Portolano Cavallo vince con Netflix in Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha posto fine al contenzioso promosso dalla collecting Artisti 7607 contro AGCOM e Netflix in materia di equo compenso, respingendo l’appello e confermando integralmente la precedente sentenza del TAR Lazio e la delibera dell’Autorità. Netflix è stata assistita da Portolano Cavallo.
Il team legale
Per Netflix, Portolano Cavallo ha operato con un team composto dagli avvocati Ernesto Apa, Filippo Frigerio, Maria Vittoria La Rosa e Micael Montinari.
Il procedimento ha avuto origine da due esposti presentati da Artisti 7607 ad AGCOM: la collecting sosteneva che le informazioni fornite da Netflix fossero incomplete e non sufficienti a consentire il calcolo delle somme dovute agli attori titolari dei diritti connessi. AGCOM, il TAR Lazio e infine il Consiglio di Stato hanno tuttavia riconosciuto che Netflix ha operato correttamente, stabilendo che è stata Artisti 7607 a violare l’obbligo di fornire i dati relativi a tariffe e rappresentatività.
Il precedente in materia di rappresentatività
La decisione fissa un principio rilevante per la gestione collettiva dei diritti nel settore audiovisivo: i dati sulla rappresentatività della collecting nel catalogo di un operatore come Netflix sono indispensabili per determinare l’equo compenso. Secondo quanto stabilito dall’Autorità, Artisti 7607 avrebbe dovuto indicare, per ciascuna opera, l’identificazione dei propri artisti mandanti con un ruolo di notevole importanza artistica — distinguendo tra artisti primari e comprimari, attori video e doppiatori — nonché l’incidenza percentuale di tali artisti sul totale degli aventi diritto dell’opera.