Con l’IA tornerà l’avvocato generalista? Video editoriale – Legalcommunity n. 353

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L’intelligenza artificiale potrebbe produrre un effetto paradossale sul mercato legale: riportare al centro una figura che sembrava destinata a scomparire, quella dell’avvocato generalista.

Negli ultimi trent’anni, la crescente complessità del diritto e la sofisticazione della domanda hanno spinto gli studi verso una specializzazione sempre più marcata. Si sono moltiplicate le practice, le sottospecializzazioni, le competenze verticali. Il valore del professionista è stato identificato, in misura crescente, con la profondità della sua conoscenza di una materia specifica.

L’avvento dell’IA rischia di cambiare questa equazione. Se la tecnologia diventa capace di analizzare normative, ricostruire orientamenti giurisprudenziali, confrontare documenti e produrre elaborazioni tecniche in tempi infinitamente più rapidi, la conoscenza specialistica, pur restando indispensabile, non sarà più sufficiente a distinguere un grande avvocato.

A fare la differenza sarà sempre di più la capacità di collegare i punti. Comprendere un problema nella sua interezza, leggere scenari complessi, anticipare conseguenze, elaborare strategie che tengano insieme diritto, economia, tecnologia e dinamiche di mercato.

Non si tratta, naturalmente, di tornare all’avvocato che sa un po’ di tutto e nulla in profondità. Il nuovo generalista sarà piuttosto un professionista dotato di solide competenze tecniche, ma soprattutto di una visione trasversale. Qualcuno capace di governare la complessità anziché limitarsi a risolverne singoli frammenti.

È una trasformazione che riguarda anche il modo in cui gli studi selezionano, formano e valorizzano i propri talenti. Perché se l’IA può moltiplicare le competenze disponibili, non può sostituire automaticamente il giudizio di chi deve decidere come utilizzarle.

Forse il futuro della professione non appartiene a chi conosce più risposte, ma a chi sa formulare le domande giuste. E soprattutto sa capire che cosa farne.

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