Meacci (Ashurst): «Investiremo nel private equity»

Prima i fatti e poi le parole. A maggio 2018, Carloandrea Meacci è diventato managing partner di Ashurst in Italia. Ma fino a questo momento, l’avvocato ha preferito non rilasciare alcuna intervista.
Dopo avere ricevuto il testimone da Stephan Edlmann, il socio che ha guidato la sede italiana della law firm anglo-australiana per due anni a partire dalla primavera del 2016 (ovvero dopo le uscite di alcuni soci e la decisione dello studio di lasciare Roma, si veda il numero 55 di MAG) Meacci, da buon veneto, ha preferito mettersi subito al lavoro e produrre risultati che rendessero la sua prima “uscita pubblica” qualcosa di più di una semplice presentazione ufficiale.
«Abbiamo chiuso un anno record – dice a MAG, l’avvocato –. Il valore complessivo dei deal seguiti da Milano si è attestato a quota 8 miliardi di euro. Lo studio in Italia è riuscito a essere presente nelle principali operazioni nei settori in cui vuole essere attivo».

Nel track record, dossier come il mega finanziamento di Open Fiber, l’assistenza a Värde Partners nell’ambito del rifinanziamento del gruppo alberghiero Dedica Anthology e il passaggio di Rtr a F2i, in cui lo studio ha seguito le banche.
La sensazione che si ha incontrando i soci di Ashurst, oggi, è quella di avere di fronte un team che ha trovato il suo “centro”. Sia sul piano degli equilibri interni, sia su quello della strategia di mercato.
«Lo studio negli anni ha costruito un’identità forte. È molto coeso, allineato e funziona molto meglio che in passato. Sono davvero fiero di essere il managing partner dello studio di oggi».

Meacci ha accettato di guidare il team italiano di Ashurst, ma non ha smesso di lavorare. «È stata una delle condizioni che ho posto per accettare questo incarico. Ho un ruolo di guida. Ma sono aiutato da alcuni soci e dall’office manager in questo compito». Anche perché si tratta di un’attività impegnativa. Lo studio è ancora in una fase di espansione. Dopo gli investimenti fatti nel banking, dove nel 2017 è arrivato Mario Lisanti, nel restructuring, che nello stesso anno ha visto l’ingresso di Paolo Manganelli, le promozioni interne del 2018, che hanno aperto le porte della partnership a Umberto Antonelli ed Elena Giuffrè entrambi del team di energy & infrastructures, quest’anno lo studio ha messo a segno un nuovo lateral hire prendendo Andrea Caputo da Freshfields e nominandolo socio responsabile del dipartimento di real estate.

La prossima mossa? «Nel private equity», dice a MAG l’avvocato, nel corso di questa intervista, in cui annuncia anche l’avvio del progetto Ashurst digital ventures in Italia.

Siete ancora sul mercato. Dove volete investire?
In un settore che ancora ci manca: il private equity.

Cercate un socio?
Per noi è importante riuscire a trovare una persona che abbia ovviamente requisiti professionali di alto livello, ma che in aggiunta abbia una personalità che si sposi anche alle caratteristiche che contraddistinguono lo studio oggi: disponibilità a lavorare in team e grande apertura alla collaborazione. 

Non sembra una cosa facile…
Non lo è. Ma ciò che dobbiamo preservare è importantissimo.

A cosa si riferisce?
Al nuovo…

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