La GenAI trasforma i dipartimenti legali, ma solo il 34% delle aziende coinvolte ha sviluppato policy
L’intelligenza artificiale generativa è già operativa nei dipartimenti legali delle grandi aziende italiane, ma la governance non tiene il passo con la diffusione. Lo indica la sesta edizione della Legal Management Consulting Survey 2026 di Deloitte Legal, secondo cui solo il 34% delle imprese ha sviluppato policy specifiche per regolarne l’utilizzo. Il 75% indica nella privacy il principale rischio.
La survey e il campione
La ricerca è stata condotta tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo trimestre del 2026 su oltre 50 aziende, prevalentemente di grandi dimensioni, operanti in Italia. Analizza l’evoluzione del ruolo del General Counsel e le trasformazioni dei dipartimenti legali su tecnologia, governance e competenze. Le applicazioni della GenAI rilevate vanno dalla ricerca giuridica alla redazione documentale, fino alla revisione dei contratti e all’analisi del rischio. Il report sarà presentato in un webinar giovedì 5 novembre alle 17.30, previa registrazione.
Alessandro Del Bono, Head of Legal Function Transformation di Deloitte Legal, osserva che «l’intelligenza artificiale generativa ha smesso di essere un tema prospettico per diventare una realtà operativa, con tassi di adozione che interessano trasversalmente funzioni, settori e dimensioni aziendali». Secondo Del Bono, «i modelli di governance e le strutture organizzative stentano ancora ad adeguarsi alla velocità di questo cambiamento».
Tecnologia e impatto della GenAI
Tra gli strumenti tecnologici più diffusi nei dipartimenti legali, la firma digitale è in testa con il 76%. Seguono analisi e ricerca legale (46%) e archiviazione documentale (44%), mentre più distanziate restano fatturazione elettronica (41%), indirizzamento delle richieste (29%), automazione dei documenti (27%) e automazione dei contratti (24%).
Il 48% degli intervistati stima che la GenAI avrà un effetto dirompente sulla trasformazione tecnologica del dipartimento legale, che risulta l’area di impatto percepito più rilevante. Seguono la pianificazione dei carichi di lavoro (43%) e l’efficienza nelle legal operations (40%), mentre l’impatto sull’interfaccia con i clienti interni si ferma al 18%. Sul fronte dei rischi, dopo la privacy (75%) si collocano le vulnerabilità tecnologiche e l’uso etico, entrambi al 58%. Il restante 66% delle aziende non dispone ancora di un framework dedicato a AI e GenAI.
Per Alessandro Del Bono, «la capacità di generare testi, analizzare documenti complessi, sintetizzare normative e supportare la ricerca giuridica in tempi radicalmente ridotti apre nuove opportunità per liberare tempo e risorse dalle attività a basso valore aggiunto».
Strategia e misurazione del valore
Il 74% dei General Counsel riporta direttamente al CEO o al Consiglio di amministrazione e l’83% degli intervistati dichiara che la propria azienda ha definito una strategia legale. Il 72% del tempo dei General Counsel resta però assorbito dall’operatività quotidiana, lasciando il 28% al pensiero strategico e all’innovazione. Il 63% dei dipartimenti legali, inoltre, non dispone di un sistema strutturato di KPI per misurare il valore prodotto dalla funzione, e dimostrarne il contributo, non solo in termini di costi evitati ma anche di crescita e resilienza aziendale, è indicato come un fattore sempre più rilevante.
Governance e perimetro di responsabilità
Il perimetro del General Counsel comprende ormai corporate affairs (65%), compliance (65%) e privacy (61%), oltre a sustainability/ESG, internal audit e ambiente, salute e sicurezza, con un profilo vicino a quello di un “chief risk and governance officer”. Il 77% delle aziende dispone di policy e procedure documentate specifiche del dipartimento legale, con le aree più presidiate in privacy (77%), contrattualistica (73%) e deleghe e procure (68%). Un altro 77% dichiara di avere policy di altre funzioni aziendali che prevedono l’intervento del legale in-house.
Persone e competenze
Il 95% delle aziende riconosce il valore di un profilo multidisciplinare che unisca competenze legali con project management, legal technology e finance, e il 61% lo coltiva già attivamente. Tra le leve di trasformazione, la tecnologia è indicata come priorità di investimento dal 70% degli intervistati, seguita dalla formazione (59%) e dalle nuove assunzioni (44%), con un orientamento crescente verso profili che operano all’interfaccia tra diritto e innovazione.