La due diligence? Serve anche prima del matrimonio

di nicola di molfetta

Il matrimonio come operazione straordinaria? L’avvocata Giulia Leonie Ferrari è convinta che sia così. «Warren Buffett – racconta – sosteneva che la scelta più importante della vita fosse quella del proprio coniuge: Marry the right person. I’m serious about that. It will make more difference in your life. E io devo dire che condivido il suo pensiero, personalmente e giuridicamente».

Avvocata milanese, nel febbraio 2024 ha fondato Ferrari Zonca Studio Legale, dove si occupa di diritto della persona — accordi prematrimoniali, separazioni, divorzi, pianificazioni successorie — ma anche di diritti d’immagine, proprietà intellettuale e compliance per startup. Una combinazione non casuale: è proprio l’ibridazione tra mondi diversi a definire il suo approccio. Parallelamente, dal 2018 è co-fondatrice di LawPills, progetto di divulgazione giuridica che su Instagram conta oggi oltre 44.000 follower — la prova che crede fermamente in un diritto accessibile, prima ancora che applicato.

Da questa convinzione nasce anche l’idea al centro di questa intervista: la due diligence prematrimoniale. Un concetto mutuato dal mondo della finanza e delle operazioni straordinarie, riportato dentro la sfera più intima della vita di coppia.

In questa conversazione, Ferrari racconta come il diritto di famiglia possa diventare un diritto del “prima”: non più una disciplina che interviene quando le cose si rompono, ma una cabina di regia per le decisioni più importanti della vita. Con tutto ciò che questo implica per le coppie, per i patrimoni — e per il futuro della professione legale.

Da dove nasce l’idea di “due diligence prematrimoniale” e cosa l’ha portata a tradurre un concetto tipico della finanza e delle operazioni straordinarie dentro la sfera del matrimonio?

Nasce dall’esperienza quotidiana nel mio studio. Le coppie che arrivavano da me per risolvere un problema (una separazione, un conflitto patrimoniale, una crisi, una successione) nella quasi totalità dei casi si erano sposate senza alcuna consapevolezza delle conseguenze giuridiche e patrimoniali di quella scelta. Scoprivano “le regole del gioco” nel momento peggiore, quello del conflitto, quando ormai quelle regole muovevano contro di loro. Il matrimonio concede diritti, impone doveri e determina numerosissime conseguenze giuridiche che incidono direttamente su infiniti aspetti della vita, personale e di coppia. I coniugi non devono subire tali conseguenze ma possono diventare parte attiva nella gestione delle regole da applicare al proprio matrimonio, plasmandole a loro interesse. Da qui l’idea (ma, in molti casi, anche necessità) della “due diligence prematrimoniale”: conoscere e analizzare, prima del matrimonio, ogni sua regola per agire informati e, laddove possibile, personalizzarne il contenuto. Solo chi sceglie informato, sceglie libero.

Qual è, oggi, il livello di consapevolezza delle coppie rispetto agli aspetti giuridici e patrimoniali del matrimonio?

Bassissimo. Ho appena concluso la prima edizione del “corso prematrimoniale giuridico: matrimonio istruzioni per l’uso” tenuta dal mio studio, con 65 coppie di nubendi iscritte più alcuni single curiosi. Ne è emerso che molti non sanno nemmeno la differenza tra comunione e separazione dei beni, o credono che la separazione dei beni “protegga” da ogni tipo di ingerenza, il che è falso. Questo deficit di consapevolezza non è un problema culturale marginale, è un rischio patrimoniale concreto. Scelte da centinaia di migliaia (e più) di euro vengono prese al buio. La fame di informazione che abbiamo riscontrato è enorme: le persone vogliono conoscere diritti e doveri per decidere con maggiore cognizione di causa.

In che modo il diritto di famiglia, così come lo ha reinterpretato, diventa uno strumento di pianificazione patrimoniale e non più soltanto un ambito “reattivo”?

Il diritto di famiglia tradizionale interviene quando le cose vanno male: è un diritto del “dopo”. Io e il mio studio abbiamo ribaltato la prospettiva: il diritto di famiglia deve essere un diritto del “prima”, uno strumento di architettura patrimoniale. La scelta del regime patrimoniale, l’uso di un fondo patrimoniale o di un trust, sono i primi mattoni. Ma è con un patto prematrimoniale ben costruito che si fa il salto di qualità: si può stabilire la contribuzione ai bisogni della famiglia, delineare il percorso di crescita della coppia, valorizzare gli apporti personali. Non è un atto di sfiducia: è il business plan della coppia. L’aspetto fondamentale è la personalizzazione. Il Codice civile offre regole generali, perfette per nessuno. Un patto consente alla coppia di costruire regole su misura, che si sentono proprie perché scelte insieme. Quando le regole ti appartengono, le rispetti e i conflitti si prevengono.

Milano è sempre più un contesto internazionale. Quali sono oggi le complessità principali che incontra quando deve coordinare regole diverse tra sistemi come Italia, Regno Unito o Svizzera?

La complessità è enorme. Le regole cambiano radicalmente da giurisdizione a giurisdizione. Nel Regno Unito, il principio di fairness può portare a una divisione paritaria del patrimonio, indipendentemente dalla titolarità formale. In Svizzera, i patti successori, vietati in Italia, sono strumenti ordinari di pianificazione. La nostra sfida quotidiana è coordinare sistemi giuridici che parlano lingue diverse e costruire soluzioni che funzionino in tutti gli ordinamenti coinvolti. Questo significa che la pianificazione familiare oggi include anche la scelta strategica di dove trasferire la famiglia o la coppia, in giurisdizioni più o meno “convenienti” dal punto di vista legale e fiscale. Anche questa è pianificazione.

Nel modello anglosassone i gli accordi prematrimoniali sono uno strumento consolidato. Pensa che l’Italia stia davvero andando nella stessa direzione?

L’Italia ci sta arrivando, con i suoi tempi. La giurisprudenza sta progressivamente riconoscendo spazi di autonomia negoziale alla coppia. Le resistenze sono soprattutto culturali: parlare di soldi prima del matrimonio è ancora percepito come un gesto di sfiducia, “contro amore”. La vera sfida non è normativa ma narrativa. Dobbiamo cambiare il modo in cui si racconta il patto prematrimoniale: non è un atto difensivo, è un atto di responsabilità reciproca e di costruzione consapevole.

Sostiene che una corretta pianificazione matrimoniale possa incidere in modo determinante sulla protezione e trasmissione dei patrimoni familiari. Può fare un esempio concreto?

Un imprenditore italiano con patrimonio significativo sposa una cittadina straniera. Vivono tra Milano e Londra. Nessun accordo, nessuna pianificazione. Dopo dieci anni, il matrimonio entra in crisi. In UK, dove non esiste la separazione dei beni, il giudice può attribuire alla moglie fino al 50% dell’intero patrimonio familiare, inclusi gli asset aziendali. Un’esposizione patrimoniale devastante, che avrebbe potuto essere contenuta con un prenuptial agreement. Una due diligence prematrimoniale e una pianificazione strutturata non sono un lusso. Sono una necessità per chiunque abbia un patrimonio da proteggere. L’impatto è misurabile in milioni di euro.

Il suo approccio integra diritto di famiglia, contrattualistica e logiche da “business advisory”. Questo cambia anche il profilo del family lawyer. Qual è la sua visione per il futuro di questa professione?

Il family lawyer tradizionale, inteso come litigator che gestisce la crisi, è una figura importante ma non più sufficiente. Oggi serve un professionista ibrido, che unisca competenze di negoziazione, diritto contrattuale, governance societaria e sensibilità patrimoniale. Un avvocato che pensi come un advisor, non solo come un legale da contenzioso. L’ostinarsi a fare guerra in Tribunale distrugge, l’una e l’altra parte. Il pianificare consapevolmente costruisce fondamenta stabili e previene prima di ogni cura (amara).

È un cambio di paradigma radicale…

Questa è l’opportunità, e la visione corretta, per trasformare gli studi di diritto di famiglia. Per troppo tempo sono stati considerati di “serie B”, relegati alla gestione emotiva dei conflitti. La realtà è che, se interpretato correttamente, questo settore è la cabina di regia delle decisioni più importanti della vita di una persona. Se, come…

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nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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