AsKey, il sapere digitale di Chiomenti
Il punto non è avere accesso all’intelligenza artificiale. Quello, ormai, è alla portata di qualunque studio legale disposto a sottoscrivere una licenza. La questione decisiva è che cosa si mette a disposizione della tecnologia, quali conoscenze le si consente di interrogare e quanto profondamente la si integra nel modo in cui i professionisti lavorano.
È su questa distinzione che Chiomenti ha costruito AsKey, il proprio sistema di IA. Non un assistente digitale da aggiungere alla dotazione dello studio, ma un’infrastruttura pensata per rendere interrogabile il capitale intellettuale accumulato in tre decenni di attività. Documenti, precedenti, analisi, modelli e workflow vengono trasformati da archivio storico in uno strumento operativo, disponibile nel momento in cui l’avvocato affronta un problema concreto.
«La differenza sostanziale è che AsKey costituisce il primo database digitale integrato dello studio, ovvero un sistema costruito intorno al patrimonio di conoscenze, ai workflow e ai metodi di lavoro sviluppati da Chiomenti negli ultimi trent’anni di attività», dicono Gregorio Consoli e Filippo Modulo, managing partner dello studio, a MAG. «Grazie ad AsKey l’utilizzo delle piattaforme di intelligenza artificiale disponibili sul mercato riesce a mettere a fattor comune il patrimonio conoscitivo dello studio con le attività oggetto di elaborazione concreta da parte dei professionisti. AsKey lavora in un ambiente proprietario, alimentato da milioni di documenti dello studio, integrato con le nostre library digitali e addestrato sulle nostre modalità operative. L’obiettivo è rendere accessibile in tempo reale a tutti i professionisti il know-how collettivo dello studio, preservandone al contempo riservatezza, qualità e coerenza metodologica».
La scelta di partire dalla conoscenza, anziché dalla tecnologia, racconta il passaggio che il mercato legale sta affrontando. I grandi modelli linguistici si evolvono rapidamente, i fornitori possono cambiare e le funzionalità che oggi distinguono una piattaforma potrebbero diventare standard nel giro di pochi mesi. Più difficile da replicare è invece il patrimonio costruito da uno studio attraverso migliaia di operazioni, pareri, negoziazioni e contenziosi. In questa prospettiva, il vero vantaggio competitivo non coincide con l’algoritmo, ma con la qualità e l’organizzazione della base sulla quale l’algoritmo lavora.
AsKey nasce all’interno di Reshaping the Future, il programma di trasformazione avviato da Chiomenti. Il progetto ha coinvolto progressivamente l’intera organizzazione e combina una fonte proprietaria di know-how, un’adozione diffusa tra i professionisti e metriche destinate a misurarne utilizzo ed efficacia. La piattaforma è stata sviluppata a partire da requisiti, contenuti e modelli operativi definiti internamente, con l’obiettivo di integrare l’IA in un ambiente protetto e segmentato, senza sottrarre all’avvocato il controllo sull’attività professionale.
Anche la dimensione economica aiuta a comprendere la portata dell’iniziativa. Le prime ricostruzioni avevano indicato un investimento vicino ai cinque milioni di euro. I managing partner precisano però che la cifra complessiva è più elevata, perché non comprende soltanto la componente tecnologica, ma anche quella organizzativa: selezione e ordinamento dei contenuti, revisione dei processi, coinvolgimento dei professionisti, governance dei dati e cambiamento culturale.
«L’investimento complessivo è stato significativamente superiore ai cinque milioni di euro, considerando la componente tecnologica e quella organizzativa», dicono Consoli e Modulo. «La convinzione che per noi fosse fondamentale costruire un sistema esclusivo è maturata quando abbiamo compreso che il vero valore non risiede nella tecnologia in sé di tempo in tempo disponibile, ma nella capacità di combinarla con la nostra conoscenza. Abbiamo visto che era possibile trasformare il know-how dello studio in un asset strutturato, governato e utilizzabile in tempo reale da tutti i professionisti. L’investimento ha così assunto una logica industriale: non acquistare semplicemente uno strumento, ma costruire un’infrastruttura destinata a valorizzare nel tempo il nostro patrimonio di competenze e a proteggerne l’unicità».
È questa logica industriale a differenziare AsKey dalle sperimentazioni che hanno caratterizzato la prima fase dell’adozione dell’IA negli studi legali. All’inizio la tecnologia è stata utilizzata soprattutto per test circoscritti: riassumere documenti, effettuare ricerche, preparare bozze o accelerare attività standardizzate. Qui l’ambizione è diversa. AsKey deve entrare nel processo produttivo dello studio e collegare la domanda formulata dal professionista non soltanto alle fonti pubbliche, ma alla memoria interna dell’organizzazione.
Secondo quanto riportato da Law.com, il sistema è connesso a milioni di documenti, alla biblioteca digitale dello studio e ai suoi workflow; Chiomenti ha lavorato con Harvey e con QuantumBlack di McKinsey, investendo anche nel prompt engineering e nella predisposizione di istruzioni coerenti con i propri metodi di lavoro. La testata americana colloca il progetto nella corsa internazionale che vede gli studi adottare piattaforme esterne, sviluppare strumenti proprietari o combinare entrambe le strategie.
Il primo beneficio è l’efficienza, ma fermarsi al tempo risparmiato significherebbe sottovalutare la trasformazione. Un sistema capace di individuare immediatamente i precedenti rilevanti riduce la necessità di ricostruire chi abbia seguito una determinata operazione o dove sia archiviato il documento utile. La memoria dello studio smette di dipendere soltanto dalle relazioni personali o dalla capacità del singolo di orientarsi negli archivi. Diventa una risorsa distribuita.
«L’efficienza rappresenta un primo livello del cambiamento», dicono Consoli e Modulo. «Il vantaggio competitivo di lungo periodo deriverà dalla capacità di trasformare la conoscenza accumulata dallo studio in una piattaforma capace di crescere, organizzarsi ed essere immediatamente disponibile per tutti i professionisti, accrescendone le loro capacità e consentendo loro di concentrarsi sulle porzioni di lavoro dove l’intelligenza umana rimarrà indispensabile».
Questo passaggio avrà conseguenze particolarmente profonde sulla formazione. Il giovane associate che entra oggi in uno studio affronta tradizionalmente un lungo processo di apprendimento: individuare i modelli corretti, capire quali precedenti siano affidabili, ricostruire la storia di una clausola e imparare il metodo attraverso la revisione del proprio lavoro. AsKey non elimina questo percorso, ma ne modifica il punto di partenza.
«Un giovane professionista può attingere fin da subito all’esperienza accumulata da generazioni di avvocati dello studio, consultando in modo immediato modelli, precedenti, analisi e metodologie», dicono Consoli e Modulo. «Questo chiaramente non sostituisce il percorso di crescita, ma lo accelera. La formazione continua a fondarsi sul confronto con colleghi e partner più esperti, sulla revisione critica del lavoro e sulla comprensione del contesto. La formazione stessa cambierà in maniera radicale, occorrerà puntare sempre di più su soft skills e su apprendimento tramite vicinanza ai partner e ai professionisti più senior».
L’effetto apparentemente paradossale è che, mentre la tecnologia rende più accessibile la conoscenza tecnica, aumenta l’importanza dell’apprendistato umano. Disporre di un precedente non equivale a comprenderne il peso. Ottenere una bozza non significa saper valutare se sia adatta al cliente, alla controparte o al momento negoziale. Quanto più il contenuto giuridico di base diventa disponibile, tanto più il valore dell’avvocato si sposta sulla selezione, sul giudizio e sull’assunzione di responsabilità. Lo stesso vale per i partner. La loro funzione non scompare perché…
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