LMS e l’arte di restare sé stessi
Lo studio fondato da Fabio Labruna compie due decenni. Il managing partner racconta una storia costruita sulla selezione, non sulla crescita, sulla trasparenza interna, non sulla dimensione. E guarda al futuro dell’intelligenza artificiale con la stessa calma con cui ha sempre guardato alle mode del mercato.
Vent’anni sono un traguardo che nel diritto si misura in relazioni, non in fatturati. È con questa lente che vale la pena avvicinarsi alla storia di LMS Legal, lo studio fondato nel 2006 da Fabio Labruna in un momento in cui lasciare una delle grandi insegne della professione (l’allora Gianni Origoni Grippo & Partners) per costruire qualcosa di proprio era ancora, come lui stesso ricorda, “quasi un tabù”. Uno spin-off pionieristico, seguito nel tempo da molti altri, che ha saputo trasformare un atto di coraggio in un progetto duraturo.
Due decenni dopo, LMS è uno studio costruito attorno a un’idea precisa: eccellenza nei servizi legali, focus sul private equity e sugli investimenti, dimensione volutamente in linea con la domanda di qualità. Niente crescita fine a sé stessa, nessuna corsa all’aggregazione. Una scelta controcorrente in un mercato che spinge sempre di più verso la concentrazione, e che Labruna rivendica con la sicurezza di chi ha avuto il tempo di vederla funzionare.
In questa conversazione, il managing partner racconta vent’anni di storia senza nostalgia e senza retorica, con la lucidità di chi conosce i propri numeri e le proprie scelte. Si parla di governance trasparente e colazione condivisa tra soci, di private debt e crisi d’impresa come verticali in crescita, di intelligenza artificiale come variabile già presente nel presente — e non solo nel futuro — della professione legale. E di una domanda che, tra altri vent’anni, qualcuno potrebbe davvero porre
Che bilancio fa di questi primi 20 anni di LMS?
È stato un percorso a volte entusiasmante e a volte impegnativo, in cui abbiamo sempre lavorato in partnership con i clienti, molti dei quali hanno condiviso l’inizio del nostro progetto, la nostra crescita e con i quali continuiamo tutt’ora a collaborare dopo 20 anni di attività. Siamo stati sempre più uno studio di relazioni selezionate e stabili che di quantità di rapporti.
Considera che nel 2006 siamo stati il primo spin-off importante da uno dei principali studi legali del paese. Abbiamo avuto il coraggio di farlo in un momento in cui era ancora quasi considerato un tabù. Dopo di noi molti hanno seguito.
Qual è la principale caratteristica di questi due decenni?
In questi 20 anni siamo stati sempre fedeli al nostro progetto che è stato quello di uno studio di servizi legali di eccellenza, con un grande focus sul private equity e sugli investimenti in generale, mantenendo al contempo una dimensione in linea con la domanda di servizi legali di qualità e che prediligesse la concorrenza verso l’esterno piuttosto che all’interno dell’organizzazione. Non è un modello migliore o peggiore di tanti altri ma è sempre stato il nostro modello a cui siamo rimasti fedeli in tutti questi anni.
Le tre lettere del brand riportano al tuo nome e a quelli dei colleghi che con te furono i soci fondatori all’inizio: Andrea Mazziotti e Antonio Segni. Cos’è cambiato nel progetto rispetto ad allora?
In realtà non direi che il progetto sia cambiato molto. Un po’ perché è stata una separazione geografica (milano / roma), un po’ perché comunque l’impostazione dello studio è rimasta la stessa negli anni ed un po’ anche perché abbiamo sempre cercato di preservare il contributo dato da tutti i soci che si sono susseguiti negli anni all’interno dello Studio. Un pezzo importante di questi 20 anni è anche di Andrea Mazziotti e Antonio Segni (oggi di nuovo in Gop, ndr) così come di Renato Nazzini, Fabio Coppola e Tommaso Amirante, solo per citarne alcuni, come anche di tutti gli altri soci che si sono succeduti nel tempo. Mi fa piacere anche ricordare Roberto Tallarita, Giovanni Lombardi e Niccolò Bellazzini che hanno dato un gran contributo allo studio e che sono oggi rispettivamente Assistant Professor of Law nella Harvard Law School, deputy Ceo e general counsel di un importante gruppo bancario e amministratore delegato e brand manager di un grande gruppo italiano.
Questa è una stagione in cui l’indipendenza è una scelta che viene messa costantemente alla prova dal mercato. Il trend prevalente è quello alla concentrazione. LMS in quale modo si pone come alternativa?
Il bisogno continuo di crescere che caratterizza il modello di tanti studi legali porta necessariamente a fenomeni di aggregazione. È poi indiscutibile che il mercato dei servizi legali è un mercato in grande trasformazione ma anche di evidente contrazione. Quindi sicuramente assisteremo ad ulteriori fenomeni di concentrazione. Noi sul tema siamo “agnostici”. Il mercato dei servizi legali lo conosciamo bene e in tanti anni non abbiamo mai veramente visto progetti di aggregazione che ci convincessero fino in fondo. Sarà interessante vedere cosa succede nel mondo dei commercialisti dove il private equity si sta affacciando in modo prepotente. Vedremo se lo stesso tentativo verrà fatto poi anche nel mondo dei servizi legali. Noi in tal caso osserveremo da vicino.
Quali sono le aree di attività che vi caratterizzano maggiormente oggi? Puoi raccontarle citando qualche deal recente?
Lo studio è costruito intorno alla practice di M&A e Private Equity che seguo insieme ai miei soci Annalisa Esposito, Giulio Gambini e Fabio Niccoli con forte verticali di servizi specializzati in tutte le principali aree (contenzioso, fiscale, banking, ristrutturazione e crisi d’impresa, IP e penale). Di deal recenti preferiamo non parlare. Siamo anacronisticamente riservati sul tema. Di recente abbiamo aggiunto una verticale incentrata sul private debt con Mario Lisanti ed il suo team che ci permette di coprire un’area di crescita strategica e di cui siamo molto contenti. Anche il settore delle ristrutturazioni del debito e della crisi di impresa è una verticale importante dello studio presidiata da Matteo Bascelli e Elena Grigò dove registriamo oramai da anni una continua crescita.
Quali quelle su cui pensate di investire nel prossimo futuro?
Coltiviamo interesse per tutte quelle aeree che ancora oggi richiedono un intervento profondo del professionista e che sono meno soggette a standardizzazione dei servizi legali. La professione legale svolta da noi persone fisiche sarà sempre più confinata in quelle aree. Ci sono tante aree, anche a volte poco conosciute, dove l’avvocato può dare un contributo importante di creatività, relazioni, esperienze e ancora oggi di sapere. Mi piace citare ad esempio il diritto d’autore ed il web e ora sempre di più l’intelligenza artificiale dove con il nostro socio Ludovico Anselmi abbiamo investito molto nel corso degli anni ed è un’area che ci sta dando grandi soddisfazioni.

Com’è strutturata la vostra governance oggi. Chi ne fa parte?
Lo studio è gestito da un comitato esecutivo di cui facciamo parte Felice d’Acquisto ed io. Felice è una colonna portante dello studio e ha contribuito la sua esperienza decennale da general counsel di un grande gruppo internazionale all’interno dello studio. Abbiamo entrambi studiato, insieme anche a Francesco Paolo Ruggeri Laderchi, a Bruges e poi lui si è anche concesso un LLM ad Harvard. Ci farebbe piacere avere una quota rosa in comitato esecutivo. Ci stiamo lavorando e ci arriveremo. Ci piace integrare esperienze diverse all’interno dello studio. Francesco Paolo, ad esempio, è stato per tanti anni al servizio giuridico delle istituzioni europee e poi ci ha raggiunto dando un contributo fondamentale allo sviluppo del nostro dipartimento di contenzioso che è la spina dorsale dello studio e che gestisce insieme ad altri 4 soci: Claudio Labruna, Giuseppe Cardona, Giovanni Gomez e Stefano Caserta. Fabio Niccoli, dopo aver contribuito a fondare lo studio, è stato general counsel del Fondo Strategico Italiano (oggi Cdp Equity) dove ha rivestito importanti ruoli e ha ri-portato in studio un patrimonio importante di relazioni istituzionali.
Come siete organizzati?
I soci si incontrano regolarmente a pranzo quasi tutti i giorni in quanto ci siamo concessi il lusso di una buvette aperta non solo a noi soci ma anche ai dipendenti e ai collaboratori. Abbiamo poi delle riunioni periodiche calendarizzate (almeno una volta al mese) in cui discutiamo da tematiche interne, a strategie di crescita a valutazione delle risorse interne. Abbiamo recentemente fatto un significativo investimento nel software che gestisce la contabilità dello studio contribuendo a sviluppare, in partnership con Team System, la versione del loro software contabile per gli studi legali di grandi dimensioni. Abbiamo inoltre sviluppato un gestionale che permette a tutti i soci, senza distinzione alcuna, di avere accesso in tempo reale a tutti i dati contabili e finanziari di studio come ad esempio stato delle pratiche, fatture emesse, tempo dedicato dai collaboratori alle singole pratiche fino a dare piena visibilità quotidiana sui saldi bancari dell’associazione professionale. Trasparenza massima. La trasparenza è l’unico modo sano di avere relazioni corrette all’interno di una associazione professionale. Senza trasparenza tutto è falsato.
La gestione degli studi è sempre più allargata. Credi sia un bene?
Penso di sì, penso sia uno sviluppo necessario. Monitoriamo tutti con grande attenzione gli sviluppi in materia di società di capitali tra professionisti che per gli studi di una certa dimensione ci sembra oramai una scelta quasi obbligata. Nella gestione quello che è importante è riconoscere le competenze ed assecondarle nel migliore dei modi. Noi siamo sempre stati allergici alle etichette ma guardiamo molto al contributo sostanziale dato alla gestione di studio.
Internazionalizzazione: posta la fierezza con cui vi proclamate indipendenti, l’ipotesi di un merger con un grande player internazionale potrebbe essere una opzione per aumentare la capacità di azione cross border? E se sì, la considerereste?
Se mai dovessimo considerare una fusione con un player internazionale non sarebbe per aumentare la capacità di azione cross border quanto piuttosto per incrementare la capacità di rendere servizi ai nostri clienti soprattutto sul lato degli investimenti in Italia. Ciò detto, come sai, oramai una gran parte degli operatori di private equity si sta spostando da Londra verso l’Europa continentale. Moltissimi, tanti veramente anche a Milano. Questo ridisegnerà la mappa geografica dei grandi studi internazionali. Noi assisteremo fieramente da indipendenti. Poi nella vita mai dire mai.
L’altra grande questione del momento è quella tecnologica. Che ruolo ha oggi l’IA nel vostro work flow? E nel prossimo futuro?
Oramai effettivamente una delle prime domande che fanno i clienti è come siamo organizzati e come usiamo IA. La verità è che…
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