McDermott vince per Tecnimont: l’Alta Corte di Bombay respinge la richiesta di EuroChem di congelare beni per 2 mld

L’Alta Corte di Bombay ha respinto la richiesta di LLC EuroChem North-West-2 di un’ingiunzione provvisoria volta a congelare i beni indiani di Tecnimont fino a un valore di 2,06 miliardi di euro. McDermott Will & Schulte, insieme al consulente locale Quillon Partners, ha assistito Tecnimont, controllata di Maire, nell’opporsi con successo alla misura cautelare.

I team legali

Gli appaltatori nel procedimento arbitrale e nel contenzioso dinanzi ai tribunali inglesi sono stati assistiti dal team di McDermott Will & Schulte, guidato dai soci Milo Molfa (in foto, a sinistra), Alfonso Annibale De Marco (in foto, a destra), Jack Thorne e David Kiefer, con il supporto degli associate James McGlaughlin, Jonathan Robb, Alison Morris, William Merry e William Evans a Londra, Mariafiore Miniussi a Milano, Maxime Delabarre a Parigi, e Maria Cristina Rosales del Prado e Ignacio Zabala Alonso a Washington DC. Per il procedimento indiano, le società del gruppo Maire sono state rappresentate da Vikram Nankani e Quillon Partners, guidati dal socio Alok Jain, con gli associate Samarth Saxena, Ria Garg e Mihir Beradia, in coordinamento con McDermott Will & Schulte.

Origini della controversia

La disputa (di cui avevamo già parlato qui) trae origine dalla costruzione di un impianto di fertilizzanti a base di ammoniaca e urea nei pressi di Kingisepp, in Russia (il cosiddetto Progetto K2), per il quale EuroChem aveva incaricato Tecnimont e la sua controllata russa LLC MT Russia in qualità di appaltatori EPCC. A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e dell’imposizione di misure sanzionatorie più severe, gli appaltatori hanno sospeso l’esecuzione dei contratti. EuroChem ha contestato la legittimità della sospensione e ha risolto i contratti, dando avvio a un arbitrato con sede a Londra ai sensi del Regolamento ICC.

Il contenzioso si è poi esteso su più fronti: nel luglio 2025, l’Alta Corte inglese (giudice Bright) ha respinto la richiesta di EuroChem di ottenere il pagamento di sei obbligazioni a vista emesse da ING e Société Générale a garanzia degli obblighi degli appaltatori.

Dopo la sentenza inglese, EuroChem ha avviato un’azione parallela presso il Tribunale Arbitrazh di Mosca, replicando le domande riconvenzionali già pendenti nell’arbitrato, e ha successivamente presentato istanze anti-arbitrato presso il Tribunale di San Pietroburgo, avvalendosi della cosiddetta legge Lugovoy sulle controsanzioni russe, che consente ai tribunali russi di rivendicare unilateralmente la giurisdizione esclusiva su procedimenti che coinvolgono parti russe soggette a sanzioni. Il Tribunale Arbitrale di Mosca ha emesso una sentenza contro gli appaltatori per circa 2 miliardi di euro e ha concesso ingiunzioni anti-arbitrato con sanzioni fino a 900 milioni di euro in caso di inadempienza.

In risposta, gli appaltatori hanno ottenuto dal tribunale arbitrale e dai tribunali inglesi una serie di ordinanze anti-esecuzione, confermate anche dalla Corte d’Appello inglese. EuroChem ha tuttavia ignorato tali provvedimenti, avviando procedimenti esecutivi sia in India che in Malesia.

La sentenza di Bombay e il suo significato

Il giudice Gauri Godse dell’Alta Corte di Bombay ha rilevato l’esistenza degli accordi arbitrali tra le parti, le ordinanze del tribunale arbitrale e del tribunale inglese e la partecipazione attiva di EuroChem all’arbitrato internazionale, nel quale aveva anche presentato domande riconvenzionali. Il giudice ha ritenuto dubbia la competenza del Tribunale Arbitrale di Mosca a trattare la domanda alla base della sentenza russa, rilevando l’assenza di un caso prima facie a favore di EuroChem.

La pronuncia segnala che la legge Lugovoy non sarà necessariamente riconosciuta come fonte di protezione immutabile per le parti russe colpite dalle sanzioni al di fuori della Russia: le sentenze ottenute in violazione di accordi arbitrali vincolanti e di ordinanze del tribunale arbitrale e del tribunale di controllo non potranno beneficiare di esecuzione automatica nelle giurisdizioni terze, dove dovrebbero invece prevalere i principi fondamentali del giusto processo e il primato dell’accordo arbitrale.

Axel Indigo

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