Il conte, il regista e gli avvocati. L’ultimo film di Virzì stabilisce un precedente di rilievo

di letizia ceriani

È di questi giorni la notizia che il ricorso cautelare di un nobile contro l’ultima pellicola del regista Paolo Virzì e in particolare contro le case produttrici e distributrici Greenboo Production, Indiana Production, Motorino Amaranto, Vision Distribution, Sky Italia, Playtime è stato respinto dal Tribunale di Firenze, Sez. imprese. Oggetto del contendere? L’inappropriato utilizzo del nome di un’antenata del ricorrente.

Il conte ha cercato di bloccare la distribuzione, diffusione, e circolazione del film 5 Secondi perché uno dei personaggi della storia porta lo stesso nome di una sua antenata defunta nel 1930. Il problema è che l’omonima figura del lungometraggio del regista di Ovosodo e La Pazza Gioia è una ragazza che conduce una vita apparentemente dissoluta e priva di valori religiosi.

Il ricorso, per lesione della riservatezza e della reputazione dell’antica casata toscana, è stato presentato a novembre con la richiesta di fermare la distribuzione della pellicola, oppure modificare il cognome del personaggio. Ma, come già detto, è stato respinto. Il che rende la vicenda interessante, al di là del “colore” che una storia di nobili e cinema può comprensibilmente suscitare.

Infatti, se solitamente, in circostanze similari, la giurisprudenza tende a far valere maggiormente il diritto alla tutela del nome, questa decisione può rappresentare un precedente, dal momento che la libertà artistica – tutelata dall’inserimento di disclaimer nei titoli di testa che garantiscono la finzione dell’opera e il riferimento casuale a nomi e cose non collegabili alla realtà – avrebbe avvalorato e giustificato la posizione della difesa.

Inoltre, il profilo del personaggio di Matilde, ha una valenza indubbiamente positiva nel film, facendo da contraltare al protagonista, interpretato da Elio Germano e, ironia della sorte, avvocato pure lui. Un uomo nel mezzo di una pesante crisi esistenziale. Il protagonista, proprio grazie all’incontro con la giovane alternativa, supera il dolore per un lutto profondo e recupera il senso della sua vita.

Ad occuparsi della vicenda del “collega” di celluloide un nutrito gruppo di avvocati in carne e ossa.

La casa di produzione Greenboo Production è stata assistita dai legali Matteo Orsingher, Vera Collavo e Francesco Faglia dello studio Orsingher Ortu – Avvocati Associati.

Indiana Production si è avvalsa dell’assistenza dell’avvocato Giuliano Leuzzi. La società Motorino Amaranto (società di co-produzione di proprietà di Paolo Virzì) dall’avvocato Alessio Lazzareschi. Vision Distribution è stata seguita dall’avvocato Andrea Micchichè.

I dettagli

Come specificato nell’ordinanza firmata dalla giudice Carolina Dini, il nobile toscano ha lamentato la violazione del diritto al nome, per la cui tutela ha agito in qualità di nipote dell’omonima zia, ai sensi dell’art. 8 del codice civile. In merito a ciò, il giudice ha però affermato che il mero fatto dell’usurpazione non è sufficiente, in quanto è necessaria la prova concreta che l’utilizzo del nome abbia comportato effettivamente un danno economico o morale per la famiglia.

In poche parole, non è stato dimostrato che il personaggio di Matilde – il cui cognome peraltro viene pronunciato pochissime volte – abbia in qualche modo leso l’antenata del conte o la sua reputazione. Sentenze precedenti mostrano come, in tema di tutela del diritto al nome, l’uso indebito del nome deve essere accompagnato da un pregiudizio alla persona alla quale il nome è stato per legge attribuito, ovvero, è necessario che sia dimostrabile nei fatti. Mancherebbero, inoltre, alcune specifiche del personaggio che potrebbero far risalire all’antenata del ricorrente – dettagli come professione, caratteristiche, tratti somatici. Il personaggio di finzione Matilde, secondo la giudice, non risulta associabile in alcun modo alla zia realmente esistita.

In più, il fatto che il ricorso sia stato presentato mentre il film era già in circolazione è stato ritenuto rilevante per due motivi; innanzitutto, qualora ci fosse effettivamente stata una lesione del nome, tale da rovinare la reputazione della famiglia, gli effetti sarebbero già stati evidenti; in secondo luogo, le parti hanno sottolineato come l’accoglimento della misura cautelare richiesta dal ricorrente – l’interruzione immediata della circolazione del film – avrebbe comportato un danno “irreversibile e rilevante” a una filiera di autori, artisti, produttori e soggetti coinvolti nella realizzazione del film.

Oltre a queste valutazioni, poi, è noto che la storia sia stata ispirata a una famiglia nobiliare toscana, dichiarata e inserita in un cartello di ringraziamento all’interno dei titoli di testa, quella dei Bargilli – Augusta Bargilli ha confermato il fatto. La scelta del cognome “diverso”, hanno chiarito le difese, è stata artistica.

Se inizialmente ci si sarebbe aspettati un bilanciamento da parte del giudice – ricorrendo agli strumenti compensativi offerti dalla giurisprudenza -, in questo caso le richieste del conte sono state respinte.

Vicenda chiusa? Non proprio.

Il nobiluomo, stando a quanto riportato da alcune testate nazionali in questi giorni, ha minacciato di continuare a perorare la propria causa in altre sedi. La vicenda insomma potrebbe protrarsi ulteriormente.

Il tema delle omonimie di personaggi di finzione, all’interno di serie televisive e pellicole cinematografiche, e personaggi reali, resta di certo un filone molto intrigante per la giurisprudenza, portando a riflessioni, oltre che sul diritto d’autore, sul rapporto tra finzione e fatti reali, tra pregiudizio e fatti comprovati.

Una postilla di colore

Certo è che di avvocati, dentro e attorno a questo film, ne sono gravitati parecchi. Avvocato è il protagonista, che nella fiction fa di nome Adriano Serpieri e, avvocato, è anche uno dei professionisti che ha contribuito a delinearne il profilo. I più attenti tra i cinefili e lettori di Legalcommunity l’avranno notato. Parliamo del giuslavorista Giampiero Falasca, socio della law firm internazionale Dla Piper, che in 5 Secondi fa anche un cameo all’inizio della pellicola.
Dla Piper, e qui chiudiamo con la collezione di aneddoti, è stato anche il set di un altro film, negli anni scorsi: 3/19 di Silvio Soldini, con protagonista Kasia Smutniak. Ma questa, in tutti i sensi, è davvero un’altra storia.

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

SHARE