Brava, però è un’attivista
*Diverso sarà lei
«Sì, ma lei è un’attivista!» La frase arriva dopo un riconoscimento e sembra servire a ridimensionarlo. Preparata, certamente. Però troppo coinvolta, troppo esposta, troppo schierata per essere considerata fino in fondo una professionista. Come se occuparsi di diritti con convinzione introducesse un difetto nella competenza.
Nella nuova puntata di “Diverso sarà lei”, l’avvocata Cathy La Torre racconta che alcuni colleghi, conoscendola soprattutto per la sua presenza pubblica, dubitano che eserciti davvero l’avvocatura.
Sarà certamente una battuta, che tuttavia rivela qualcosa del modo in cui giudichiamo gli altri e mette sul piatto una questione tutt’altro che secondaria: quali caratteristiche ci fanno riconoscere qualcuno come autorevole, prima ancora di averne valutato il lavoro?
Abbiamo un’immagine precisa della serietà professionale: un certo linguaggio, una certa compostezza, una certa distanza, un certo tempo dedicato. Chi esce da quel perimetro deve spiegarsi. Se parla sui social, dovrà dimostrare di lavorare anche altrove. Se difende una causa pubblicamente, dovrà mettere in chiaro di saperla affrontare anche tecnicamente. E se quella causa riguarda le discriminazioni, allora il suo lavoro rischia di essere archiviato sotto la voce “sensibilità”, anziché “specializzazione”.
Naturalmente l’impegno non certifica la bravura. Una posizione condivisibile può essere sostenuta con argomenti deboli; una grande visibilità può accompagnarsi a un lavoro mediocre. Chiedere rigore è quindi legittimo. Ma perché di alcuni ci fidiamo subito, mentre ad altri chiediamo continue prove? Forse perché scambiamo un’immagine professionale che conosciamo bene per una garanzia sulla qualità del lavoro.
Qui l’inclusione riguarda anche i criteri con cui distribuiamo credibilità. Quando una donna parla di discriminazioni di genere, le riconosciamo una competenza o pensiamo che parli soltanto perché la questione la riguarda? È un’esperta o parte in causa? E perché il coinvolgimento personale dovrebbe rendere meno attendibile il suo ragionamento senza nemmeno esaminarlo?
Di questi e altri temi parlo nella nuova puntata di “Diverso sarà lei” con Cathy La Torre e Silvia Gorini, che vent’anni fa hanno fondato insieme lo studio Wild Side Legal. Buon ascolto!
*Rubrica e podcast di MAG a cura di Michela Cannovale