venerdì 27 mar 2020
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Bureau Plattner, in 100 tra Bolzano e Milano

Bureau Plattner, in 100 tra Bolzano e Milano

Lo studio ha appena tagliato il traguardo dei cinquanta anni di attività. Una organizzazione di matrice tax ma che ha sviluppato tanto anche il fronte legale. Il fatturato? «A 11 milioni»

 

di giuseppe salemme

 

Cinquant’anni di storia. Oltre cento professionisti impiegati. E un volume d’affari costantemente in crescita, anche grazie al boost dato dall’apertura a Milano. Bureau Plattner, realtà professionale nata a Bolzano nel 1969, si racconta a Mag: vocazione internazionale, multidisciplinarietà e caratteristiche del mercato legale, altoatesino prima e (anche) milanese poi, sono stati tra gli argomenti della chiacchierata. Le voci sono quelle di Peter Karl Plattner, commercialista, avvocato e revisore contabile, partner dello studio dal 2003 e responsabile della storica sede di Bolzano, e di Massimo Petrucci, anch’egli commercialista e revisore oltre che giurista, che dirige la sede di Milano dalla sua apertura, (nel 2013) per mezzo dell’integrazione del suo Petrucci & Partners.

«La storia dello studio comincia con mio padre, Norbert Plattner, che lo fondò da solo», racconta Peter Karl Plattner. «Lui era dottore commercialista e si occupava inizialmente solo di consulenza fiscale. La crescita è stata lenta, graduale e organica, ed è una caratteristica che abbiamo mantenuto: l’integrazione con lo studio di Massimo rimane praticamente l’unica operazione “straordinaria” finora in 50 anni di storia».

 

Quando è sorta la necessità di offrire anche servizi legali?
PKP: Fino al 2010 eravamo uno studio esclusivamente commercialista. Io ero l’unico ad essere anche avvocato e mi occupavo delle pratiche legali. Ma con l’aumento della richiesta di servizi legali abbiamo deciso di allargare le competenze, e a quel punto il dipartimento legale si è sviluppato molto velocemente grazie alla sinergia con quello fiscale: oggi gli avvocati sono circa il 15% dei nostri professionisti. E a Milano, dove siamo in 33, siamo grossomodo equamente distribuiti tra avvocati e commercialisti.

C’è una caratteristica che lo studio ha mantenuto costante nei suoi cinquant’anni di vita?
PKP: Sicuramente la vocazione internazionale. Inizialmente soprattutto verso i Paesi di lingua tedesca: la posizione peculiare in cui nasce lo studio gli ha permesso fin da subito di attrarre, oltre che una clientela locale, una clientela tedesca, austriaca e svizzera per cui rappresentavamo un ponte verso l’Italia, anche semplicemente per motivi linguistici.

MP: Poi oggi questa vocazione, che anche lo studio Petrucci condivideva, si è ulteriormente sviluppata ed è andata al di là della lingua tedesca: ci siamo specializzati in tutte le operazioni con componenti estere, nell’UE ma anche negli Stati Uniti e in Asia. Coprendo comunque tutte le aree legali classiche: corporate, m&a, lavoro, assistenza societaria.

Vi occupate anche di contenzioso?
MP: Sì, anche se cerchiamo di fare una cernita e di concentrarci su quelli di alto profilo. Vogliamo rimanere un po’ “boutique”, così da mantenere alta la qualità del lavoro.

Come è nata l’idea dell’integrazione?
MP: È stata molto naturale. Le due realtà avevano già tantissimo in comune: entrambi studi commercialisti “puri” in origine ma con un dipartimento legale in espansione, entrambi con una forte competenza in materia internazionale e quindi clientele simili.

PKP: Ci ritrovavamo poi già spesso a lavorare a Milano già dal 2007-2008. Molti dei nostri clienti sono qui o comunque fanno tappa qui più facilmente e quindi essere presenti ci torna utile. Inoltre, per quanto la richiesta di lavoro non sia mai mancata, il bacino delle competenze professionali in un ambiente “di provincia” come quello trentino è limitato, e ci servivano forze nuove.

E come ha impattato l’apertura a Milano sulla vostra realtà professionale?
MP: La crescita è accelerata molto velocemente. Il volume d’affari è passato dai 5 milioni del 2013 agli 11 milioni attuali. Prima di aprire a Milano eravamo in 45 e ora siamo in tutto 102, di cui 33 solo su Milano. I numeri sono praticamente raddoppiati, nonostante il mercato abbia vissuto una fase di stallo 2009 al 2016. E secondo noi c’è potenziale per crescere ulteriormente.

Vi aspettavate dei risultati così positivi?
PKP: Sicuramente venivamo da una realtà un po’ “viziata”: in Trentino tutto funziona abbastanza bene, eravamo abituati ad avere clienti che pagavano regolarmente e ad essere profittevoli.

MP: Non abbiamo avuto difficoltà a trovare clienti. Va detto che operiamo in una nicchia, quella della cura del cliente internazionale, che ha delle sue esigenze specifiche, sulle quali siamo specializzati. E questo è sicuramente un vantaggio competitivo.

E per quanto riguarda l’ambito marketing e comunicazione? È cambiato qualcosa con l’apertura a Milano?
MP: Sì. Prima dell’arrivo a Milano l’attività di marketing dello studio era praticamente inesistente: i clienti arrivavano in maniera…

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