La rubrica Le Tavole della Legge diventa settimanale (sì, avete capito bene)
Diciamocelo, un mese di attesa per il prossimo consiglio gastronomico è davvero troppo. Soprattutto quando di mezzo ci sono avvocati che, tra un closing e l’altro, hanno sviluppato un palato sopraffino e una resistenza al panino alla scrivania degna di miglior causa. Per questo Le Tavole della Legge, pur continuando il suo appuntamento mensile sul magazine, aggiunge una nuova dimensione settimanale. Perché, se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi anni è che la community di professionisti appassionati di buona cucina è cresciuta, si è consolidata, e continua a segnalare indirizzi sempre più ricercati. Quest’anno, poi, arriverà la seconda edizione della guida edita da LC Publishing (il link alla prima pubblicazione). Il che significa che questo non è più solo un passatempo tra bilance e codici, ma una vera missione: costruire una rete di avvocati che si riconoscono non solo per la qualità degli atti processuali, ma anche per la scelta del ristorante dove festeggiare una vittoria, consolarsi dopo una sconfitta, o semplicemente godersi un momento di pura pausa e godimento nel tran-tran quotidiano. Quindi: stesso spirito, stesso movente, ma con un ritmo che vi terrà compagnia ogni venerdì. Perché in fondo, anche gli avvocati hanno diritto a una pausa pranzo che sia qualcosa più di una parentesi tra due udienze.
Scopri l’indirizzo scelto dalla redazione di Legalcommunity per questa settimana.
Ultra porta pizza e mixology d’autore nel cuore di Porta Romana
Di letizia ceriani
VIA PIER LOMBARDO 1, MILANO – +39 02 3829 2843
Esistono due categorie di persone. Quelli che la pizza la mangiano, senza se e senza ma, una volta a settimana – solitamente di venerdì o di domenica sera, quasi a concedersi un primo o ultimo sfizio nel weekend – e quelli che negano di sentirne l’esigenza, che va bene che siamo italiani ma non è che la pizza la si mangia tutti i giorni; di conseguenza non la mangiano quasi mai, ma se succede, si ripromettono di mangiarla più spesso – perché quanto è buona la pizza, specialmente se made in Italy. A soddisfare pretenziosi palati e fastidiose abitudini, decine di mastri pizzaioli, incalliti o in erba, negli ultimi anni sono scesi sulla piazza enogastronomica più affollata del globo proponendone una propria versione: chi classica, chi bassa e croccante, chi alta e soffice, chi gourmet e contemporanea.

A Milano, tra le varie proposte, spicca quella di Ultra, locale aperto nella primavera 2024 e nato dal progetto di Dom Carella e Fabrizio Margarita, con un team giovane e cosmopolita. Ad accompagnare – rubando un po’ la scena – la ricca carta di pizze e piccoli piatti, una invidiabile proposta beverage costruita su un’ottima conoscenza del mondo cocktail. Ce n’è davvero per tutti i gusti, senza esclusione di colpi nemmeno per le versioni no e low alcohol, attualissimo terreno di prova per chiunque voglia definirsi esperto di mixology; e, vi dirò, la versione “vergin” spesso batte quella originale. Riuscitissimi l’Ultra High – fatto di spirito analcolico, mela verde e rafano – e l’Ultra Soft – rivisitato con ibisco, yuzu e, per un tocco divertente, una granella di zucchero scoppiettante “à la Frizzy Pazzy”. Alcuni drink, ci racconta la bar tender di sala, sono ispirati al mondo sei suoni, a voler presentare l’esperienza acustica in formato liquido.
Per quanto riguarda la cucina, si spazia da pizze di vario impasto e cottura a piattini pensati per la condivisione – come vitello tonnato, polpettine, tartare di vario tipo -, ma stasera ci concentriamo sul core del locale. La proposta include sia una versione napoletana, alta e cicciotta, che quella romana – bassa e croccante – e in particolare le signature osano molto con gli abbinamenti, mischiando vegetale, carne, salse e formaggi dal gusto decisamente spinto.
Iniziamo addentando una focaccia farcita con prosciutto crudo irpino stagionato 24 mesi, una dolcissima salsa di fichi, mousse di gorgonzola e mandorle; il morso mantiene sapori e consistenze, dolcezza e acidità, golosità e morbidezza. Per continuare a solleticarci l’appetito, assaggiamo anche una montanarina – attenzione perché qui, davvero, una tira l’altra – qui con zucca marinata, salsa al sesamo e burrata; come mamma Napoli insegna, la pizzetta viene prima fritta e poi passata al forno in modo da cancellare, per quanto possibile, “l’effetto unto” mantenendo una gustosa croccantezza. Gli accostamenti anche qui sono alquanto eclettici.

Infine, testiamo le pizze della tradizione. Innanzitutto, la Ultra Napoli – con pomodoro San Marzano, crema di bufala, acciughe di Cetara, salsa verde e olive; in questo caso l’impasto è quello tradizionale napoletano, il cornicione è alto, l’impasto tiene bene il ripieno. Passiamo poi a una classica Capricciosa – pomodoro San Marzano, fiordilatte carciofi arrosto, prosciutto cotto, cardoncelli, olive in polvere e basilico. Gli ingredienti sono di prima qualità, e si sente, anche se qualcosa nell’impasto non ha funzionato del tutto cedendo sotto il peso dei vari elementi. Tutto sommato, una capricciosa ben riuscita. Nel caso i vostri stomaci non dovessero tenere, non temete, vo soccorrerà una fantastica doggy bag in carta.
Nel cuore di Porta Romana, a un passo da Via Orti, la proposta di Ultra è coerente e ben costruita, con un notevole plus che Milano di certo non può che aver accolto di buon grado: la cucina chiude alle 2 del mattino (ultima comanda all’una e trenta). Animali notturni, a voi la scelta.



