mercoledì 25 nov 2020
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Retribuzione dei praticanti avvocati, il ministero crea un benchmark

Retribuzione dei praticanti avvocati, il ministero crea un benchmark

di nicola di molfetta

Pagare i praticanti, lo diciamo da sempre, dovrebbe essere un obbligo. Oggi, come sappiamo, la legge professionale forense stabilisce che i tirocinanti vadano retribuiti. Ma allo stesso tempo non dice quanto. E soprattutto indica una serie di linee di principio che, di fatto, rendono la retribuzione dei praticanti ancora un privilegio destinato a una minoranza di giovani aspiranti avvocati. Mentre la stragrande maggioranza si bacia i gomiti quando ottiene un briciolo di rimborso spese.

Nei giorni scorsi, però, qualcosa è cambiato. Perché con la pubblicazione dei nominativi dei primi tirocinanti ammessi a svolgere un periodo di pratica negli uffici giudiziari, il ministero della Giustizia guidato da Andrea Orlando ha, più o meno volutamente, creato quello che gli inglesi chiamerebbero un benchmark. Noi potremmo dire un punto di riferimento tariffario. Un termine di paragone.

Infatti, i 1.308 giovani laureati entrati in graduatoria (si veda l’articolo su legalcommunity.it) oltre alla possibilità di svolgere dei mesi di pratica al fianco dei magistrati nei tribunali, percepiranno anche una borsa di studio di 400 euro al mese. Certo non si tratta di una somma eclatante. Ma il punto non è questo.

Il punto è che con questo primo stanziamento (che complessivamente supera i 3 milioni di euro) via Arenula ha, di fatto, introdotto un minimo retributivo a cui, da oggi in poi, chiunque voglia prendere in studio un praticante, potrà derogare con grande difficoltà. Se il ministero riconosce almeno 400 euro al mese a un praticante, in base a quale motivo, da ora in avanti, uno studio potrà decidere di pagarne meno o di non corrispondere alcuna somma ai suoi tirocinanti?

Certo, come abbiamo raccontato sul numero 42 di MAG ci sono studi legali in cui un praticante può essere pagato anche 2.500 euro al mese. Tuttavia, come sappiamo, si tratta di realtà minoritarie persino all’interno del piccolo mondo “dorato” degli studi legali d’affari dove, soprattutto nelle associazioni italiane, la retribuzione di un trainee, oscilla mediamente da un minimo di circa 13mila a un massimo di circa 18mila euro l’anno.

Nella stragrande maggioranza dei casi, invece, i giovani praticanti sono una risorsa a costo zero per gli avvocati e i loro studi legali. Tanto che l’onorevole Andrea Mazziotti (Scelta civica) presidente della commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, socio dello studio legale Lombardi Molinari Segni, ha presentato un progetto di legge che mira proprio a sradicare un fenomeno che lo stesso parlamentare ha definito in più occasioni un “unicum” del nostro Paese. Mazziotti nella sua proposta (che peraltro punta a introdurre un minimo retributivo anche per i praticanti degli studi notarili e di commercialisti) suggerisce pure che i rapporti di collaborazione tra praticante e studio siano regolati da un apposito contratto.

Diversamente, nota l’avvocato e parlamentare, perseverare in questa situazione finisce con lo svilire la laurea e il titolo professionale favorendo chi approfitta di una condizione di necessità e dipendenza dei professionisti. Soprattutto di quelli più giovani.

Al momento, i firmatari del progetto di legge sono 25.

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