Grimaldi, all’estero in code sharing

Nasce la Grimaldi Alliance: una rete internazionale di collaborazioni esclusive. Le giurisdizioni coperte saranno 20 entro fine anno

 

Da sempre, l’internazionalizzazione rappresenta una delle sfide più ardue per gli studi legali d’affari italiani. Se da un lato andare all’estero viene considerata diffusamente una priorità strategica, dall’altro il modo in cui dare seguito agli obiettivi di espansione del raggio d’azione territoriale di queste strutture è uno degli argomenti più divisivi.

In questo scenario, lo studio legale Grimaldi ha elaborato un nuovo modello, ispirato al sistema del code-sharing utilizzato dalle compagnie aeree.

Dopo aver chiuso il 2018 con ricavi a quota 40 milioni di euro (+9,6%), la super boutique guidata da Francesco Sciaudone, infatti, ha dato vita al progetto Grimaldi Alliance che ha presentato ai suoi clienti lo scorso 21 maggio a Milano. «Si tratta di un’iniziativa in cui lo studio confida per realizzare una vera internazionalizzazione del mercato dei servizi legali», dice a MAG il managing partner a margine della conferenza. «L’obiettivo è arrivare, entro la fine dell’anno, a coprire 20 giurisdizioni». Ad oggi, Grimaldi Alliance opera già su nove. A Ovest, in Spagna con Amat & Vidal-Quadras. A Est, nei Balcani, dove l’alleanza è attiva in Albania con Hoxha Memi & Hoxha, Bosnia Erzegovina con Dimitrijevic & Partners, Bulgaria con Dimitrov Petrov & Co, Croazia con Zuric i Partneri, Montenegro e Serbia con Bojovic Draskovic Popovic & Partners, Macedonia del Nord con Apostolska & Partners e Slovenia con Kirm Perpar.

 

 

L’alleanza conta uno studio in ciascuna giurisdizione e punta a rivoluzionare il concetto di network basato sui cosiddetti referral. Le principali differenze, rispetto ai precedenti conosciuti, sono due. L’esclusività del rapporto tra i membri dell’alleanza sulle diverse giurisdizioni (gli studi si impegnano anche a non aprire una sede diretta in questi Paesi) e l’approccio organico dell’iniziativa che non punta a generare sporadicamente delle occasioni di business, ma vuole dare vita a un network formato da strutture che operano in ottica di partnership e capace di funzionare stabilmente e in maniera continuativa. «Gli studi che aderiscono al progetto – sottolinea Francesco Sciaudone – si muoveranno sotto l’egida della Grimaldi Alliance che, di fatto, sarà una sorta di one stop shop per il cliente». Se da un lato è vero che lo studio Grimaldi avrà una posizione centrale nello schema a stella che questo modello operativo sembra disegnare, dall’altro «il vantaggio per gli studi partner sarà quello di creare nuove sinergie non solo con l’Italia, ma con tutti i Paese membri dell’alleanza. In questo senso, quello a cui stiamo dando vita è un vero network capace di seguire l’internazionalizzazione delle imprese».

I clienti sono il vero driver della volontà di Grimaldi di spingere sul fronte dell’internazionalizzazione. La scelta di puntare inizialmente su Spagna e Balcani non è stata casuale. «Le cifre sull’interscambio commerciale tra Italia e questi Paesi sono impressionanti – commenta Sciaudone –. Parliamo di 40 miliardi l’anno per quello che riguarda la prima e 25 miliardi per i secondi. Come è possibile non considerare la necessità di creare un’infrastruttura professionale che accompagni le imprese protagoniste di questi flussi?».

La piattaforma è concepita, prosegue il managing partner dello studio, «per creare occasioni di business». Ogni studio avrà un socio responsabile per l’alleanza che rappresenterà il primo referente a cui i partner delle altre organizzazioni potranno rivolgersi nel momento in cui arrivi un mandato da gestire in “code sharing”.
Quanto alla ripartizione dei compensi, l’idea è di semplificare al massimo. La remunerazione del lavoro sarà suddivisa in maniera…

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Grimaldi, all’estero in code sharing

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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