Crac Mariella Burani, ristori per i piccoli azionisti assistiti da Iarussi
A sedici anni dal crac di Mariella Burani Fashion Group si è concluso davanti al Tribunale delle imprese di Bologna il primo grado del procedimento civile avviato da una ventina di piccoli azionisti. Gli investitori, che dopo il fallimento del gruppo dichiarato nel 2010 avevano chiesto il risarcimento per la perdita dei capitali investiti, hanno ottenuto ristori economici attraverso accordi transattivi riservati raggiunti nel corso della causa.
Il collegio difensivo è stato coordinato da Daniele Iarussi, avvocato del Foro di Mantova, affiancato da Michela Pignatelli, componente del team e domiciliataria a Bologna. Le intese hanno interessato gran parte dei convenuti, tra cui amministratori ed ex vertici del gruppo, una società di revisione, istituti bancari e altri soggetti coinvolti nella vicenda, determinandone la progressiva uscita dal giudizio.
Per alcuni componenti degli organi di controllo e una società di revisione, che avevano già definito la propria posizione con la curatela fallimentare, il Tribunale ha invece dichiarato inammissibili le domande degli azionisti. Il collegio difensivo sta valutando l’appello, sostenendo l’autonomia del danno subito dai singoli investitori rispetto a quello della società fallita.
Parallelamente agli sviluppi del merito, i piccoli azionisti intenderebbero anche muoversi su un nuovo fronte. A fronte di un crack societario avvenuto nel lontano 2010, il giudizio civile di primo grado dopo la fase “preparatoria” e di “indagine” è stato avviato nel 2018 (con l’udienza di precisazione delle conclusioni tenutasi a fine 2025 e con la sostituzione di almeno quattro diversi magistrati), arrivando a sentenza dopo ben otto anni di dibattimento civile.
«Sedici anni dal crack e otto dall’inizio della causa civile rappresentano una tempistica inaccettabile per uno Stato di diritto quale il nostro», conclude il coordinatore del collegio difensivo, avvocato Iarussi, in una nota diffusa alla stampa. «I risparmiatori hanno diritto a risposte in tempi certi. Insieme ai colleghi del pool stiamo seriamente valutando di avviare le azioni risarcitorie contro il Ministero della Giustizia, ai sensi della Legge Pinto, per ottenere il ristoro del danno da durata irragionevole del processo».