Burbero, piccoli spazi e grandi bottiglie

*Le Tavole della Legge

In via delle Pioppette, a Milano, Eugenio Boer e Carlotta Perilli hanno aperto un wine bar informale, dove il vino è protagonista e la cucina accompagna calici di grande livello con assaggi di carattere. Un indirizzo promettente, con qualche limite di spazio e di tempo.

Burbero di nome, ma decisamente conviviale nelle intenzioni. Siamo stati nel nuovo wine bar con cucina aperto da Eugenio Boer e Carlotta Perilli in via delle Pioppette 3, a due passi dal Parco delle Basiliche. Un locale minimal, appena 40 metri quadrati, che punta tutto su un grande bancone, un’a bella’interessante selezione di bottiglie e una proposta gastronomica pensata per accompagnare il bicchiere.

La formula ci piace. Burbero è il posto ideale per un aperitivo di qualità o per bere un buon vino accompagnandolo con qualche assaggio di gusto, senza le formalità e i tempi di un ristorante. Il menu è essenziale ma interessante: olive, giardiniera, peperoncini farciti, pane, burro e alici, crostoni, salumi e formaggi. Non mancano proposte più elaborate, come il macaron di piccione (un assaggio da non farsi mancare), eredità della cucina di Boer, e quei «maledetti piattini» che invitano alla condivisione.

Il vero protagonista, però, è il vino. La selezione è ampia, ricercata, con un’attenzione particolare ai piccoli produttori. Noi abbiamo optato per uno chenin blanc naturale: lo Chenin Méchant di Nicolas Réau. In generale, una proposta che farà felici soprattutto gli appassionati e i conoscitori. Proprio per questo ci permettiamo un suggerimento: una carta dei vini, anche soltanto digitale e consultabile tramite QR code, aiuterebbe a valorizzare meglio la profondità della cantina. Il vino merita di essere raccontato e il cliente messo nelle condizioni di percepire l’ampiezza della scelta.

L’unica vera pecca, al momento, riguarda gli spazi. Burbero è piccolo, molto piccolo, e quando si riempie la convivialità rischia di diventare un esercizio di equilibrismo. La buona notizia è che presto arriverà un dehors, destinato a rendere l’esperienza decisamente più confortevole.

C’è poi la questione del tempo. Vista l’elevata domanda, il locale adotta un sistema di prenotazioni con slot di due ore. Comprensibile sul piano gestionale, meno congeniale a chi ama le lunghe chiacchiere davanti a una bottiglia, magari seguita da un’altra, come si confà a chi ama davvero la parte intellettuale di un pasto.

Il giudizio, alla fine, è positivo: Burbero ha personalità, una proposta enologica solida e un’identità precisa. Con qualche metro quadrato in più e una gestione meno serrata dei tempi potrebbe diventare uno di quegli indirizzi in cui si entra per un bicchiere e si finisce per trascorrere la serata.

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

SHARE