Avvocati ed emergenza coronavirus: nessun taglio… per ora

di nicola di molfetta

Una reazione immediata. E organizzata su due fronti: la tutela delle persone e il supporto dei clienti. Essere avvocati d’affari al tempo del coronavirus. MAG è andato sul campo. Ha cercato di raccogliere quante più testimonianze possibile per avere una fotografia netta di quello che gli studi legali associati a Milano stanno facendo per affrontare l’emergenza Covid-19.

Prima di entrare nel dettaglio delle iniziative, un dato generale. Nessuno ha accettato di farsi travolgere dagli eventi. Nessuno (neanche chi, per ragioni meramente di spazio, non compare in questo pezzo) è rimasto a guardare. Ma tutti, in modo più o meno immediato, hanno deciso di fare quello che sanno: trovare una soluzione per non fermare il proprio lavoro e per consentire ai propri assistiti e più in generale al sistema economico e produttivo del Paese, di poter continuare a svolgere il proprio. 

Un approccio interessato? Certamente. Se non si lavora non si guadagna. Vale per chiunque. Ma anche un’attitudine vocazionale che riflette la natura stessa di una professione che, in occasioni come questa, si riscopre professione di servizio e si esprime come tale in decine di iniziative che puntano a fornire alle imprese travolte dall’emergenza e dai decreti una bussola per orientare scelte e azioni.

Ci rivolgiamo agli avvocati, ai loro studi, alle associazioni, alle aziende e al mondo della finanza. Sappiamo quanto state lavorando in questo periodo e vogliamo esservi accanto per raccontare in maniera accurata quello che state facendo. Segnalateci iniziative e progetti che state mettendo in atto per fronteggiare questa crisi. La condivisione delle best practice sarà fondamentale per tutti

L’11 marzo, Asla (l’associazione degli studi legali associati) ha riunito in via telematica una cinquantina di rappresentanti degli studi iscritti per fare un punto della situazione e capire in che modo le law firm stanno affrontando il momento. 

L’imperativo emerso da questo confronto, come ha raccontato a MAG il presidente dell’associazione, Giovanni Lega, è «resistere!». L’interrogativo, invece, è: fino a quando? 

Il 2019 è stato un anno molto buono per il comparto dell’avvocatura d’affari italiana. Il lavoro è stato tantissimo e una coda dei mandati ottenuti nella parte finale dell’esercizio ha consentito di alimentare l’attività di queste organizzazioni nel corso dei primi mesi del 2020.

Questo, per ora ha contribuito a far sì che non venissero prese misure emergenziali di alcun tipo. Nessun taglio dei collaboratori o riduzione dei compensi. Tranne in poche eccezioni, non c’è stata alcuna sospensione della distribuzione degli anticipi degli utili per il mese di marzo. 

E per fortuna, non c’è stata praticamente nessuna richiesta di riduzione o dilazione dei pagamenti da parte dei clienti. 

Almeno per il momento.

Quest’ultima è la frase più ricorrente. Con chiunque si parli. Il fatto è che si naviga a vista. Nessuno è davvero in grado di dire quanto durerà questa situazione (si veda in proposito anche l’articolo con le posizioni degli analisti finanziari in questo numero di MAG) e quanto ci vorrà per uscire dall’emergenza. Il carattere pandemico di questa crisi sanitaria e la mancanza di un’azione comune e globale per la gestione dell’allarme, rendono ogni previsione a dir poco azzardata. 

Mediamente, gli avvocati parlano di minimo un paio di mesi e massimo quattro. Oltre, la capacità di resistenza di queste strutture potrebbe cominciare a dare segni di cedimento.

«Il problema non è tanto di tenuta finanziaria – dice Lega – anche perché buona parte degli studi associati ha linee di credito molto importanti (e finora, in moltissimi casi, inutilizzate, ndr) che le banche non andranno a ridurre. L’impatto importante, secondo me, si potrebbe avere tra la fine del secondo trimestre e l’inizio del terzo. Tutti noi, finora, siamo andati avanti bene sulla scia di un 2019 che è stato un anno positivo. Per il momento, teniamo botta».

Asla ha creato due team. Uno che…

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