L’avvocato è insostituibile. Ma quale avvocato? Video Editoriale – Legalcommunity n. 352

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Al congresso dell’Aiga, a Rimini, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto rassicurare i giovani avvocati: la loro figura resterà insostituibile. E per spiegare perché ha evocato due dimensioni della mente e del cuore: l’esprit de géométrie e l’esprit de finesse. La capacità di ragionare, analizzare, costruire un percorso logico. Ma anche quella di intuire, comprendere le persone, cogliere le sfumature che nessun algoritmo può davvero restituire.

Tutto vero. O, almeno, tutto condivisibile. Ma c’è un pezzo di ragionamento che vale la pena aggiungere.

L’avvocatura non può limitarsi a rivendicare la propria insostituibilità. Deve anche chiedersi a quali condizioni saprà conservarla. Perché il mercato legale di domani non sarà semplicemente quello di oggi, con qualche strumento tecnologico in più. Cambieranno il lavoro, le aspettative dei clienti, i modelli organizzativi e il valore riconosciuto alle diverse competenze.

La domanda, allora, non è soltanto se l’intelligenza artificiale potrà sostituire l’avvocato. È anche quali avvocati avranno un ruolo e un posto nel mercato che si sta costruendo. Con quali competenze, quali capacità relazionali, quale visione strategica. E con quale disponibilità a ripensare il proprio modo di lavorare.

Perché avere una mente geometrica e un cuore capace di finezza è un patrimonio prezioso. Ma non basta se non si è capaci di leggere il cambiamento, di governare la tecnologia e di capire che cosa serve davvero ai clienti.

Insomma, per restare insostituibili non basta difendere ciò che siamo. Bisogna capire ciò che stiamo diventando.

E forse lo spirito che i professionisti non devono perdere, per conservare il proprio posto sulla scena, non è soltanto quello della geometria o della finezza.

È lo spirito del tempo.

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