Diodà & Pietrantoni Schiaffino, la boutique penale diventa “super”

Nel diritto penale dell’economia, dove il rapporto fiduciario tra cliente e professionista ha storicamente favorito lo sviluppo di boutique costruite attorno alla reputazione di pochi avvocati, Diodà & Pietrantoni Schiaffino prova a sperimentare una strada in parte diversa. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una “super boutique”: mantenere specializzazione e rapporto personale con il cliente, ma adottare un modello organizzativo più vicino, per alcuni aspetti, a quello degli studi full service. Il progetto, anticipato nei mesi scorsi da Legalcommunity.it, rappresenta l’evoluzione dello studio Diodà, fondato oltre quarant’anni fa da Nerio Diodà, oggi presidente della nuova realtà. L’iniziativa porta la firma di Massimiliano Diodà, Nicola Pietrantoni e Claudio Schiaffino, i tre partner attorno ai quali è stata costruita l’aggregazione.

Sono percorsi professionali differenti, accomunati però da una formazione maturata all’interno di alcune delle scuole più riconoscibili del penalismo d’impresa milanese. 

Massimiliano Diodà rappresenta la continuità con la storia dello studio fondato da Nerio Diodà. Nicola Pietrantoni, allievo di Lodovico Isolabella, arriva invece dopo oltre vent’anni trascorsi nello studio legale Isolabella. Claudio Schiaffino, formatosi con Francesco Arata, è stato socio dal 2012 di Arata e Associati, diventato nel 2023 Affirm Penalisti Associati. Con lui sono entrati nel progetto Francesca Nobili, Beatrice Pozzoli e Marco Aronica, tutti provenienti da Affirm.

A completare il disegno c’è Silvia Scardino, of counsel con una specializzazione nella compliance 231 e nelle normative collegate, dalla salute e sicurezza all’ambiente fino alla cybersecurity. Scardino proviene dallo studio da lei fondato nel 2010 dopo la formazione nello studio del professor Alberto Alessandri. 

Complessivamente, Diodà & Pietrantoni Schiaffino conta oggi 16 professionisti. Dell’originario team Diodà fanno parte, oltre a Nerio e Massimiliano Diodà, Valeria Torresin, Simone Giuliani, Riccardo Gussoni, Paolo Vivian, Matilde Bellingeri e Caterina Baltieri. La sede resta quella storica di viale Piave, a Milano.

Dal “one man show” al team

Ma è soprattutto il modello che i fondatori intendono costruire a spiegare il senso dell’operazione. L’aggregazione non punta semplicemente ad aumentare il numero dei professionisti, ma a mettere sotto lo stesso tetto più squadre e differenti scuole professionali. 

«Il nostro progetto nasce dalla convinzione che questo modello, fondato su diversi professionisti con i relativi team, possa rappresentare un’evoluzione in chiave moderna del “classico” studio di diritto penale, tipicamente incentrato sulla figura di un singolo professionista di riferimento, andando così a rispondere alle sempre nuove esigenze della clientela in un mercato legale in continua evoluzione», dice Massimiliano Diodà. La scelta è significativa proprio per il settore in cui avviene. Nel penale, più che in altre practice della business law, il nome del professionista e la relazione personale con l’assistito continuano ad avere un peso determinante. Diodà & Pietrantoni Schiaffino non vuole cancellare questo elemento ma vuole continuare a valorizzare questo elemento ma affiancandogliuna struttura capace di gestire gli incarichi attraverso gruppi di lavoro più articolati.

Il valore dell’aggregazione, spiegano i partner risiede anche nella possibilità di conservare le diverse storie professionali confluite nel progetto. Diodà, Isolabella e Arata rappresentano infatti le matrici formative dei tre partner e, allo stesso tempo, tre tradizioni legate da rapporti professionali e personali.

Cosa significa “super boutique”

È in questo equilibrio tra dimensione e specializzazione che va letta la definizione di “super boutique”. Lo studio non punta a trasformarsi in una struttura generalista, ma ad ampliare capacità organizzativa e profondità dell’offerta restando concentrato sul diritto penale dell’economia.

«Riteniamo fondamentale coniugare il tipico affidamento fiduciario sul singolo professionista con una più moderna impostazione nel rapporto con i nostri assistiti, soprattutto con le realtà societarie, fondata sempre di più su una gestione del lavoro “in team”» evidenzia Nerio Diodà.

Una formula che guarda soprattutto alla clientela corporate. La crescente complessità delle vicende penali che coinvolgono le imprese richiede infatti competenze specialistiche differenti e una capacità di interlocuzione con funzioni aziendali, consulenti e altri advisor che rende sempre meno sostenibile una gestione esclusivamente individuale dell’incarico. 

Da qui l’idea di un’organizzazione «più a livello orizzontale che verticale», sottolineano i professionisti, nella quale i diversi team possano confrontarsi e lavorare trasversalmente. L’ambizione è prendere dal modello full service la capacità organizzativa senza rinunciare alla specializzazione della boutique.

Il penalista prima del processo C’è poi un secondo cambiamento che riguarda il perimetro stesso del lavoro. L’attività giudiziale rimane centrale, ma una quota crescente dell’assistenza si sposta…

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nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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