Harvey II porta la memoria nell’AI legale e impara dagli avvocati
Cambio di passo per Harvey, che ha reso noto di aver introdotto la memoria nella sua piattaforma di intelligenza artificiale per il settore legale. Con il lancio di Harvey II, la società punta a superare il modello basato sull’utilizzo di singoli prompt, costruendo un sistema capace di ricordare come lavora un avvocato e di mantenere il contesto delle pratiche sulle quali è chiamato a intervenire.
La principale novità è Memory, funzione che consente alla piattaforma di apprendere nel tempo alcune preferenze del professionista, dallo stile di scrittura al tono, fino alla struttura dei documenti e ai criteri utilizzati per le citazioni. Indicazioni che possono essere applicate non soltanto all’interno di Harvey, ma anche nel lavoro svolto attraverso Microsoft Word, Outlook e gli agenti AI della piattaforma.
In sostanza, l’avvocato non dovrebbe più essere costretto a ricostruire da zero istruzioni e contesto a ogni nuova richiesta. Harvey II può tenere conto del lavoro precedente e delle preferenze dell’utente, mentre documenti e informazioni relativi a una determinata pratica possono essere raccolti negli Spaces, ambienti dedicati ai singoli progetti o matter.
È proprio all’interno di questi spazi che entrano in gioco anche gli agenti AI. La nuova versione della piattaforma è stata pensata per consentire loro di lavorare su attività più articolate avendo già a disposizione documenti, istruzioni, permessi e informazioni relative alla pratica. Un passaggio che avvicina ulteriormente questi strumenti alla gestione quotidiana del lavoro legale, anziché limitarli alla risposta a singole richieste.
La fase di studio e il nodo riservatezza
Dietro lo sviluppo della nuova versione ci sono sei mesi di test condotti insieme a studi legali internazionali e dipartimenti legali aziendali negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico. Nei programmi sono state coinvolte realtà appartenenti all’AmLaw e al Magic Circle, oltre a società comprese negli indici Fortune 500 e FTSE.
Uno dei nodi affrontati durante questa fase è stato quello della riservatezza. La possibilità per un sistema di AI di “ricordare” informazioni e modalità di lavoro pone infatti questioni particolarmente delicate nel settore legale, soprattutto quando entrano in gioco diversi clienti, team e pratiche.
Per questo Harvey prevede che gli utenti possano controllare quali informazioni vengono conservate da Memory, modificarle o disattivare completamente la funzione. La società precisa inoltre che i dati memorizzati non vengono utilizzati per l’addestramento dei modelli linguistici globali. Il sistema è stato sviluppato anche tenendo conto delle regole di accesso alle informazioni e delle ethical walls adottate dagli studi.
La memoria arriverà anche a team e organizzazioni
Il rilascio della nuova funzionalità sarà graduale. La memoria personale è già disponibile in early access e riguarda le preferenze del singolo professionista.
Il passaggio successivo, previsto nei prossimi mesi, porterà Memory a livello di matter e Space, consentendo di condividere determinate informazioni e criteri di lavoro all’interno di uno specifico team o progetto. In una terza fase la memoria sarà estesa all’intera organizzazione, permettendo a studi legali e direzioni affari legali di incorporare nella piattaforma proprie linee guida e modalità operative, mantenendo al tempo stesso separate le informazioni relative a utenti, clienti e pratiche differenti.
Harvey dichiara oggi oltre 100mila professionisti legali utenti della piattaforma in 2400 organizzazioni e più di 70 Paesi. I clienti nella regione Emea sono oltre 750.