Legal tech, pochi finanziatori ma la domanda cresce

Nulla sarà più come prima. Questa frase ritorna in continuazione nei commenti e nelle analisi degli analisti e degli osservatori dell’economia alle prese con i rebus sul futuro, ovvero nell’età che stiamo già imparando a chiamare post coronavirus.

Non fa eccezione chi si occupa di mercato dei servizi legali.

Qui, tra i tanti quesiti che circolano, uno dei più interessanti riguarda i processi di innovazione tecnologica. Che impatto avrà il Covid19 sugli investimenti degli operatori su questo fronte e più in generale sui processi di trasformazione della professione che tra il 2018 e 2019 hanno cominciato a essere evidenti a livello globale (sul punto, la lettura del libro Lex Machine può essere utile), Italia inclusa?

Il 2019 è stato un altro anno record per gli investimenti globali nel legal tech. Per il secondo esercizio consecutivo l’industria della tecnologia del diritto ha raccolto capitali per oltre un miliardo di dollari a livello globale. Un segnale importante. La conferma di un processo di trasformazione in corso all’interno del mercato dei servizi legali. Un trend in cui l’impatto della tecnologia si fa sempre più marcato, soprattutto nella gestione di alcune tipologie d’attività. 

Una tendenza alimentata dalla crescente richiesta di efficienza da parte dei clienti che chiedono ai loro consulenti legali un’assistenza efficace a prezzi contenuti. 

Dopo un 2018 chiuso con capitali raccolti per più di 1,5 miliardi di dollari, come dicevamo, anche l’anno appena trascorso ha fatto segnare, a livello mondiale, investimenti miliardari nel comparto legal tech. Secondo gli ultimi dati disponibili (si veda in proposito l’articolo Legal tech broke investment record in 2019 as sector matures pubblicato da Bloomberg Law) solo nei primi nove mesi dell’anno sono stati realizzati investimenti per più di 1,2 miliardi di dollari. E questa cifra, ovviamente, tiene conto delle sole operazioni di cui si conosce il valore in via ufficiale (il mega investimento del private equity Permira nella piattaforma di contract lawyering Axiom, per esempio, non è incluso).

Per capire l’importanza del momentum, basta considerare che 1,5 miliardi di dollari è la cifra raccolta dall’industria legal tech a livello globale nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017. L’accelerazione registrata, quindi, non può passare inosservata. 

Le due operazioni più rilevanti del 2019 sono rappresentate dai 250 milioni di dollari ottenuti (in un round D sostenuto da Tcv e Jmi Equity) da Clio, società canadese che sviluppa software di law practice management e dai 200 milioni incassati dall’americana Onit, che si occupa di legal e contract management e automation, grazie all’investimento del private equity K1.

E il 2020? L’emergenza coronavirus sembra avere avuto un impatto sul mercato. Ma a ben guardare si tratta di un fenomeno dalle dimensioni ancora contenute e tutt’altro che capace di poter far preconizzare un anno di rallentamento del settore. È vero, se si guarda agli investimenti, in questo primo quadrimestre ce ne sono stati circa la metà (4) di quanti se ne erano registrati nello stesso periodo del 2019 (9) con una riduzione del valore dei capitali immessi in progetti legal tech del 42,3%. Tuttavia, se si confronta sempre il periodo gennaio-aprile 2020 con lo stesso del 2018 si nota che, a fronte di un calo del numero di investimenti registrati di un terzo, si è registrato un incremento dei capitali investiti nel periodo del 141%.

L’operazione più rilevante, al momento, si è avuta in Germania dove il tax app provider Taxfix ha chiuso un round di raccolta da 65 milioni (nel 2019 ne aveva raccolti altro 30) a cui hanno partecipato Index Ventures, Valar Ventures, Creandum e Redalpine.

Si tratta ancora di un’industria agli albori. E se questo è vero a livello globale, lo è ancora di più a livello locale. 

In Italia il primo censimento dell’eco sistema legal tech nazionale è stato fatto a fine 2019 da…

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