Salvo Arena, l’italiano che ha conquistato il cuore legale di New York

di nicola di molfetta

Da San Berillo a New York. Da un quartiere difficile di Catania alla vetta della professione legale internazionale. La storia dell’avvocato Salvo Arena, socio di Chiomenti e responsabile della sede dello studio nella Grande Mela, punto di riferimento dell’M&A italiano negli Stati Uniti, sembra uscita da un romanzo di formazione: un ragazzo cresciuto ai margini che coltiva un sogno più grande di lui e lo realizza grazie all’impegno e alla tenacia. In un business di persone, lui si è rivelato un asset fondamentale per lo studio. Ed è per questo che, nel numero di Monografie dedicato all’America abbiamo deciso di raccontare, per la prima volta, la sua storia.

Qualcuno lo chiama il Dean degli avvocati stranieri a New York. Ma Salvo Arena non dimentica da dove è partito. «A San Berillo ho assimilato i valori della lealtà, del rispetto, dell’amicizia. E la consapevolezza che solo la formazione mi avrebbe portato lontano», racconta. È lì, tra libri, film e racconti raccolti quasi per caso, che prende forma il suo “sogno americano”. A Catania sceglie Giurisprudenza, convinto che la mobilità sociale passi dall’università e dall’apertura al mondo.

La prima finestra sull’estero arriva con l’Erasmus in Belgio, che lo spinge a puntare a un master fuori dall’Italia. Ma il divario tra ambizione e possibilità è enorme: inglese incerto, risorse scarse, opportunità poche. Arena però insiste. Concluso il corso di laurea con 110/110 e lode, inizia la pratica nello studio del professore Vincenzo Di Cataldo. Nel mentre, frequenta il laboratorio linguistico di Scienze Politiche per preparare il Toefl e raccoglie i fondi necessari per “tentare il grande passo” così come può. «La madre della mia fidanzata di allora mi presta un milione di lire per le application che mando ad Harvard, Columbia, Berkeley e Cambridge. Solo dopo ho capito quanto siano state decisive, per l’ammissione, il dottorato, l’MBA all’Imperial College e le pubblicazioni scientifiche che avevo». Viene preso in tutte e quattro le università. Opta per Harvard: una scelta che orienterà la sua vita in modo determinante.

Nell’estate del 1999 diventa uno dei pochi siciliani a frequentare l’Harvard Law School. Alloggia nella stanza più piccola del dormitorio più economico. «Le prime lezioni furono molto challenging: l’inglese era buono ma non sufficiente per sentirmi davvero a mio agio, e il metodo di studio era completamente diverso da quello italiano. Tutti i JDs (gli studenti americani che frequentano il corso di laurea, ndr) usavano già il laptop, mentre io non avevo mai toccato un computer. Il livello della classe era altissimo, sia intellettualmente sia per background sociale ed economico».

A colmare il divario lo aiutano disciplina e preparazione pregressa. Durante il dottorato aveva studiato in profondità i testi di tre professori proprio di Harvard (Coates, Bebchuk, Kraakman): un ponte intellettuale che gli permette di recuperare terreno in fretta. Resta però l’urgenza di sostenersi economicamente. Arena mette insieme un mosaico di fonti – assegno di ricerca, prestiti, contributi privati – che definisce «un’impresa». «La Provincia di Catania mi chiese di andare al National Archive per selezionare cento foto sullo sbarco degli alleati in Sicilia; la facoltà bandì un assegno di ricerca a cui potevo concorrere; la Comit aveva appena creato un loan per master negli Stati Uniti, che ottenni; poi arrivò un prestito dal Fondo Studenti Italiani e, infine, l’aiuto di alcuni genitori di miei amici». Mesi durissimi, dice, ma decisivi. «Un giorno mi piacerebbe istituire borse di studio per chi non ha le risorse per inseguire i propri obiettivi».

Con l’LL.M. in tasca arriva la Job Fair e poi l’offerta di Shearman & Sterling a New York, nel dipartimento M&A: il primo vero passo nella sua futura vita americana. «Cinque giorni dopo essermi sposato ero già a New York per iniziare la carriera. Anni indimenticabili, che mi hanno fatto capire che questa era la città in cui volevo vivere». Qui apprende la metodologia degli studi statunitensi: organizzazione, ossessione per la qualità, rigore operativo.

Intanto cresce il suo legame con Harvard. Il 4 aprile di quest’anno ha ricevuto l’Harvard Law School Award, riconoscimento rarissimo assegnato per straordinaria carriera, integrità e leadership. «Uno dei giorni più importanti della mia vita. La consegna dell’Award è avvenuta alla presenza di oltre 1000 Alumni, inclusi i miei classmate. Negli ultimi 40 anni l’Harvard Law School Award è stato conferito solo a 62 persone, tra cui il presidente Obama, il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, giudici della Corte Suprema (Justice Brown Jackson e Justice Breyer), professori universitari, Ken Frazier (ex ceo di Merck), Deval Patrick (ex governatore del Massachusetts), la senatrice Elizabeth Warren, Kenneth Chenault (ex ceo di American Express)». Ma possiamo dire che Arena a Harvard ha ricoperto tutte le cariche esistenti. «Sono stato presidente della Harvard Law School Association Worldwide dal 2014 al 2016 (primo non americano a ricoprire la carica, ndr). Inoltre, ho ricoperto il ruolo di presidente della Harvard Law School Association (Hlsa) of Europe e da nove anni sono il presidente della Hlsa di New York, chair della Hlsa Private Equity SIG e governor della Hlsa of Europe».

Dopo l’esperienza in Shearman & Sterling, Arena incontra Chiomenti, allora intenzionato a rafforzare la presenza a New York. «Sono entrato nel gennaio 2006 da associate. Il compito era sviluppare la sede, acquisire clienti e prendere incarichi da altri studi legali (referrals), fondi di private equity e corporations. Preparai un business plan condiviso con la leadership, definendo strategia e obiettivi». Lunghissimo il suo track record di questi anni. Lui cita in particolare due operazioni. La joint venture Prudential–UBI Banca che, nel 2008, contribuisce a farlo diventare socio. E poi l’acquisizione della Fiorentina da parte di Rocco Commisso, chiusa in soli 17 giorni: «L’operazione più rapida che abbia mai fatto. Un’operazione intensissima. Da lì ho iniziato a seguire anche deal nel settore calcistico, inclusi progetti legati agli stadi». In questo percorso, di operazioni e risultati, l’avvocato è diventato il co-head della practice area private equity dello studio e il responsabile della practice area International per la quale riporta direttamente ai due managing partner Filippo Modulo e Gregorio Consoli.

Arrivare così in alto in una piazza difficile come New York richiede competenze che vanno oltre la dimensione tecnica. «Guidare una sede estera, qui, richiede una componente personale forte: capacità relazionali e commerciali, oltre alle competenze legali. Occorre essere percepito come un avvocato e non come un mero “rep”, il cliente ha bisogno di parlare con un avvocato, di interfacciarsi con un avvocato, di sapere che oltre al rapporto sociale può sempre contare su un avvocato».

Le differenze culturali restano nette. «Gli americani sono pragmatici, diretti, commerciali. Spesso il mio ruolo è costruire ponti, evitare che un deal salti per incomprensioni culturali. Capire entrambi i linguaggi è fondamentale».

Oggi Arena è, di fatto, il principale avvocato italiano stabilmente basato a New York, in un contesto in cui molte sedi americane di studi italiani sono nate e scomparse. «Sono a New York da vent’anni. Mi chiamano il Dean degli avvocati stranieri», sorride. «Chiomenti ha creduto nella visione di un partner stabile qui. È una scelta che ha fatto la differenza».

La sua rete di relazioni – in gran parte intrecciata alla professione – è ormai parte integrante del suo ruolo. Un valore aggiunto che rende unico il suo profilo, e che si costruisce con il tempo e l’impegno. La full practice, cioè il fatto che segua operativamente tutte le transazioni, è un pilastro essenziale della sua reputazione. L’altro è la dedizione totale: «La mia vita, anche nel weekend, ruota attorno al lavoro. Amo quello che faccio. Ho ancora la stessa “sana ossessione” degli inizi».

L’articolo compare nel nuovo numero di Monografie. Clicca qui e scarica gratis la tua copia

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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