Trattoria della Gloria, il segreto di piacere senza compromessi
Come si fa a essere di tendenza senza inseguire le mode? A proporre una cucina senza compromessi, restando fedeli alla propria identità, e a costruire una clientela affezionata, che torna volentieri? La formula segreta la conoscono quelli della Trattoria della Gloria. Noi, dopo esserci tornati pochi giorni fa, pensiamo di averne individuato almeno tre ingredienti.
Il primo è una carta essenziale, con pochi piatti signature e una proposta che cambia continuamente, seguendo stagioni e mercato. Il secondo è una cantina dedicata ai vini naturali, ricca di etichette e sempre in movimento. Il terzo è un servizio capace di mettere a proprio agio gli ospiti senza diventare invadente. Una forma di accoglienza spontanea, sempre più rara.

Siamo tornati alla Gloria per concederci qualche nuovo assaggio e ritrovare una certezza: il minestrone di Tommaso Melilli. Una ricetta speciale, diventata uno dei simboli della cucina dello chef. Un piatto apparentemente semplice, che racconta meglio di tanti altri la sua idea di trattoria.
Poi ci siamo lasciati tentare da un fuori carta suggerito dal mercato: polenta, porcini e Strachitunt. Un incontro di sapori autunnali, intenso e confortante. A seguire, l’anatra con sedano rapa e melograno, piatto che gioca sul contrasto tra la ricchezza della carne, la componente vegetale e la freschezza del frutto.
Alla Gloria, infine, il dolce non è un passaggio obbligato. Si può scegliere di chiudere con i formaggi. Oltre al Comté previsto in carta, abbiamo trovato anche dello Stilton che, a sorpresa, ci è stato presentato assieme a una fetta di torta di mele. Il suggerimento: mangiarli insieme, alla scozzese. Abbinamento sorprendente, tra dolcezza e sapidità, perfetto per finire in bellezza, assieme all’ultimo bicchiere di Grenache Noir Divay di Léah Anglès.
La Gloria continua a funzionare perché non cerca di piacere a tutti. Ha una sua idea di cucina e la porta avanti con coerenza e poesia.
