Avvocati da Serie A

Il 35% delle squadre della massima categoria italiana sono in mano straniera. Raffica di m&a negli ultimi tre anni. Chiomenti, Nctm, Gattai Minoli Agostinelli, Dla Piper le insegne nei deal più recenti

 

di giuseppe salemme

Negli ultimi tre anni, un quarto delle squadre attualmente militanti in Serie A ha cambiato proprietà. Si tratta di un’ulteriore e brusca accelerazione del trend che nell’ultimo decennio ha completamente stravolto gli assetti societari dei team della massima lega calcistica italiana: post-2008, l’improvvisa appetibilità dei club nostrani per gli investitori stranieri (si veda la rubrica  Partita doppia in questo numero di MAG) ha portato allo scenario attuale, con 7 squadre su 20 (il 35%) dell’attuale campionato in mano estera.
L’ultimo è stato lo Spezia, passato proprio qualche giorno fa in mano americana; e altrettanti sono i dossier aperti, su tutti quello dell’Inter. Insomma, ancora una volta molto lavoro per i dipartimenti m&a degli studi legali.

Gli ultimi cambi al vertice

Dicevamo dello Spezia: l’11 febbraio scorso il club ligure neopromosso in Serie A è ufficialmente passato dalle mani di Gabriele Volpi (che l’aveva rilevato nel 2008 dopo il fallimento) a quelle dell’imprenditore americano Robert Platek, uomo del fondo d’investimento MSD Capital e con già qualche esperienza nel mondo del calcio. Si parla di un corrispettivo di circa 20 milioni di euro. Advisor di Platek per gli aspetti legali è stato Chiomenti, con un team coordinato dai soci Raul-Angelo Papotti e Antonio Sascaro. Advisor legale di Volpi è stato invece lo studio Grimaldi, con i soci Fabio Pizzoccheri, Christian Prencipe e Carlo Cugnasca.

Lo Spezia è dunque diventato il quinto club nella Serie A attuale con una proprietà a stelle e strisce. Il quarto era stato il Parma, che lo scorso settembre è stato acquisito dalla famiglia americana Krause, attiva nel settore della grande distribuzione tramite Krause Group e assistita nell’operazione da NCTM (con il partner Raffaele Caldarone e il salary partner Jacopo Arnaboldi) per gli aspetti legali e da RSM Palea Lauri Gerla (con il partner Marcello Rabbia) per quelli fiscali. I venditori di Nuovo Inizio, società di imprenditori locali che aveva rilevato i gialloblù dopo il fallimento, si sono invece fatti assistere da Bruno Gattai e Federico Bal di Gattai Minoli Agostinelli & Partners e da Michele Belli (studio legale Belli).

 

 

Il big deal dell’estate è stato però quello messo a segno dal magnate statunitense Thomas Dan Friedkin, che in pieno agosto ha lanciato un’opa sulle azioni della AS Roma del connazionale James Pallotta (che l’aveva acquisita nel 2011 e ne era diventato presidente nel 2012). L’offerta pubblica di acquisto si è conclusa con successo a novembre, con Friedkin e la Romulus and Remus Investments (società da quest’ultimo indirettamente controllata) che si sono assicurati il controllo del club giallorosso per poco meno di 600 milioni di euro. In campo tre studi: Chiomenti, che ha assistito The Friedkin Group con, tra gli altri, Francesco Tedeschini, Andrea Sacco Ginevri, Marco Nicolini, Giulio Napolitano, Federico Amoroso e Raul-Angelo Papotti; DLA Piper, che ha affiancato Pallotta con un team coordinato dai partner Goffredo Guerra, Francesco Maria Aleandri, Giovanni Ragnoni Bosco Lucarelli, Christian Montinari e Giovanni Iaselli (in aggiunta a Peter White e Richard Rubano dalla sede di New York); e Tonucci & Partners che, come altre volte in passato, ha curato gli aspetti legali per conto del club capitolino.

Inter, liquidità cercasi

Dal campo del reale a quello del possibile. O per lo meno a quello della volontà. Perché è ormai noto che il gruppo cinese Suning, che nel 2016, assistito da BonelliErede, aveva rilevato da Massimo Moratti e dall’indonesiano Erik Thohir la maggioranza delle quote dell’Inter, starebbe cercando di cederne una fetta: la crisi Covid ha impattato sul settore retail cinese (in cui Suning opera con 300mila dipendenti e 35 miliardi di fatturato annui) e sull’agenda del club nerazzurro si avvicinano le scadenze dei due bond da 375 milioni di euro complessivi emessi tra il 2017 e il 2020. Non si sa molto della percentuale che Suning avrebbe messo sul piatto, anche se il presidente Steven Zhang ha assicurato che si tratterà di quote minoritarie.

Sono molte le indiscrezioni circolate sugli investitori che starebbero valutando il dossier. In prima fila dovrebbe esserci il fondo di private equity britannico BC Partners, che starebbe procedendo alla due diligence, assistita per ora solo da Marco Re e Fausto Zanetton di Tifosy (società britannica di consulenza per operazioni straordinarie in ambito sportivo). Ma in lizza ci sono molti altri nomi. Per citarne solo alcuni, i fondi Usa Arctos Sports Partners e Fortress (quest’ultimo assistito da Michele Briamonte dello studio legale Grande Stevens) e quello svedese Eqt.

Ma non “c’è solo l’Inter” (per citare l’inno dei nerazzurri che, si dice per volere di Antonio Conte, ha soppiantato l’iconico “Pazza Inter amala”). In Serie A ci sono almeno altri…

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