalla volontà del governo di rafforzare il controllo su infrastrutture digitali critiche. Segue l’operazione di CVC Advisers e Groupe Bruxelles Lambert (GBL) per il delisting di Recordati, valutata 12,6 miliardi di euro (leggi qui), che rientra in un più ampio trend di take-private nel settore farmaceutico globale.

Settori: servizi finanziari, TMT e industria

Nel primo semestre 2026 il comparto dei servizi finanziari ha rappresentato il 34% del valore complessivo delle operazioni, la quota più elevata tra tutti i settori, sostenuto anche da operazioni come l’aumento della quota di MPS in Mediobanca. Il comparto TMT (Tecnologia, Media e Telecomunicazioni) ha pesato per il 16% del valore complessivo nel periodo 2025/26, grazie soprattutto all’operazione Poste Italiane-TIM. I settori industriale e chimico restano invece il motore del mercato italiano in termini di numero di operazioni, generando il 23% del volume complessivo delle transazioni. Nel settore farmaceutico, medicale e biotech il valore delle operazioni è salito a 13,4 miliardi di euro nel primo semestre 2026, contro 477 milioni nello stesso periodo del 2025, spinto in larga parte dall’operazione su Recordati; a questa si aggiungono le acquisizioni statunitensi di Angelini Pharma su Catalyst (leggi qui), per 4,1 miliardi di dollari, e di Chiesi su KalVista, per 1,9 miliardi di dollari.

Infrastrutture e private equity

Il comparto infrastrutture ha registrato 127 operazioni per un valore complessivo di circa 18 miliardi di euro, distribuito tra rinnovabili, energia, trasporti e infrastrutture digitali, dove la domanda legata a cloud e intelligenza artificiale sta generando un gap di investimento ancora da colmare. Tra le operazioni rilevanti figurano la vendita del gruppo aeroportuale SAVE, per 2,1 miliardi di euro, e l’acquisizione da parte della azera Socar di Italiana Petroli, per 3 miliardi di euro (leggi qui e anche qui).  Anche il mercato italiano del private equity ha mostrato tenuta: il valore complessivo delle operazioni ha raggiunto 20,9 miliardi di euro, in crescita del 73% rispetto al primo semestre 2025, sebbene il numero delle transazioni sia sceso del 15% a 110 operazioni. Gli investitori esteri hanno partecipato a nove delle dieci maggiori operazioni di private equity annunciate nel periodo, tra cui l’acquisizione da 3 miliardi di euro di CVC Advisers su IRCA (leggi qui) e l’investimento di Ares Management per 1,5 miliardi di euro nella quota di Eni Plenitude (leggi qui e anche qui).

Il commento di GPBL

Barbara Napolitano, Equity Partner di GPBL, ha commentato: “Gli investitori internazionali continuano a essere attratti dalla combinazione di imprese di elevata qualità, marchi riconosciuti a livello globale e prospettive di crescita di lungo periodo che caratterizza il mercato italiano. Il volume delle operazioni di private equity promosse da investitori esteri dimostra che la fiducia negli asset italiani resta solida, nonostante le persistenti incertezze dei mercati globali. Il comparto infrastrutture è oggi uno dei terreni più concreti su cui si misura questa attrattività. Le 127 operazioni di M&A registrate nel primo semestre rappresentano circa una su sei tra tutte quelle concluse in Italia nello stesso periodo, un peso non scontato per un settore che fino a pochi anni fa veniva considerato diversamente rispetto a finanza e industria. Il valore complessivo, quasi 18 miliardi di euro, si distribuisce su più fronti, rinnovabili, energia, trasporti e, in misura crescente, infrastrutture digitali, dove la domanda legata a cloud e intelligenza artificiale sta creando un gap di investimento che il mercato è ancora lontano dal colmare.” Napolitano ha aggiunto che anche il comparto energetico continua ad attrarre capitali internazionali, e che operazioni come l’acquisizione di Italiana Petroli da parte di Socar dimostrano che l’interesse internazionale si estende anche agli asset energetici tradizionali quando rappresentano infrastrutture strategiche.

Stefano Nanni Costa, Equity Partner di GPBL, ha dichiarato: “Nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico complesso, il mercato italiano continua a dimostrare capacità di tenuta. Le operazioni di maggiore dimensione sono sostenute da solide motivazioni strategiche, soprattutto nei settori in cui consolidamento, economie di scala e competitività di lungo periodo rappresentano priorità fondamentali. Le imprese italiane continuano ad attrarre investitori internazionali alla ricerca di asset di qualità e opportunità di crescita nel lungo termine. È un segnale di come l’Italia si stia affermando non solo come meta di singole operazioni straordinarie, ma come piattaforma su cui costruire investimenti di lungo periodo, in settori che rispondono a una domanda strutturale e non a logiche opportunistiche.”

In foto da sinistra: Barbara Napolitano, Stefano Nanni Costa – foto elaborata con l’IA

Axel Indigo

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