martedì 26 gen 2021
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Più tecnologia nel futuro dell’arbitrato

Più tecnologia nel futuro dell’arbitrato

di giuseppe salemme

È l’arbitrato il futuro della dispute resolution commerciale? Questa e altre sono state le domande a cui Legalcommunity e la Camera arbitrale di Milano (Cam) hanno provato a dare risposta tramite l’indagine dal titolo “Lo stato dell’arte e l’evoluzione dell’arbitrato commerciale. Il punto di vista dei legali di impresa”.
Proprio i legali in house (provenienti nel caso specifico in maggioranza da grandi società con sede in Italia) hanno costituito i destinatari della survey, che offre una panoramica completa non solo sul rapporto tra aziende e arbitrato, ma anche, più in generale, sulle policy di queste ultime in materia di risoluzione di dispute, sull’incidenza della diversity sulla qualità delle decisioni e sulle prospettive future in termini di arbitrato telematico.

Il dato principale emerso dall’indagine denota una decisa apertura al ricorso all’arbitrato da parte delle aziende: l’82,6% dei legali interpellati prevede che nei prossimi tre anni la sua azienda inserirà la clausola compromissoria nei suoi contratti commerciali. «Un dato che ha sorpreso in qualche modo anche me – commenta Stefano Azzali, direttore della Cam, intervistato da MAG a margine dell’evento del 6 ottobre -. Pur registrando quotidianamente un atteggiamento favorevole dei dipartimenti legali in house nei confronti dell’arbitrato, non mi aspettavo numeri così netti e incoraggianti».

Scorrendo il report, sono molti i dati che saltano all’occhio. Per cominciare, praticamente un’azienda su due ha dichiarato di essere stata coinvolta in almeno un arbitrato negli ultimi 5 anni, con un riscontro leggermente maggiore per le dispute di carattere internazionale (per cui il ricorso all’arbitrato è avvenuto nel 52,9% dei casi) rispetto a quelle domestiche (per cui il dato si ferma al 50%). Dato che prima facie potrebbe sembrare in contraddizione con quello precedente, ma il divario tra la propensione all’arbitrato e l’effettivo insorgere di una procedura, come spiega Azzali, «ci sta. L’arbitrato rappresenta comunque un’extrema ratio per la risoluzione della controversia, esattamente come le corti ordinarie: bisogna quindi comunque tener conto del fatto che ci sono molte grandi aziende che hanno pochi contenziosi, o con policy aziendali che favoriscono sempre la conclusione di accordi o transazioni in caso di dispute».

Quello sulle policy aziendali in materia di dispute resolution è in effetti un altro capitolo interessante del report. Quasi due imprese su tre (62,1%) dichiarano infatti di…

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