lunedì 30 nov 2020
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Il coronavirus è causa di forza maggiore? Scatta l’emergenza giuridica

Il coronavirus è causa di forza maggiore? Scatta l’emergenza giuridica

C’è una nuova emergenza, in aggiunta a quella sanitaria, ed è un’emergenza giuridica. L’epidemia da Covid19, oltre ai danni economici, fa scaturire questioni giuridiche che minano, soprattutto, la solidità degli accordi commerciali, anche transnazionali. Sono in aumento i casi di scioglimento dei contratti, disdette, cancellazione di voli aerei, problemi di indennizzi, restrizioni al commercio, blocchi di fornitura di materie prime, ritardi o impossibilità di consegnare prodotti e materiali. La clausola più invocata di questi tempi è la “forza maggiore”. Ma basta per far saltare un contratto o invocare sconti, rimborsi o altre pretese?

Non è sempre facile ricostruire la catena della responsabilità. Come gestire allora la situazione? La Cina ha trovato la soluzione: il virus, evento imprevedibile, è la carta bianca per annullare tutti gli accordi transnazionali. Ma la situazione è critica. Controversie, ad esempio, potrebbero insorgere tra compagnie farmaceutiche e fornitori indiani di medicinali generici – che rappresentano il 20% del mercato mondiale nel settore- a seguito della decisione del governo indiano di porre restrizioni alle esportazioni di tali prodotti, in conseguenza delle probabili limitazioni dei relativi ingredienti, quasi interamente forniti dalla Cina.

Ci si chiede quali siano le regole che permettono ai giudici di risolvere le controversie. Si dovrà guardare la legge applicabile, se le parti sono di nazionalità diversa e il contratto, per vedere se le parti hanno disciplinato ipotesi come quella che si è verificata. 

Una soluzione valida arriva dalla mediazione, che è un procedimento alternativo a quello giudiziario, utile per risolvere le controversie e aiutare le parti a trovare un accordo, soprattutto dove vi siano questioni giuridiche legate al rispetto dei contratti o qualora sia difficile risalire alle responsabilità o, ancora, se le parti, schiacciate dalla crisi economica da Coronavirus, vogliano chiedere la revisione degli accordi commerciali. Strumento peraltro in grado di mantenere buoni i rapporti fra le parti, aspetto da non sottovalutare in vista della (auspicata) ripartenza degli affari.

Con la mediazione della Camera Arbitrale di Milano le parti giungono ad un accordo nel 70% dei casi, in tempi rapidi e con costi ridotti.  La mediazione è anche on line, a distanza, per controversie tra imprese e tra imprese e privati.   

«L’effetto dirompente del virus sulle attività produttive – ha dichiarato Stefano Azzali (nella foto), Direttore generale della Camera Arbitrale di Milano – è talmente esteso che anche nei casi in cui esiste lo scudo della “forza maggiore”, la mediazione può essere uno strumento molto valido per fare chiarezza tra le parti in casi di conflitti sulle responsabilità per esempio di annullamento di contratti e disdette. Nei casi di questa portata, il dialogo e la cooperazione tipici della mediazione sono più che mai necessari, perché  preservano il tessuto economico nel suo complesso. Stiamo quindi pensando di fornire, almeno per un certo periodo di tempo, servizi ADR a costi più contenuti per le imprese (e per i consumatori) economicamente più colpiti dalla situazione di questi giorni».

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