Studi professionali, il private capital bussa (ancora) alla porta dei commercialisti
Il mercato italiano dei servizi professionali è entrato nel mirino dei fondi di private capital. Nell’arco di pochi mesi si sono succedute una serie di operazioni che segnalano una tendenza ormai strutturale: il consolidamento degli studi di commercialisti e consulenti fiscali attraverso l’ingresso di capitali privati e la costruzione di piattaforme aggregative di dimensioni nazionali.
L’ultima operazione in ordine di tempo riguarda Studio Rock, fondato nel 1977, che ha aperto il proprio capitale a Montefiore Investment. La partnership, presentata come un sodalizio di lungo periodo, punta a fare dello studio una piattaforma di riferimento nel mercato italiano della consulenza fiscale e societaria, attraverso crescita organica, investimenti tecnologici e acquisizioni mirate. Il managing partner Fedele Gubitosi ha sottolineato l’intenzione di mantenere al centro «la professione di Dottore Commercialista, la qualità del servizio e la relazione fiduciaria con il cliente», mentre Simone Rodi di Montefiore ha inquadrato l’operazione in un contesto di mercato caratterizzato da frammentazione e crescente complessità normativa.
Poche settimane prima, il fondo europeo AnaCap aveva compiuto il proprio ingresso nel settore con l’acquisizione di una quota di maggioranza di Cattaneo Dall’Olio Rho & Partners — CDR Tax & Legal Group, studio bergamasco con 114 collaboratori e una base di ricavi per il 70% ricorrenti. L’operazione è il primo investimento della piattaforma Titan, con cui AnaCap punta ad aggregare studi indipendenti a forte radicamento territoriale nel Nord e Centro Italia. A guidare Titan sarà Fabiano Quadrelli, già CEO di PwC Business Services, che porterà con sé l’esperienza maturata in una practice di consulenza cresciuta fino a 3.000 professionisti.
Sul fronte delle aggregazioni indipendenti, Studitalia — partecipata da Milano Capital dal settembre 2024 — ha integrato due nuovi studi, Spaggiari-Pivetti (Modena) e Merchants Square Professionisti Associati (Milano), superando i 27 milioni di euro di fatturato complessivo. Il modello di Studitalia, guidata dal presidente Dario Mazzolini, si distingue per la valorizzazione delle identità locali degli studi acquisiti, con i soci fondatori che mantengono ruoli di leadership all’interno della piattaforma.
A inaugurare l’anno era stata invece l’operazione Spada Partners, con l’acquisizione di una quota di maggioranza da parte di Quant>ICO — denominazione commerciale di Quantico Investment Club Opportunities, club deal company co-fondata dal CEO Antonio Da Ros (ex Mediobanca e Lazard), dal presidente Paolo Langè (ex Cordusio e Banca Leonardo) e dal notaio Angelo Busani. Quantico, che opera in partnership esclusiva con UniCredit e ha raccolto circa 600 milioni da oltre 100 investitori privati, punta a raggiungere 150 milioni di fatturato aggregato in quattro o cinque anni, con conversazioni aperte con oltre 15 studi nelle principali aree di business italiane.
A guidare questo fenomeno sono almeno tre fattori convergenti. Il primo è strutturale: il mercato italiano dei servizi professionali è tra i più frammentati d’Europa, dominato da studi di piccole e medie dimensioni che faticano a sostenere investimenti in tecnologia, intelligenza artificiale e gestione delle risorse umane. Il secondo è generazionale: molti studi si trovano ad affrontare il passaggio del testimone senza una successione interna strutturata, rendendo l’apertura a un partner finanziario una soluzione attraente. Il terzo è normativo: la crescente complessità regolamentare spinge i clienti verso interlocutori multidisciplinari e di maggiori dimensioni.
Il modello che si sta affermando tende a preservare l’autonomia operativa e il brand degli studi acquisiti, puntando invece sulla condivisione di infrastrutture, governance e leva finanziaria. Una formula che, almeno nelle intenzioni, prova a conciliare la logica industriale del consolidamento con la natura fiduciaria e relazionale della professione.