sabato 24 ago 2019
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Herbert Smith Freehills accelera sull’Italia

Herbert Smith Freehills accelera sull’Italia

di rosailaria iaquinta

Lo avevano detto sin dall’inizio. La crescita di Herbert Smith Freehills, in Italia, non sarebbe stata massiva, ma avrebbe avuto come driver l’investimento su settori d’eccellenza in cui lo studio avrebbe potuto attivare tutte le proprie sinergie.

L’obiettivo non è mai stato quello di diventare un full service. «Non è il nostro modello. Vogliamo piuttosto essere dei super-specialisti, dei “chirurghi” che conoscono a fondo non solo le leggi in materia, ma anche le dinamiche, le persone, il mercato. In una battuta, una figura prossima agli in house counsel», premette Laura Orlando, managing partner della sede italiana dello studio prima di rilasciare, in esclusiva a MAG, una lunga intervista.

È per questo che, appena chiuso il presidio del life sciences e Ip, lo studio anglo-australiano ha puntato all’energy, l’altro gioiello della corona internazionale della law firm. E lo ha fatto mirando alla fascia alta del mercato, in particolare, a uno dei fuoriclasse del comparto, Lorenzo Parola. Entrato in Paul Hastings nel 2012 (dopo quasi 15 anni di esperienza maturata in Allen & Overy prima e Dewey & LeBoeuf poi) per costruire la practice Energy e Infrastrutture dello studio, Parola è uno degli avvocati italiani che meglio conosce le dinamiche del mercato energetico e che ha seguito alcune delle operazioni più complesse del settore.

Come anticipato da legalcommunity.it (qui la news) e poi confermato ufficialmente dall’insegna lo scorso 15 luglio, il professionista è entrato come partner nella sede milanese dello studio insieme al suo team storico, composto da quattro associati e una socia, Francesca Morra, specializzata nella regolamentazione energetica e nel diritto commerciale, con particolare riguardo alla contrattualistica e alla concorrenza.

MAG ha incontrato Orlando e Parola per farsi raccontare i retroscena di questa mossa e per rivelare in anteprima quali saranno i prossimi passi della law firm in Italia.

Ci raccontate com’è andata? Com’è avvenuto questo passaggio?
Parola: Ho preso io l’iniziativa. Per quattro ragioni. La prima è il modello del play by strengths che gioca sull’unione di una forza locale con la capacità di fuoco internazionale dello studio. La seconda è il forte focus e il modello di eccellenza nei settori industriali (nel mio caso l’energia e le infrastrutture) che è fondamentale visto che nella nostra professione è sempre più importante essere il più vicini possibile all’origination. La terza è che credo fermamente che gli avvocati debbano fare gioco di squadra secondo un modello geografico reticolare, specialmente nel mio settore: studi che investono solo nei major financial centers come Londra e New York, a mio avviso, rischiano molto sulla sostenibilità nel lungo periodo. E poi, last but not least, per l’ambiente di lavoro: cercavo per me e il mio team un contesto sereno, cordiale e collaborativo.

Orlando: Lato nostro, posto che il driver era il sector focus e che con questo team acquisiamo una practice che non avevamo, adesso siamo obiettivamente in grado di fare quasi tutto. Abbiamo competenze ip, contenzioso, corporate, amministrativo, antitrust e regulatory. Con questa mossa, in un solo colpo, arriviamo a presidiare quasi tutti gli ambiti di attività legale.

Quali sono le sinergie tra il nuovo e il vecchio team?
O: La diversificazione ci consente di prendere mandati dai clienti per operazioni di più ampio respiro che diversamente avremmo seguito solo per la parte di consulenza sugli asset immateriali e che avremmo poi dovuto lasciare ad altri studi. È una trasformazione per noi. Adesso abbiamo la possibilità di lavorare o fare pitch per mandati in cui Lorenzo con il suo team può seguire la parte coporate m&a e laddove c’è un forte contenuto immateriale o regolatorio può intervenire il mio team.

P: È una two way street, noi portiamo competenze corporate/m&a, antitrust e amministrative ai clienti del pharma e dello studio, ma allo stesso tempo potremo allargare da subito l’offerta dei nostri servizi nelle due diligence sull’ip, i contenziosi, la privacy.

Ci sono delle sinergie tra l’ip e l’energy?
P: Gli energy lawyers non sono destinati a sopravvivere a lungo se non diventeranno sempre più energy transition lawyers e energy technology lawyers.

Ovvero?
P: In questo momento il mondo dell’energia sta attraversando una transizione: si sta decarbonizzando, decentralizzando e digitalizzando. A oggi, per esempio, ci occupiamo sempre più di blockchain e smart contracts. Se in passato gli asset energetici erano materiali – grandi centrali per la produzione di energia elettrica da fonte fossile – nella prospettiva della energy trasition, gli asset più importanti saranno sempre di più quelli immateriali. Quindi le sinergie con un team di IP forte sono essenziali per assistere i clienti in un’importante fetta di attività.

O: E qui siamo riusciti a creare sinergie a due livelli. Di settori e di team.

E a livello internazionale invece?
O: Lo studio è al top del mercato nell’energy in tutti i Paesi quindi nella scacchiera internazionale mancava solo l’Italia…

P: Lo studio assiste i maggiori player industriali e fondi infrastrutturali globali nelle operazioni più strategiche. A livello geografico siamo leader in quelle aree del mondo dove ci sono i player più acquisitivi e interessati al mercato italiano.

Per esempio?
P: Lo studio è dominante ad esempio nell’area Asia Pacifico, dove ci sono clienti che guardano con interesse alle operazioni in Italia nel settore energy e infrastrutture. Fin dai primissimi giorni mi sono state presentate molte operazioni dal network e viceversa. Ho beneficiato fin da subito di opportunità di cross selling con altri studi europei e in particolare con la sede di Parigi.

Gli studi che investono nell’energy di solito puntano anche sulle infrastrutture e l’amministrativo. Sono due filoni verso i quali si indirizzeranno i prossimi investimenti?
O: Sì, quella delle infrastrutture è un’area sulla quale vogliamo crescere e stiamo già cercando dei professionisti. Per quanto riguarda l’amministrativo, lo presidiamo già ma lo rafforzeremo ulteriormente.

P: Il nostro team si occupa di infrastrutture da sempre anche se non con la stessa magnitudo dell’energia, per un motivo molto semplice: il mercato delle energie è stato all’interno del macro insieme delle infrastrutture la parte più feconda. Abbiamo un team forte a livello internazionale e in Italia abbiamo già le capacità di diritto amministrativo per poter assistere anche i clienti delle infrastrutture, sarebbe un peccato non cogliere quest’opportunità.

Quante persone cercate e di che seniority?

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