Asla, appuntamento con il futuro

Come sarà l’avvocatura di domani? Cosa significa evolvere per la professione forense? Saranno queste alcune delle domande di fondo al centro della giornata di dibattito e convegni organizzata da Asla (Associazione degli studi legali associati) per il prossimo 18 maggio a Milano.

L’iniziativa è stata battezzata “Diritto al futuro” e non punta a essere l’ennesimo evento autoreferenziale di categoria. Le discussioni che animeranno questa giornata di lavori (il programma prevede ben 10 ore di attività dalle 10 del mattino alle otto della sera) saranno ricche di contaminazioni. Il diritto e le questioni che riguardano il mercato dei servizi legali intersecheranno scienza, tecnologia, cultura, arte, spettacolo e sport.

L’avvocatura, in questo contesto assolutamente inedito, ridefinirà se stessa attraverso le conquiste ottenute in altri ambiti.

Alle sessioni plenarie si accompagneranno una serie di tavoli di lavoro strutturati in conferenze, workshop, dibattiti suddivisi in quattro aree tematiche: formazione, mercato, organizzazione e diversity. MAG, nel numero 96, ne ha parlato con Giovanni Lega (nella foto), presidente di Asla: «Non sarà un evento per gli avvocati o sugli avvocati, ma sarà un evento che colloca gli avvocati nel mondo».

 

Perché Asla ha deciso di impostare in questo modo questo appuntamento dedicato alla “next generation of lawyers”?
Viviamo in un contesto di grande evoluzione. Bisogna far capire anzitutto all’uomo e poi al professionista che siamo parte di qualcosa che sta cambiando. Di qui l’idea di un concept che ruota attorno al tema dell’innovazione nella sua interdiscipliarietà.

In cosa si tradurrà?
Avremo ospiti di ogni genere. Personalità come Tara Gandhi, intellettuali come Richard Susskind.

Perché avete deciso di fare le cose così in grande?
Asla promuove centinaia di convegno all’anno. Fa iniziative di vario genere che tendenzialmente restano disperse. Allora abbiamo voluto creare un grande evento che condensi all’interno di un unico appuntamento il succo di tante iniziative. Questo sarà l’anno zero. Ma sarebbe bello che questo diventi un impegno periodico, annuale o biennale.

Avete pensato di coinvolgere anche le istituzioni forensi?
Abbiamo chiesto un unico patrocinio. E lo abbiamo chiesto alla Cassa nazionale forense che in questa occasione, presenterà i risultati aggiornati del rapporto annuale del Censis sull’avvocatura.

E l’”Accademia”?
Abbiamo anche coinvolto le maggiori università “contrattualizzandole”. Chiedendo loro un impegno diretto e aperto. Vogliamo che si aprano alle proposte e iniziative che arriveranno dagli studenti. Oltre che per raccontare l’evoluzione che già è in corso. Abbiamo scoperto che alcune di queste formano anche paralegal. Una cosa importantissima, ma che non tutti sanno.

Con le università coinvolgerete anche i giovani?
Certamente. Il programma che nei suoi pilastri è ormai definito, sarà comunque ancora modificabile perché abbiamo chiesto ai giovani di darci il loro contributo sulle questioni che loro pensano debbano essere discusse in un forum di questo genere.

Parliamo di giovani avvocati?
Giovani avvocati ma anche tutti gli studenti universitari e non solo quelli delle facoltà di giurisprudenza. Le competenze di cui ha bisogno la professione oggi non sono solo di carattere giuridico ma spaziano dal marketing all’economia, dal management alla tecnologia. Anche tra i moderatori mi piacerebbe ci fosse il minor numero di avvocati possibile.

Perché?
Vogliamo gente che provochi un dibattito e scateni delle idee. E tutti quelli che parteciperanno dovranno aspettarsi di essere provocati oltre che di fare i provocatori.

Qual è la sfida che la professione dovrà affrontare nel prossimo futuro?
Viviamo l’epoca del sapere liquido. E i costumi della gente si sono uniformati. L’ingresso delle app sul mercato B-to-C avranno un impatto enorme sul lavoro degli avvocati. E poi c’è il grande tema dell’intelligenza artificiale.

Come organizzerete i lavori?
Ognuna delle aree tematiche avrà un’ora in aula plenaria per il suo keynote speaker. E questi interventi si inseriranno tra quelli degli ospiti generali. Poi ciascuna area tematica ospiterà, negli spazi ad ognuna dedicati, una serie di conferenze che si susseguiranno a tambur battente durante tutto l’arco della giornata.

Il traguardo, invece, quale dovrà essere?
L’obiettivo di questo concept è portare ad avere una serie di istanze, idee e proposte che poi verranno girate ai tavoli delle istituzioni, delle università e dei politici.

A quali proposte pensate?
Le proposte saranno legate a ciò che il lavoro di questi gruppi sarà in grado di esprimere. Potranno riguardare la formazione universitaria, la questione tecnologica, le tematiche della professione o quelle della diversity (leggi anche qui). Ma, lo dico con grande sincerità, non ci vogliamo prefiggere preordinatamente i risultati che avremo.

Quasi fosse una sorta di grande brain storming di alto livello…
L’dea è di creare un luogo fertile per far nascere idee e proposte. Basta con gli avvocati che si vedono tra loro, per lamentarsi di ciò che non va e poi però non fanno nulla per cambiare le cose.

Fare sistema sarebbe già qualcosa…
Fare sistema tra studi e professionisti per stimolare e lavorare insieme al cambiamento sarà ancora di più.

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