Linklaters-Cleary, merger smentito. Ma la corsa ai maxi deal transatlantici non si ferma
Nel giro di 48 ore il mercato globale dei servizi legali è stato attraversato da uno di quei rumor capaci di monopolizzare le conversazioni ai vertici delle law firm. Secondo quanto riportato da Semafor, Linklaters avrebbe sondato nei mesi scorsi la disponibilità di Cleary Gottlieb a una fusione transatlantica. Un’operazione che, se fosse andata in porto, avrebbe dato vita a uno dei più importanti player globali del mercato legale.
La ricostruzione è stata però smentita con decisione da entrambe le parti. Linklaters ha definito “inesatte” le indiscrezioni, mentre Cleary Gottlieb è stata ancora più netta. Un portavoce dello studio americano ha parlato di voci “categoricamente false”, ribadendo che la priorità della firm resta un piano di crescita organica e per lateral hire. Sulla stessa linea il managing partner Jeff Karpf, che ha escluso qualsiasi dialogo con Linklaters.
Il rumor, dunque, si è rapidamente sgonfiato. Ma il suo significato va ben oltre la veridicità della notizia. Se c’è un elemento che emerge con chiarezza è che il mercato considera ormai plausibile un nuovo grande merger tra una firm del Magic Circle e uno studio d’élite statunitense. E questo, probabilmente, è il dato più interessante.
Negli ultimi anni il consolidamento tra grandi organizzazioni internazionali ha cambiato profondamente la geografia della professione. Allen & Overy ha dato vita ad A&O Shearman. Herbert Smith Freehills si è unita a Kramer Levin. Nel 2026 sono arrivati Ashurst Perkins Coie, Hogan Lovells Cadwalader, confermando come la dimensione transatlantica sia ormai diventata la principale direttrice di sviluppo per le grandi law firm.
Dietro questa corsa alla scala ci sono ragioni ormai note: la competizione globale per i migliori talenti, la crescita dei compensi dei partner, la necessità di sostenere investimenti sempre più consistenti in tecnologia e intelligenza artificiale e la richiesta, da parte dei grandi clienti, di interlocutori capaci di seguire operazioni complesse su base realmente globale.
In questo scenario, Linklaters appare inevitabilmente uno dei nomi più osservati. Dopo essere rimasta fuori dalla prima ondata di fusioni tra grandi studi internazionali, è naturale che il mercato si interroghi su quale possa essere la prossima mossa della firm londinese. Che sia Cleary Gottlieb oppure un altro partner d’eccezione, l’idea che anche Linklaters possa valutare un’operazione trasformativa non sorprenderebbe nessuno.
In Italia, nelle ultime ore, nessuno tra i professionisti di Linklaters e Cleary sembrava essere a conoscenza di un eventuale approccio tra le due organizzazioni. Ma questo, in realtà, significa poco. La storia recente delle grandi fusioni internazionali insegna infatti che dossier di questa portata vengono normalmente gestiti in una ristrettissima cerchia di vertici globali e solo in una fase successiva condivisi con le partnership nazionali. Il rumor è stato smentito. Il trend, invece, appare tutt’altro che esaurito.