mercoledì 27 gen 2021
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Belluzzo, l’importanza di essere una «family business firm»

Belluzzo, l’importanza di essere una «family business firm»

Questa storia comincia in provincia. In Veneto. A Legnago, per la precisione. Poi, però, percorre una lunga serie di tappe, sia in senso geografico, sia in senso professionale, che portano i suoi protagonisti fino a Londra e addirittura a Singapore. Possiamo raccontarla come un vero e proprio viaggio attraverso gli ultimi tre decenni del mercato dei servizi professionali facendoci accompagnare da chi buona parte di questo viaggio lo ha fatto in prima persona. Qualcuno che questa storia la conosce bene, al punto da potere persino indicarci cosa accadrà nel prossimo futuro.

La storia è quella dello studio Belluzzo. E MAG ha scelto di parlarne con Luigi Belluzzo (nella foto), global managing partner, classe 1968, esperto di imprese di famiglia, pianificazione patrimoniale, successioni internazionali e circolazione dei patrimoni, ma soprattutto esponente della seconda generazione di quella che potremmo definire una dinasty professionale che oggi conta: 36 anni di attività, oltre 70 professionisti, più di 10 milioni di euro fatturati nell’ultimo anno e 5 sedi a Verona, Milano, Londra, Singapore e Lugano.

 

«A Londra – racconta il managing partner – oggi siamo probabilmente uno dei più grandi studi di matrice italiana presenti: in tutto abbiamo 30 professionisti». Si tratta di un dato significativo perché fa il paio con la natura nazionale (e anche locale) che caratterizza questa organizzazione nata nel 1982 su iniziativa del papà di Luigi, il ragionier Umberto Belluzzo, ex dirigente Riello.

Nel 1995, Luigi entra nello studio di famiglia. «Arrivavo proprio da Londra – racconta – dove avevo studiato e lavorato. Tra il 1996 e il 2000, mi sono occupato anzitutto d’internazionalizzare i clienti di mio padre (la classica media impresa italiana di stampo familiare, ndr) non solo accompagnandoli nei loro piani di crescita e investimento verso la Romania o l’Est Europa, ma anche negli Usa, in Guatemala, Messico o nei Paesi del Nord». Lo studio in questo modo si afferma sul mercato come boutique di «commercialisti d’affari».

Guidato dai mandati e dall’esperienza dei suoi promotori, lo studio punta molto sulla sua caratterizzazione internazionale. Nel 2000 entra a far parte del network di Pkf (Pannell Kerr Forster) da cui, però, esce nel 2005. Si tratta di un anno importante. Perché si tratta dell’anno in cui lo studio diventa Belluzzo e Associati e apre la sua prima sede a Milano.

Sempre nel 2005, poi, Alessandro Belluzzo, fratello di Luigi, decide di trasferirsi a Londra. E questa coincidenza sembra fare proprio al caso dell’organizzazione che sta valutando un “salto” internazionale dopo aver scelto di fare a meno del network.

Così, nel 2008, un terzo indirizzo, nel cuore della City londinese, si aggiunge alla carta intestata dello studio che, a questo punto, assume l’identità che lo caratterizza ancora oggi ovvero quella di «family business firm al servizio delle business family».

Il concetto di famiglia è centrale nell’evoluzione del progetto professionale che sta dietro il brand Belluzzo e i cambiamenti che lo hanno interessato in questi anni.

«Inizialmente eravamo Belluzzo e Associati. Poi siamo passati a Belluzzo & Partners, più facile da pronunciare soprattutto per i clienti a Londra. Quest’anno, infine, la decisione di usare solo Belluzzo» ovvero trasformare il nome in un brand, rappresentativo di un sistema di valori professionali ed etici in cui ciascuno dei 15 soci dello studio si riconosce pienamente. «In sostanza – sottolinea Luigi Belluzzo – abbiamo voluto fare quello che hanno fatto le imprese di famiglia, che poi sono i nostri clienti principali: non hanno sganciato la famiglia dall’impresa, ma si sono date un set di regole per governare il rapporto tra famiglia e azienda. Per cui, chi entra come socio da noi accetta di…

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