sabato 27 feb 2021
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Clifford Chance: di mercato e di sistema

Clifford Chance: di mercato e di sistema

Nell’anno dei billion deal (oltre che del Covid-19) le insegne internazionali hanno giocato un ruolo da protagoniste nel mercato m&a italiano. Nel caso di Clifford Chance, in particolare, anche in operazioni di “sistema”, dimostrando di essere riuscite, negli anni, a inserirsi stabilmente anche in uno dei comparti tradizionalmente considerati esclusivo appannaggio delle organizzazioni di matrice locale.

Stando ai dati Mergermarket (leggi l’articolo) il 2020 ha visto Clifford Chance in pista su 16 operazioni per un valore complessivo pari a circa 7,5 miliardi di euro.

«In Italia siamo un gruppo di oltre 30 professionisti, con livelli di seniority e competenze diversificate, che opera in modo integrato in una practice corporate globale che solo in Europa conta oltre 500 professionisti – dice Paolo Sersale, socio responsabile della practice di corporate m&a nella Penisola in questa intervista a MAG –. Fin da quando lo studio è approdato in Italia, ormai quasi 30 anni fa, il dipartimento corporate ha avuto un ruolo strategico. Nello specifico, ci focalizziamo sull’assistenza in operazioni complesse di cross-border m&a, riassetti societari, private equity e corporate governance».

Il 2020 è stato un anno particolarmente importante per voi. Come mai il settore dell’M&A, almeno fino a questo momento, non ha risentito (troppo) dell’effetto Covid?
Il 2020 è stato un anno che, nonostante il Covid, ci ha visto coinvolti in numerose operazioni di sistema accanto sia a grandi gruppi italiani che a fondi di private equity e infrastrutturali. Per citarne alcune, penso all’acquisizione di Telepass da parte di Partners Group; gli investimenti di Ardian nel tech medicale di Agfa-Gevaert e DXC Technology; l’assistenza ad Amco nel contesto della scissione delle attività non performing di MPS; cui si aggiungono altri incarichi estremamente interessanti ancora in corso accanto per esempio al consorzio composto da Cassa Depositi e Prestiti, Macquarie e Blackstone nella partita su Autostrade e l’assistenza a Macquarie nella vicenda relativa alla rete unica di telecomunicazioni con l’offerta su Open Fiber.

Cosa ha spinto il mercato?
A livello generale nel 2020, anche se il mercato ha subito un rallentamento a causa della crisi sanitaria, si sono comunque viste operazioni importanti, in qualche caso indotte dalle pressioni e dalle opportunità derivanti dal Covid. Hanno tenuto in particolare le operazioni di sistema, seppure con qualche difficoltà e “stop and go“. I fondi di private equity continuano a giocare un ruolo strategico grazie alla notevole liquidità di cui dispongono, nello specifico in settori chiave come le infrastrutture e il tech.

Il fatto che ci siano state tante operazioni di sistema è stato casuale?
La pandemia ha concentrato l’interesse dei potenziali investitori sui “real assets“, ossia su investimenti in asset tangibili e solitamente sistemici quali le infrastrutture come i trasporti, le utilities e le telecomunicazioni, oppure le risorse naturali in particolare le energie rinnovabili. Sono asset importanti per un Paese, come l’Italia, che già accusava ritardi in diversi settori strategici e ora con la crisi sanitaria ha necessità di investire rapidamente l’enorme massa di liquidità messa a disposizione dallo stimolo economico di questi mesi. Ci sono poi delle partite di sistema che non possono fermarsi di fronte al Covid e che, anzi, in diversi casi subiscono impulso dalle pressioni o dalle opportunità che ne derivano.

Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi? Quali saranno i fattori che influenzeranno le dinamiche M&A (prezzi, private equity, ristrutturazioni ecc)?
Al momento c’è…

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