martedì 20 ott 2020
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Cicchetti (Dwf): istituzionale e internazionale, sarà così il primo studio italiano quotato

Cicchetti (Dwf): istituzionale e internazionale, sarà così il primo studio italiano quotato

di nicola di molfetta

 

Avvocati in Borsa. Capita sempre più spesso di sentire professionisti italiani parlare della possibilità di approdare sul mercato azionario con il proprio studio. Si parla al futuro. Si dice che l’Italia non è ancora pronta.
Ma lo scenario in questione non è poi così lontano. Da anni, alcune insegne sono quotate sui listini di altri Paesi (in principio fu l’Australia). E da poco più di 12 mesi, anche qui in Italia il panorama degli studi legali d’affari registra la presenza di una struttura quotata. Si chiama Dwf e una parte delle sue azioni sono quotidianamente negoziate alla Borsa di Londra.
La law firm, con una capitalizzazione di circa 224 milioni di sterline, ha una presenza a Milano dalla fine del 2017. E nei giorni scorsi ha visto l’ingresso nel suo “board” (in qualità di partner director) di Michele Cicchetti, managing partner dell’ufficio italiano e avvocato che assieme a Luca Cuomo e Tancredi Marino ha aperto la base locale del gruppo, ormai tre anni fa. Dopo questa nomina, MAG è andato a trovare il professionista per farsi raccontare cosa significhi essere socio di uno studio quotato. E per domandargli quando, secondo lui, assisteremo allo sbarco del primo studio italiano sui listini.

Cosa significa essere soci di uno studio quotato in Borsa? Come cambia la prospettiva rispetto al lavoro e al mercato?
Vi racconto un episodio: a novembre 2017 apriamo a Milano la sede italiana di Dwf con una decina di professionisti. Dopo pochi mesi, nel bel mezzo del recruiting di professionisti, staff e closing di operazioni per i nostri clienti, vengo chiamato a Londra per una riunione urgente con il Global Ceo e altri senior partner senza che mi venga detto il motivo. Arrivato al 32esimo piano del Walkie Talkie building, mi siedo insieme al management e agli altri soci. Il Ceo, Andrew Leaitherland, comincia la presentazione e ci dice che ha deciso di far diventare Dwf il primo e più grande studio legale al mondo quotato nel mercato primario della Borsa di Londra, imprimendo una forte accelerazione al processo di crescita e di espansione e creando per gli avvocati e lo staff un long term incentive plan basato sulle azioni dello studio. Ricordo che nella prima pausa del meeting, godendomi la vista sulla città dal grattacielo, pensai “sembra di essere in un American movie”.

Il traguardo è stato raggiunto a marzo scorso…
Nel marzo del 2019 – non senza fatica e nel pieno della Brexit – siamo riusciti a quotarci segnando la storia del “legal business“, creando un modello che se sarà vincente – come spero – sarà seguito da altre law firm. Essere soci di uno studio quotato vuol dire essenzialmente aprirsi al mercato (sostanzialmente investitori istituzionali) ed essere trasparenti in merito alle strategie e alla performance dello studio che verranno premiate con l’incremento del valore delle azioni se lo studio riuscirà (come per adesso DWF ha sempre fatto) a distribuire dividendi e a crescere.

Che effetto ha sul rapporto con lo studio?
Ricevere incentivi in azioni aiuta a creare quel senso di appartenenza e quella volontà di fare squadra per aumentarne il valore nel corso degli anni.  DWF ha appena iniziato il nuovo corso, ci vuole tempo (almeno tre anni) per dare i primi giudizi: nel primo anno abbiamo utilizzato i proventi dell’Ipo (95 milioni di sterline, ndr) sostanzialmente per fare acquisizioni di studi internazionali come Rcd in Spagna (più di 400 avvocati), l’ex ufficio di K&L Gates in Polonia (85 avvocati), la società di “complex, managed e connected services ” Mindcrest in USA e per tanti lateral hire.

E ora?
Nell’anno in corso stiamo puntando molto sul consolidamento del business e meno sulle acquisizioni in quanto, dopo un periodo di forte crescita in termini di nuove sedi e di fatturato (da 200 milioni di sterline nel FY 17/18 ai 297,2 milioni del 19/20) e la pandemia che ha influito sui risultati dello studio nell’ultimo trimestre del FY 19/20 e sul titolo in borsa (come per quasi tutte le società quotate), è necessario creare sinergie e strategie tra tutti i nuovi avvocati. Non bisogna dimenticare che DWF è uno studio “giovane”, fondato nel 1977, il cui processo di internazionalizzazione è iniziato solo nel 2015 con l’apertura della sede di Dubai.

La trasparenza, obbligatoria in questo caso, è un vincolo, un rischio o un’opportunità?
Considero la trasparenza derivante dalla quotazione un valore aggiunto sia per noi soci che, ovviamente, per gli investitori in quanto i controlli che abbiamo permettono di conoscere e tenere costantemente monitorato il nostro business e assumere eventuali misure correttive o espansive. In sostanza direi che la trasparenza è un vincolo che porta molti più benefici e opportunità che rischi: è una sorta di check up costante a beneficio di DWF e dei suoi soci e investitori.

In Italia capita di sentire avvocati che “sognano” di portare il loro studio in Borsa: lo ritiene un passo alla portata del nostro contesto?
Per quotarsi bisogna in primo luogo accettare di…

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