Sergio Erede, il gigante che ha costruito la business law italiana
Una leggenda. Sergio Erede è stato un gigante della business law italiana. È venuto a mancare all’improvviso, proprio nei giorni in cui i soci e i colleghi dello studio che aveva fondato nel 1999, insieme a Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo, trasferivano il quartier generale milanese dallo storico indirizzo di via Barozzi all’ex palazzo Inail di via Fatebenesorelle, a Porta Nuova.
Sergio Erede aveva compiuto 86 anni lo scorso 14 agosto. Ha dedicato sessant’anni alla professione legale. Tra gli ultimi dossier passati sulla sua scrivania, e di cui avevamo dato notizia su Legalcommunity, c’è l’assistenza a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio di cui è stato storico consulente, azionista di Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca, nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio promossa nel gennaio 2025 da MPS su Piazzetta Cuccia.
Ma la storia professionale di Erede è legata a un elenco sconfinato di operazioni. Anzi, a buona parte della recente storia economica e finanziaria italiana: dalla madre di tutte le Opa, la scalata a Telecom del 1999, alla conquista di Rcs da parte di Urbano Cairo. Tra i suoi clienti figuravano alcuni dei maggiori industriali del Paese: Del Vecchio, Salini, Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, De Benedetti, Colaninno, Caprotti, Benetton.

Nato a Firenze nel 1940, figlio di un grande direttore d’orchestra e appassionato di musica classica, Erede ha messo il proprio talento al servizio della professione legale. Si è laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano e ha poi conseguito un Master of Laws ad Harvard. All’inizio della carriera ha collaborato con Hale & Door a Boston e, successivamente, con Sullivan & Cromwell a New York. Dal 1965 al 1969 ha diretto l’ufficio legale di IBM Italia. Durante gli anni della formazione professionale ha così conosciuto da vicino il mondo delle law firm internazionali e compreso dall’interno come funziona una grande corporation e come ragiona il suo cervello legale.
Nel 1969 ha fondato lo studio Erede Bianchi, diventato Erede e Associati nel 1995, affermandosi nell’M&A, nei capital markets e nel relativo contenzioso. È entrato presto a far parte di quella ristrettissima cerchia di professionisti che si occupavano di impresa e finanza, un’élite composta da pochissimi notabili in Italia: Franzo Grande Stevens, Guido Rossi, Carlo d’Urso, Alessandro Pedersoli, Natalino Irti, Berardino Libonati e pochi altri.

Nel 1999 ha fondato, insieme a Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo, lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo. Una delle più importanti fusioni tra studi legali nella storia della business law italiana, anche perché ha segnato la nascita di questo settore nel nostro Paese nella sua forma moderna.
Erano gli anni in cui le law firm internazionali sbarcavano in Italia. L’avvocatura d’affari veniva investita dalla potenza di queste corazzate anglosassoni: fatturati miliardari, centinaia di avvocati, sedi in mezzo mondo e un’organizzazione da vere e proprie multinazionali del diritto.

Erede ha sempre sottolineato, tuttavia, che la nascita di Bonelli Erede Pappalardo non fu semplicemente una reazione alle «invasioni barbariche» cui l’avvocatura d’affari nazionale stava assistendo. Fu, prima di ogni altra cosa, la conseguenza della volontà di cogliere le opportunità che il mercato italiano offriva in quel momento storico a chi dimostrava di avere «capacità di fare m&a. Da qui la necessità per tutti noi, titolari di studi boutique, di allargarci».
Nel 2015 Bonelli Erede Pappalardo è diventato BonelliErede, ufficializzando il compimento di un processo di istituzionalizzazione. Da allora lo studio ha consolidato un primato nazionale rimasto intatto fino a oggi. Nel 2025 ha totalizzato ricavi per 258,5 milioni di euro, con 581 professionisti, di cui 95 partner.

BonelliErede è diventato così non soltanto un campione nazionale, ma anche uno dei protagonisti della sfida alle mega law firm anglosassoni. Insieme a insegne come Chiomenti e Gianni & Origoni, ha dimostrato che quelle corazzate, che sembravano sul punto di prendersi l’Italia a scapito dell’avvocatura nazionale, non erano imbattibili. E ha contribuito ad affermare una terza via all’avvocatura d’affari: una via italiana, capace di coniugare organizzazione e struttura professionale, da un lato, tradizione e radicamento territoriale, dall’altro.
Sergio Erede resterà tra i fondatori della business law italiana e tra i suoi interpreti più talentuosi e raffinati.

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