Riforma forense, via libera definitivo del Senato: nuove regole per professione, compensi e accesso

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense con 114 voti favorevoli, nessun contrario e 19 astensioni. Il testo, già licenziato dalla Camera lo scorso 27 maggio senza successive modifiche, diventa ora legge, aprendo la strada ai decreti legislativi attuativi che dovranno essere adottati entro sei mesi.

Per il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto si tratta di una riforma “di ampio respiro” che punta a modernizzare la professione, rafforzandone il ruolo costituzionale e dotando l’avvocatura di strumenti più adeguati ai cambiamenti della giurisdizione e del contesto economico.

Tra le principali novità spicca l’ampliamento delle attività riservate agli avvocati. Oltre alla difesa in giudizio, rientrano infatti la negoziazione assistita, la mediazione obbligatoria o demandata dal giudice e la consulenza legale stragiudiziale svolta in modo continuativo e organizzato. Viene inoltre ribadita la tutela dell’indipendenza professionale, rafforzato il segreto professionale e reintrodotto il giuramento dell’avvocato, abolito con la riforma del 2012.

Sul fronte organizzativo, la legge disciplina in modo organico associazioni professionali e società tra avvocati, confermando che i professionisti dovranno detenere almeno i due terzi del capitale e dei diritti di voto nelle STA, pur consentendo l’ingresso di soci di capitale con limiti stringenti.

Importanti interventi riguardano anche l’accesso alla professione. Resta il tirocinio di 18 mesi, ma con almeno un anno di frequenza obbligatoria delle scuole forensi. Cambia anche l’esame di Stato, che sarà articolato in due prove scritte e un orale con forte taglio pratico.

La riforma interviene infine sulla governance degli ordini, introducendo limiti ai mandati, criteri di equilibrio di genere, un nuovo sistema elettorale per il CNF e una revisione del sistema disciplinare, con termini certi per i procedimenti e la possibilità di riabilitazione per gli iscritti sanzionati, esclusi i casi di radiazione.

L’effettiva portata della riforma sarà però definita dai decreti attuativi, chiamati a tradurre in norme operative il nuovo assetto dell’avvocatura italiana.

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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