domenica 18 feb 2018
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LA PAROLA FRETTOLOSA

LA PAROLA FRETTOLOSA

di Bizloier

Ho sorriso ieri nel leggere su Repubblica l'articolo di Michele Serra che conteneva una critica alla "parola frettolosa", quella che sta dietro all'uso di Twitter (e dei suoi 140 caratteri) e degli altri social network. Ho sorriso pensando alla faccia che farebbe Serra se leggesse le nostre email. Pur non avendo il limite dei 140 caratteri, anche noi siamo costretti ad una lingua sempre più povera, che perde la complessita' del ragionamento per affidarsi alla semplicita' della conclusione. Stretti tra l'incudine del non annoiare i destinatari delle e-mails e il martello dell'uso di uno slang che ci fa sentire parte della business community, scriviamo email che nelle mani della mia prof. di Italiano del liceo meriterebbero un bel due… L'email deve infatti essere asciutta, breve, da leggere in non più di 10/15 secondi al massimo. E quindi bisogna risparmiare sulle parole e strizzare i concetti… Evitiamo il Caro Tizio, caro Caio ecc. Un bel "Cari tutti" (rovinosa traduzione di "Dear All") consente di risparmiare quelle cinque, sei parole di convenevoli. E soprattutto toglie dall'imbarazzo della scelta sull'ordine da dare ai destinatari (prima il cliente? prima il CEO? prima le donne?). Tutti ci sono cari al medesimo grado e tagliamo la testa al toro. Un po' come il bambino al quale si chiede: "Vuoi più bene alla mamma o al papa'? A tutti e due!" Mi sono cari tutti, appunto. Hai visto mai che il CFO che mi paga le parcelle si offende perche' l'ho messo dopo il capo del personale che affida le pratiche ai lavoristi… Il massimo della sintesi viene raggiunta nelle mail in Inglese, dove l'Italiano medio fa sfoggio del suo pronvincialismo imitando espressioni di altri. "DA", espressione usata da quelli che si sentono "fighi" abbastanza per sfidare qualsiasi convenzione, sta per "Dear All" ed e' l'apoteosi della sintesi, un ritorno primordiale ai primi versi dell'infanzia: "Da Da". Poi c'e' il testo, che di solito deve essere emozionale, far trasparire una serie di sensazioni, come sempre in poche parole. Innanzi tutto il senso dell'urgenza di quello che si fa. "Sentiamoci asap e comunque non oltre oggi COB". Roba da esperti di Sanscrito … "Asap" e' "as soon as possible", "COB" e' "close of business".

Quindi la traduzione e': sentiamoci appena possibile e comunque entro oggi quando abbassiamo la saracinesca… Troppe parole, se ci dobbiamo sentire appena possibile e' meglio non perdersi in chiacchiere, facciamo tutto asap. Poi dalla email deve trasparire un certo senso di controllo e sicurezza sull'operazione che stiamo seguendo, per la serie "so esattamente dove siamo". Un po' Virgilio dantesco, più verosimilmente TomTom legale… "Tra 100 metri verra' inviata la dd check list." Un beep beep segnala invece l'autovelox di qualche autorita' di vigilanza… Il testo deve essere poi leggibile anche per il lettore distratto, quindi deve contenere elenchi numerati o con bullet point per evidenziare bene, separandoli, i vari concetti che vogliamo esprimere. Insomma, bisogna anche fare un po' da balia al lettore poco attento. Non per affetto, ma solo per poter dire un domani: io l'avevo detto in maniera chiara. Si sa, il nostro e' un mestiere di responsabilita', come quello delle balie d'altronde. Guai poi a esprimere concetti troppo complicati. Il mondo e' bianco o nero e non importa come siamo arrivati a questa conclusione. Questo almeno vorrebbe il cliente. Peccato che in Italia, quando si parla di diritto, le certezze sono poche, pochissime… E allora e' tutto un equilibrismo di "potrebbe", "a certe condizioni", "occorre valutare" ecc. ecc. Sui caveat e i disclaimer non si risparmia, come insegnano i nostri colleghi anglosassoni… A tutti e' capitato almeno una volta nella vita che il cliente, ricevuta la mail, alzi il telefono chiedendo: e quindi? Ci sono poi le espressioni di chiusura delle mail. Si va dal vagamente iellatorio "All the best" al seccato "Regards". Ma la più bella di tutti e' "VBR", "Very Best Regards", che contiene in se' un ossimoro. Da una parte ti voglio inviare quelli che sono davvero i miei migliori saluti, proprio il meglio che posso fare… Dall'altra, non voglio perdere più tempo per salutarti di quello che mi serve per digitare tre lettere. Certo che se sono questi i migliori saluti, tanto vale non salutarsi… 😉

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