mercoledì 18 lug 2018
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BARI: DAL CONGRESSO DUE PASSI AVANTI PER LE AVVOCATE

BARI: DAL CONGRESSO DUE PASSI AVANTI PER LE AVVOCATE

di Ilaria Li Vigni

Si è concluso qualche giorno fa a Bari il XXXI Congresso Nazionale Forense, svoltosi dal 22 al 24 novembre, che già a iniziare dal titolo “L’avvocatura per una democrazia solidale”, si proponeva di analizzare la tematica di grande attualità della parità di genere, in un momento storico di grande complessità, economica e sociale, quale quello che stiamo vivendo.

Due delle mozioni votate dai circa 1300 delegati e presentate dalla Commissione pari opportunità del Consiglio Nazionale Forense, dalla Commissione pari opportunità dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura e dalla Commissione pari opportunità di Cassa Forense in sinergia con la rete dei Comitati pari opportunità presso gli Ordini Forensi, hanno riguardato temi di particolare rilevanza in tale settore.

Le mozioni, entrambe votate a grande maggioranza, hanno riguardato, la prima, “il legittimo impedimento a comparire in udienza del difensore in stato di gravidanza (durante i due mesi precedenti la data presunta del parto e durante i tre mesi successivi) nelle udienze penali, civili, amministrative e di altre discipline giuridiche ” e la seconda il c.d. “welfare per la conciliazione dei tempi privati e professionali delle avvocate”.

Il documento relativo al legittimo impedimento ha sollecitato l’organo istituzionale, Consiglio Nazionale Forense, e quello politico, Organismo Unitario dell’Avvocatura, a farsi parte diligente con le istituzioni politiche per l’approvazione del Disegno di legge n.2360, modificativo dell’art. 420 ter codice di procedura penale, in materia di impedimento a comparire in udienza per il difensore in stato di gravidanza (durante i due mesi precedenti la data del parto e durante i tre mesi successivi) ovvero quando ricorrano le altre condizioni previste dalla legge in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, nonché nel caso di improvvisa malattia di ciascun figlio di età inferiore a tre anni.

Tale previsione dovrà avere applicazione anche nei processi civili, amministrativi, tributari che, allo stato, non sono disciplinati da analoga norma. Si dovrà, pertanto, lavorare su di una norma ex novo per assicurare pari diritti anche al difensore impegnato in cause afferenti materie diverse da quelle penali.

Attualmente in alcuni Uffici Giudiziari Italiani, Milano, Pistoia, Firenze, Pisa, Trento, sono stati sottoscritti Protocolli di Intesa che espressamente prevedono di tenere conto dello stato di genitorialità delle avvocate (gravidanza, allattamento o necessità dei figli minori) nell’organizzazione delle udienze, favorendo una maggiore possibilità di giustificato rinvio e di trattazione dell’udienza ad orario specifico, oltre che ad agevolazioni nell’accesso delle cancellerie.

Il documento relativo al welfare ha espressamente riconosciuto che “si ritiene del tutto indispensabile realizzare, in particolare per le avvocate, forme di sostegno reale e consentire loro una migliore e più reddituale modalità di svolgimento della professione”, evidenziando l’approvazione, da parte della Camera, in data 31 ottobre 2012, dell’emendamento che prevede il rispetto dell’equilibrio della rappresentanza di genere nella composizione dei Consigli dell’Ordine, del Consiglio Nazionale Forense e degli organismi disciplinari di prossima formazione.

La mozione, quindi, approvata dal Congresso a larghissima maggioranza, riconosciuta l’estrema urgenza del problema, chiede al Senato di approvare in tempi brevi la Riforma Forense e le norme ivi ricomprese che garantiscano la reale compartecipazione e parità di rappresentanza nelle istituzioni forensi.

Occorre certamente lavorare, sia normativamente sia nella prassi, su questo vulnus di rappresentatività delle avvocate, ma anche e sopratutto agire nello specifico degli studi legali, sui rapporti di collaborazione che, in gran parte, riguardano i giovani e le professioniste, sostenendo misure che favoriscano lo start up delle nascenti realtà professionali ed investendo sulla formazione adeguata e sulla professionalizzazione degli avvocati.

Solo con la formazione e la conseguente qualificazione adeguata alle continue e mutevoli esigenze di mercato, potrà esistere una parità effetiva tra avvocate e avvocati, a beneficio, come recita il titolo del Congresso, di quella “cittadinanza”, corredo genetico per ogni avvocato, garante della legalità e dell’applicazione equanime del diritto.

A chiusura un frammento della lectio magistralis del prof. Andrea Pisani Massamormile secondo cui “l’Avvocatura femminile è la forza dell’intera Avvocatura”.

Il nostro impegno quotidiano deve essere in tal senso, nella teoria delle norme e nella realtà della prassi.

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