Lo studio “AI native” diventa un unicorno… negli Usa
L’intelligenza artificiale non si limita più a vendere tecnologia agli studi legali. C’è chi ha deciso di costruire direttamente uno studio d’affari attorno all’AI. È il caso di Norm Ai, startup americana fondata nel 2023 da John Nay, che ha appena raccolto 120 milioni di dollari in un round Series C raggiungendo una valutazione di 1,2 miliardi di dollari. Un risultato che la consacra tra gli unicorni della legal tech e che accompagnerà un’ulteriore accelerazione nello sviluppo di Norm Law, la law firm AI-native affiliata al gruppo.
Secondo quanto riportato da Non Billable, la strategia di Norm si discosta da quella seguita dalla maggior parte delle società di legal AI. Anziché sviluppare software destinato agli studi legali, la società utilizza la propria tecnologia per alimentare un modello di erogazione dei servizi legali nel quale gli agenti di intelligenza artificiale svolgono gran parte del lavoro operativo, mentre gli avvocati senior intervengono nella supervisione, nella validazione e nell’assunzione delle decisioni professionali.
L’altro elemento distintivo riguarda il modello economico. Norm Law afferma di applicare compensi basati sui risultati ottenuti e non sulle ore fatturate, mettendo così in discussione il tradizionale sistema del billable hour, ancora dominante nel mercato legale internazionale.
Per sostenere questa crescita, lo studio ha avviato un’intensa campagna di recruiting tra le grandi law firm americane. Negli ultimi mesi sono entrati professionisti provenienti da Kirkland & Ellis, Sidley Austin, Ropes & Gray, Pillsbury e Cooley, tra cui John Budetti, nominato co-head della practice dedicata ai fondi di private capital, e Mike Schmidtberger, già presidente dell’executive committee di Sidley Austin, oggi chairman dello studio.
Particolarmente interessante è anche l’assetto societario. Negli Stati Uniti le regole deontologiche impediscono ai non avvocati di detenere partecipazioni negli studi legali. Per superare questo limite, Norm ha separato la società tecnologica dalla law firm: gli investitori finanziano Norm Ai, mentre Norm Law rimane una struttura posseduta dagli avvocati che utilizza la piattaforma in licenza.
Il caso Norm rappresenta uno dei segnali più evidenti dell’evoluzione in corso nel mercato dei servizi legali. Se finora l’intelligenza artificiale è stata soprattutto uno strumento a disposizione degli studi, ora iniziano ad affermarsi operatori che la assumono come elemento fondativo dell’intero modello organizzativo, combinando capitale di rischio, tecnologia e professionisti provenienti dall’élite dell’avvocatura d’affari.