Esclusiva: Arkios Legal lancia la prima “platform law firm” in Italia
Arkios Legal ha deciso di portare in Italia il modello britannico della “platform law firm”. L’idea è venuta al managing partner Enrico Tarchi, che dopo essere contattato da un fondo di private equity di Abu Dhabi interessato ad aggregare studi legali, ha ideato un modello alternativo.
Il nuovo modello di Arkios Legal
Il modello di “platform law firm” prevede che lo studio:
- organizzi e paghi i costi della struttura e di tutta l’infrastruttura, incluso IT e AI;
- promuova il marketing;
- apporti le relazioni in ambito internazionale;
- favorisca il lavoro di “referral” tra le diverse aree in cui operano i professionisti.
Arkios Legal offrirà una nuova sede milanese, paralegal, personale per amministrazione e marketing qualificato, software e sistemi di intelligenza artificiale legale di ultima generazione e uso degli spazi comuni, inclusi quelli delle altre sedi. A fronte di questi servizi, l’incidenza del costo su ciascun professionista sarà dal 30% al 10% a seconda del proprio volume di fatturato.
Arkios Legal punta ad attirare professionisti che abbiano una base di clientela propria, favorendone lo sviluppo. Sarà previsto un numero limitato di professionisti per ciascuna area di diritto, in modo da favorire l’interscambio di clientela all’interno della piattaforma. Lo studio attualmente sta raccogliendo le adesioni di altri professionisti interessati su Milano e Roma. A livello societario, si tratterà di una Stp (Società tra professionisti), in cui Arkios avrà una prelazione di investimento e che potrà accogliere investitori privati nel capitale.
Attualmente Arkios Legal opera con circa 30 professionisti attraverso l’accordo di rete, con uffici a Milano, Roma, Firenze, Dubai, Londra, Lussemburgo, Istanbul e New York, che saranno parte del progetto di aggregazione sotto il nuovo modello.
Il commento
Tarchi spiega: “Proprio per esser stato in passato socio di alcuni grandi studi legali, anche internazionali, ritengo che il modello classico funziona poco e talvolta male. Anche nei precedenti studi, di cui sono stato socio in passato, si erano tentate delle aggregazioni ma emergono sempre conflitti sui diversi modelli organizzativi, sui meccanismi di remunerazione e non ultimo tra le personalità di rilievo che ogni studio ha. Inoltre sempre più spesso i professionisti lavorano anche da remoto riservandosi di andare in ufficio esclusivamente per le riunioni con i clienti. Tutto questo comporta uno spreco degli spazi e dei costi di struttura che generalmente si aggirano nell’ordine del 50% del fatturato del professionista. Ecco quindi il modello nuovo della “platform law firm”, un modello che sta raggiungendo sempre maggior successo in Gran Bretagna. Potrebbe somigliare a un co-working, ma non lo è perché i professionisti si uniscono ad una realtà comune di cui condividono i principi e il brand”.