Fusioni bancarie, operazioni rilevanti e scommesse del private equity spingono l’M&A italiano

Un’ondata di fusioni tra banche ha contribuito a portare il valore delle operazioni di M&A in Italia a 44,6 miliardi di euro nella prima metà del 2025, secondo il nuovo report esclusivo dello studio legale italiano Gatti Pavesi Bianchi Ludovici. Si tratta di un incremento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, in netto contrasto con il calo del 2% registrato in media a livello europeo.

Ad oggi, l’operazione di maggior rilievo dell’anno si colloca proprio nel settore bancario: la proposta di acquisizione da 14,7 miliardi di euro di Mediobanca da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS).

Il volume delle operazioni italiane segue l’andamento europeo. Nei primi sei mesi del 2025, si sono concluse 576 operazioni in Italia, segnando un calo del 17% rispetto alle 698 operazioni del primo semestre 2024, un trend in linea con il dato dell’Unione Europea (compreso anche il Regno Unito) che vede una diminuzione pari al 18%.

Anche il comparto del private equity vede un lieve rallentamento: il valore delle operazioni è sceso del 20%, attestandosi a 9,6 miliardi di euro, a causa dell’alto costo del debito e delle incertezze geopolitiche e commerciali. Nonostante il clima prudente, i fondi hanno mantenuto un buon livello di attività sul fronte delle operazioni avente ad oggetto le large-cap, realizzando complesse operazioni di carve-outpartnership strategiche nei settori dei servizi finanziari o nel settore industriale e chimico.

«In una situazione di mercato che si conferma ancora incerta, si inizia a vedere anche nel nostro mercato una tendenza, già presente a livello internazionale, dove gli operatori di private equity propongono ai gruppi industriali il carve-out di determinati business per acquistarli e valorizzarli», chiarisce Gianni Martoglia, equity partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici. «Si tratta di operazioni, più complesse rispetto alla classica acquisizione di una società stand-alone, ma che stanno diventando di grande interesse per i fondi di PE perché ritengono, in questo modo, di poter estrarre valore da questi business se gestiti separatamente dai gruppi industriali a cui appartenevano. In questo modo, si ampia il novero delle target acquisibili creando nuovi protagonisti del mercato», conclude Martoglia.

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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