Business lunch nella Grande Mela
consigliato da Giuliano Iannaccone, partner di Tarter Krinsky & Drogin
*a cura di letizia ceriani
Capita, non sempre, ma succede, che gli affari portino fuori dai confini domestici, in luoghi più o meno esotici. È piuttosto risaputo – e noi ne parliamo spesso – che il mercato legale italiano è legato a doppio filo con quello statunitense, per motivi commerciali, geopolitici e di pura affinità. Molti sono i nostri lawyers basati negli States e, in particolare, nella città che fa gola ai più, dai professionisti in giacca e cravatta ai food blogger con lo zaino in spalla.
Stiamo evidentemente parlando di New York, la Grande Mela, la città più occidentale dell’Occidente, e la meno americana dell’intera confederazione. Di questa meravigliosa meta avevamo già parlato in questa rubrica – se non ve lo ricordate, andate subito e recuperare il pezzo – anche se in maniera più soft e vacanziera.
Oggi parliamo della New York di Manhattan, dei grandi alberghi e dei posti dove “si porta il cliente”, per stupirlo, per coccolarlo, e possibilmente conquistarlo. Ci troviamo sulla Quinta Strada, e nello specifico all’angolo con la Trentacinquesima, nel cuore di Midtown, tra gli iconici Bryant Park ed Empire State Building. È piuttosto riconoscibile nella skyline il profilo del Langham Hotel, grattacielo di 60 piani dallo stile a dir poco monumentale. Gli interni si discostano dalle immagini delle vecchie glorie dell’hospitality, per la loro contemporaneità, ariosità ed eleganza.
All’interno dell’hotel, è molto conosciuto – e dibattuto anche per via della recente perdita del macaron – il ristorante di fine dining Ai Fiori – parte del gruppo di ristorazione internazionale Altamarea – che continua a mantenere una chiara identità e un modello di servizio di alto livello – e Zagat concorda (qui avevamo raccontato la storia della guida degli avvocati omonimi). È qui che molti avvocati e banchieri portano a pranzo clienti e colleghi; la sera si presta perfettamente anche a una cena romantica di coppia. Mentre il bellissimo lounge bar chiama a gran voce il cocktail dopo il lavoro.
La carta vede una felice accoppiata tra cucina italiana e francese – richiamando la Côte d’Azur e la Riviera ligure – e una prevalenza di ingredienti marittimi, cucinati in maniera impeccabile. La brigata è guidata da una squadra al femminile: in charge l’executive chef Rose Noel, la pastry chef Katie Conklin e la corporate executive chef Lauren Desteno.
I menu del pranzo e della cena variano pur mantenendo il fil rouge. Soffermiamoci sul pasto del mezzogiorno. Tra gli antipasti, piatti di pesce come il filetto di passera (un pesce piatto atlantico), caviale di storione, crème fraîche e limone Meyer, e la bisque di aragosta con tartufo di Périgord, sedano rapa e crostini, ma non mancano i vegetali. Interessanti anche le portate principali, come l’Insalata Ai Fiori – a cui si può aggiungere l’aragosta, grande passione degli americani – semplice e delicata –, l’halibut scottato in padella con finocchi brasati allo zafferano, spinaci e funghi trombetta, e gli spaghetti al granchio blu, con limone, bottarga e peperoncino calabrese – piatto etico, piccante, saporito.
Capite anche voi che una tale cornice non può che ammorbidire e accompagnare la conversazione…specie sorseggiando uno degli ottimi cocktail in carta. Potete farvi tentare dai dessert, qui superlativi.
Su queste dolci note, vi saluto e vi do appuntamento a venerdì prossimo. Have a nice weekend!