OCF: per le aziende italiane gli avvocati sono sempre di più partner strategici

Le imprese italiane stanno ridefinendo in modo significativo il rapporto con gli avvocati, superando definitivamente l’idea di una consulenza limitata alle fasi patologiche della vita aziendale. Oggi il legale è sempre più percepito come un partner strategico, coinvolto in maniera continuativa nei processi decisionali e nella gestione ordinaria del business. È questo il quadro che emerge dal report “Imprese e Avvocati 2025”, commissionato dall’Organismo Congressuale Forense e realizzato da Format Research, giunto alla sua terza edizione.

L’indagine evidenzia un rafforzamento del legame tra imprese e professionisti: Oltre tre imprese su quattro (76,7%) si sono rivolte a un legale o a uno studio legale nel corso della loro attività, un dato in aumento rispetto al 2024 (75,6%). Ma è soprattutto la qualità della relazione a cambiare. Aumenta infatti la quota di imprese che considera il proprio legale un punto di riferimento stabile (41,6%), mentre diminuisce il ricorso occasionale (dal 62,6% al 58,4%). L’avvocato entra così nella dimensione strategica dell’impresa, contribuendo alla prevenzione dei rischi, alla negoziazione contrattuale e alle decisioni operative più complesse.

Parallelamente evolve anche il modello di scelta: accanto alla competenza, che resta centrale, crescono il peso della fiducia, dell’empatia e della specializzazione. Le aziende, secondo la ricerca, privilegiano liberi professionisti e studi di medie dimensioni, spesso capaci di offrire competenze integrate e un rapporto diretto, confermando il forte radicamento territoriale del mercato legale italiano.

I benefici della consulenza continuativa sono concreti: riduzione del contenzioso, miglior gestione dei crediti, maggiore forza contrattuale e incremento della credibilità verso stakeholder. Non sorprende quindi che oltre il 93% delle imprese si dichiari soddisfatto del servizio ricevuto, consolidando la percezione della consulenza legale come investimento e non più come costo.

Dal lato degli avvocati, tuttavia, il passaggio a un modello pienamente strutturato è ancora in corso: solo il 26% dichiara rapporti continuativi con le imprese, mentre la maggioranza opera ancora su base occasionale. Cresce però la prossimità operativa, con il 63% dei professionisti che svolge attività direttamente presso le sedi dei clienti.

Un ulteriore fattore di trasformazione è rappresentato dall’innovazione tecnologica. L’intelligenza artificiale è già utilizzata dal 61,5% degli studi, soprattutto per ricerca giurisprudenziale e redazione contrattuale. Le imprese, pur adottandola meno, ne riconoscono il potenziale, senza però mettere in discussione il ruolo dell’avvocato, legato alla capacità di interpretare il contesto e costruire relazioni fiduciarie.

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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