Parità di genere e ricerca dei talenti. Accelerazione dopo la pandemia: parla Claudia Parzani

di francesco bonaduce

«I premi scaldano il cuore ma non fanno la differenza. La differenza la fa il tempo che si dedica alle cose che davvero contano per noi», Claudia Parzani, partner e global business development and marketing partner di Linklaters, commenta così il suo inserimento nella classifica Women Role Model 2021. L’elenco celebra le cento donne che si sono distinte a livello globale per migliorare la posizione femminile nel mondo del lavoro. L’avvocata, che ricopre anche gli incarichi di presidente di Allianz Italia e vicepresidente di Borsa Italiana, non è nuova al riconoscimento: è infatti il quinto anno consecutivo che il suo nome figura nella lista stilata, anche in questa edizione, da HERoes e Yahoo Finance.

In questi cinque anni, cosa è cambiato in tema di conquiste per la parità di genere?

«Purtroppo, non credo che si siano fatti grandi progressi, complice anche la pandemia. Il tema del genere non era stato risolto in precedenza, così resta sul tavolo ed entra in una lunga lista di agende. Mi piace pensare che visto che la pandemia ha portato tante accelerazioni, ci sarà un’accelerazione anche sul tema dei talenti e del genere».

Cosa risponde a chi riduce la questione di genere a una mera lotta di potere?

«Mi piace pensare che le persone che hanno il potere abbiano anche visione. E le persone che hanno visione sanno che non è solo un tema etico, ma un tema fondamentale di business. Abbiamo bisogno di tutti i talenti, per essere capaci di rispecchiare la società: le donne sono metà del mondo…».

A questo proposito, a livello apicale, sono oramai numerosi gli studi legali e le aziende che vedono delle donne in posizioni di partnership e in ruoli manageriali. C’è il rischio che questo si riduca a un “pinkwashing” o il cambiamento è in atto a tutti i livelli?

«Non posso pensare che fino a poco tempo fa non ci siamo state per niente, adesso siamo ancora pochissime…e ci troviamo già nella fase del “pinkwashing”? Penso che sia una questione di tempo. La pandemia ha temporaneamente cambiato le priorità, perché si è dovuto rispondere a una serie di emergenze. Ma voglio credere che le agende di amministratori delegati e presidenti delle società più illuminate abbiano come priorità quella di assicurare una presenza femminile nei diversi livelli dell’azienda. Perché questo è ovviamente il modo migliore di lavorare sui clienti, di valorizzare i talenti interni e di ottenere risultati».

Il suo sembra un approccio “positivo” ai problemi. Lo abbiamo colto anche nel suo post su Linkedin in cui affronta a testa alta il risultato della corsa al posto da senior partner in Linklaters a livello globale: “Agli occhi di tutti ho perso…nel mio piccolo ho vinto”, ha scritto lei…

«Abbiamo una grande responsabilità che è quella di “guardare in faccia a chi ci guarda”, ai giovani… Siamo chiamati a trovare un modo diverso di vedere le cose. Sì, ho perso, ho subito una sconfitta. Ma ho fatto dieci passi avanti per la prossima persona europea che vorrà correre per una posizione mondiale. Credo che in questo atteggiamento stia la grande differenza: fare le cose con senso di responsabilità e generosità. Forse non saremo noi a cogliere i frutti, ma magari sarà qualcuno che amiamo e che è un pochino più piccino di noi».

Un suo recente libro, scritto a quattro mani con l’autrice teatrale e attrice Francesca Isola, si intitola “Meravigliose, tour guidato all’interno di noi stesse”. Come può una donna valorizzare ciò che di meraviglioso c’è dentro di sé, anche e soprattutto in un ambiente di lavoro?

«Le complessità dell’animo femminile sono sfaccettature, sono modi e opportunità di vedere le cose in maniera diversa. Il mondo del lavoro non dovrebbe privarsi di questa possibilità e dovrebbe anche voler comprendere come meglio ascoltare le donne. Perché credo che l’ultima cosa che ci serve sia incorporare nel mondo del lavoro donne a cui si chiede di essere uomini».

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