C’è una figura mitologica che da vent’anni popola i corridoi degli studi legali italiani e internazionali, sfuggendo a ogni tentativo di classificazione scientifica: l’avvocato fantasma. Non va confuso con il collega distratto, né con quello che arriva tardi alle conference call. È un’entità ben più misteriosa: presente nei comunicati stampa, assente nelle sale riunioni, nominato nei deal team, invisibile alle controparti. Un professionista che, per dirla con il rigore tecnico che la materia esige, c’è ma non si vede.
Ebbene, dopo decenni di silenzi imbarazzati e testimonianze sussurrate nei corridoi dei grandi studi, il mercato sembra finalmente pronto ad accogliere la figura professionale deputata a fare ordine in questo universo parallelo: l’avvocato Ghostbuster.
Il suo mandato è semplice quanto delicato: rintracciare i professionisti che risultano formalmente assegnati a un’operazione — finanziamento, fusione, acquisizione — ma che nessuno, tra le controparti, i consulenti della parte avversa o persino i propri soci, ha mai effettivamente incontrato, sentito o lontanamente percepito. Erano nel team, questo è certo. Il cliente lo giura. Poi però, nel bel mezzo della due diligence, nel pieno delle negoziazioni, del collega in questione si perdono le tracce come di un ectoplasma sotto i raggi del sole.
La situazione, già sufficientemente complessa, rischia ora di diventare ingestibile con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Se il contratto si scrive da solo, la legal opinion si genera automaticamente e il comunicato stampa viene diffuso in autonomia, la domanda che aleggia sinistra nelle stanze dei bottoni degli studi è una sola: ma chi ha negoziato tutto questo? E soprattutto — eccola, la vera questione — il collega che figura nel comunicato era un essere umano in carne e ossa, o già una proiezione algoritmica ante litteram?
L’avvocato Ghostbuster del futuro non redigerà clausole. Armato di trascrizioni di call, log di accesso alle data room e screenshot di email con orari sospetti, dovrà smascherare apparizioni strategiche, liberare i comunicati stampa da presenze ectoplasmatiche e restituire al mercato quella certezza fondamentale che ogni operazione richiede: sapere chi era davvero al tavolo. Il compenso, si presume, sarà commisurato all’entità del paranormale.
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