Onda Osteria: creatività, consistenze e nuove prospettive di gusto in via Savona

di Le Tavole della Legge*

C’è un’energia giovane e creativa che attraversa via Savona, tra showroom della moda, botteghe di designer e luoghi di ritrovo che alimentano la vita culturale milanese, dal cinema Mexico a BASE, fino al Mudec. Onda intercetta bene questo spirito e lo porta a tavola con una cucina che gioca con consistenze e sapori, accostando ingredienti e suggestioni in modo intelligente, senza perdere di vista l’equilibrio.

A pranzo, il locale è vivace, forse anche troppo: l’insonorizzazione non è impeccabile e il brusio finisce per accompagnare la conversazione. Ma il servizio, celere e cortese, e il ritmo ben calibrato della cucina aiutano a trovare la giusta sintonia anche durante un incontro di lavoro.

Si comincia con un parfait di funghi, gambero marinato e Lao Gan Ma: un ingresso sapido e avvolgente, in cui la spinta piccante della celebre salsa cinese viene ammorbidita dalla mousse di funghi, mentre la polpa del crostaceo crudo dà profondità e carattere all’insieme.

Poi, due strade diverse. Il mio ospite sceglie le stelline cacio e pepe con scampi crudi e gel di limoni fermentati; io punto sul piatto signature della casa, una pasta e fagioli con astice confit. Due interpretazioni che lavorano per contrasti e armonie, con una buona gestione delle consistenze e una persistenza gustativa che invita a rallentare, assaggiare e commentare. È una cucina creativa che non cerca l’effetto a tutti i costi, ma apre prospettive nuove partendo da sapori riconoscibili.

Niente dessert, ma due caffè a testa. Non per fretta, al contrario: il pranzo si allunga perché si sta bene e le chiacchiere di lavoro hanno ancora qualcosa da dire. Del resto, Onda propone anche una formula più semplice per la pausa infrasettimanale: nei giorni della nostra visita, polpette al sugo con ricotta salata, udon saltati con verdure e zenzero, ravioli di magro burro e parmigiano.

Il vino? Era lunedì, e ci siamo concessi una pausa dall’alcol. La carta, però, merita un’occhiata in vista di una visita serale: dal Bourgogne blanc di Vincent Couche al Montepulciano di Emidio Pepe, le etichette adocchiate promettono un altro buon motivo per tornare.

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