Advant Nctm, il Digital diventa un dipartimento: 30 professionisti e crescita del 20% annuo

di nicola di molfetta

Per Advant Nctm il digitale non è più soltanto una practice da affiancare alle tradizionali aree del diritto d’impresa. Diventa un dipartimento autonomo, con circa 30 professionisti, una propria organizzazione, un budget e obiettivi economici definiti. Il nuovo Digital, Tech & Data segna così un ulteriore passaggio nella strategia dello studio sulla digital economy e mette a sistema una serie di investimenti compiuti negli ultimi mesi.

La struttura nasce dalla convergenza delle practice IT/Data e TMT e dall’integrazione delle competenze già presenti nello studio con quelle portate dai più recenti lateral hire: Antonio Corda, Edoardo Raffiotta e Raffaele Giarda. Alla guida ci sono i partner Paolo Gallarati e Giarda, mentre gli of cousel  Corda e Raffiotta coordinano rispettivamente le funzioni di business development e di ricerca e sviluppo sul fronte scientifico.

Ma il progetto parte da più lontano. «La scelta di investire in competenze e profili specializzati in tecnologia e digitale ha radici profonde. Da oltre vent’anni lo Studio dispone di una practice dedicata ai settori IT/Data e TMT, cresciuta parallelamente all’evoluzione della regolamentazione europea dell’economia digitale. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale questa traiettoria ha subito una forte accelerazione, confermando che il digitale non è più soltanto un settore, ma una dimensione trasversale che interessa ormai tutte le imprese», spiega Paolo Montironi, senior partner di Advant Nctm.

Un dipartimento con un suo conto economico

Il punto di discontinuità è soprattutto organizzativo. Digital, Tech & Data non nasce come semplice piattaforma attraverso la quale pescare, a seconda dei mandati, competenze sparse nello studio. È un dipartimento vero e proprio.

«Il Digital, Tech & Data è stato costituito come Dipartimento autonomo dello Studio, con una propria autonomia organizzativa e contabile, naturalmente integrata in tutti i processi dello Studio», spiega Raffaele Giarda.

Il business plan indica anche un obiettivo preciso: «Nel complesso, il Dipartimento conta circa 30 professionisti e consta quindi già di una solida base, sia in termini di clientela e di avviamento che di risorse umane, su cui si innesta un business plan con un proprio budget e obiettivi di crescita di almeno il 20% annuo nel prossimo triennio, oltre a potenzialità di cross-selling senza precedenti con gli altri dipartimenti».

È un dato che dà la misura della scommessa. L’obiettivo non è soltanto intercettare il crescente fabbisogno di assistenza su AI, dati e cybersecurity, ma fare del Digital un motore autonomo di sviluppo del business dello studio.

«L’obiettivo è anticipare le esigenze dei nostri clienti, offrendo una consulenza altamente specializzata che spazia dalla contrattualistica al regolatorio, dalle operazioni straordinarie al contenzioso. Per questo servono specialisti dedicati: la trasversalità del digitale richiede competenze verticali, capacità di integrazione e una visione d’insieme dei processi di business», commenta Gallarati.

Dal legal tech al diritto della tecnologia

Il perimetro è volutamente ampio. Comprende intelligenza artificiale, gestione e valorizzazione dei dati, data protection, cybersecurity, piattaforme e servizi digitali, telecomunicazioni e contrattualistica tecnologica. A questi ambiti si aggiungono, come direttrici di sviluppo, quantum technologies, robotica e space economy.

«Abbiamo definito il perimetro partendo dalle scelte che le imprese e le pubbliche amministrazioni devono compiere nel loro percorso di innovazione tecnologica e trasformazione digitale», spiega Antonio Corda. «Vogliamo seguire il progetto lungo il suo ciclo di vita, dall’investimento all’implementazione e alla gestione operativa. Quantum technologies, robotica e space economy sono direttrici di sviluppo delle competenze, da coltivare in funzione dell’evoluzione delle tecnologie e delle esigenze dei clienti».

Il cambio di prospettiva sta proprio qui: la tecnologia non viene affrontata soltanto come materia regolamentare o di compliance. Sempre più spesso incide sulla struttura stessa delle operazioni e sulle decisioni industriali delle imprese.

«Quello che abbiamo capito in questi anni, ed è da qui che siamo partiti, è che quella digitale non è più soltanto una materia di compliance», osserva Giulio Uras. «L’impiego massivo di dati e nuove tecnologie solleva questioni che riguardano il diritto societario, dei contratti, del lavoro, della proprietà intellettuale. Affrontare queste questioni in modo frammentato non funziona più ed è incompatibile con i tempi che la corsa tecnologica impone».

«Le imprese si trovano oggi a operare in un contesto in cui l’innovazione corre molto più velocemente delle categorie giuridiche tradizionali, servono quindi interlocutori in grado di comprendere anche gli obiettivi industriali e le logiche di business che guidano gli investimenti in tecnologia», aggiunge il counsel Marco Cappa.

L’AI cambia anche la due diligence

La trasversalità è evidente soprattutto guardando alle possibili connessioni con Corporate e M&A. Secondo Edoardo Raffiotta, «Le sinergie più immediate si concentrano su Corporate e M&A, dove ogni operazione che coinvolga target con asset di intelligenza artificiale richiede ormai una due diligence dedicata all’algoritmo — chi struttura l’operazione ha bisogno di chi sa leggere un modello, non solo un bilancio».

Ma l’orizzonte va oltre. La cosiddetta physical AI porta l’intelligenza artificiale dentro robotica, veicoli autonomi, dispositivi medicali e automazione industriale, facendo incrociare AI Act, responsabilità da prodotto e sicurezza sul lavoro. Sullo sfondo c’è anche la space economy, con questioni che spaziano dall’uso duale all’export control fino alla proprietà dei dati orbitali.

Il contesto normativo spinge nella stessa direzione. AI Act, proposta di Digital Networks Act e regolamentazione europea su dati, resilienza digitale e cybersecurity stanno costruendo un quadro nel quale competenze tecnologiche e giuridiche diventano sempre più difficili da separare.

Per Raffiotta, «Basti pensare alla matura esperienza della compliance alla lice dell’AI Act: mappatura dei sistemi, classificazione del rischio, documentazione tecnica, AI literacy. È un’attività ormai significativa che consente di accompagare nella governance le imprese che impiegano o sviluppano tecnologie».

Il Digital deve generare opportunità

La vera prova, però, sarà la capacità del dipartimento di non limitarsi a supportare le altre practice. Il modello immaginato da Advant Nctm è bidirezionale: Corporate, M&A, IP, Amministrativo o Lavoro possono generare necessità digitali, ma anche il Digital dovrà portare nello studio nuovi progetti e mandati capaci di coinvolgere le altre competenze.

«Il Digital porterà questa lettura specialistica nei mandati delle altre practice e, allo stesso tempo, avrà l’ambizione di sviluppare nuove relazioni e progetti che richiedano competenze Corporate e M&A, IP, Amministrativo, Lavoro e delle altre aree dello Studio. Il rapporto è quindi bidirezionale», dice Corda.

Le connessioni individuate riguardano anche Banking & Finance, Energy & Infrastructure e Life Sciences. Del resto, la tesi alla base dell’investimento è che il digitale abbia ormai smesso di essere un’industria delimitabile per diventare un’infrastruttura trasversale al business.

È anche per questo che lo studio ha costruito un mix di profili differenti. Corda porta l’esperienza maturata dall’interno delle imprese; Raffiotta quella accademica e istituzionale; Giarda la specializzazione TMT e regolamentare con una dimensione internazionale. Queste competenze si innestano su un’esperienza già consolidata nei settori della digital economy, delle TLC e dell’IT, rafforzando un team di professionisti con esperienza: da Paolo Gallarati ai counsel Marco Cappa e Giulio Uras, fino ai partner Vittorio Noseda, Carlo Grignani, Jacopo Arnaboldi e Marco Cosa.

«Stiamo costruendo un dipartimento con una forte identità e autonomia, pur mantenendo una stretta integrazione con tutte le altre aree di pratica dello Studio», sintetizza Montironi.

La partita con Big Four e consulenza

Il terreno sul quale Advant Nctm intende giocare è però sempre più affollato. Sul digitale gli studi legali competono non soltanto tra loro, ma anche con Big Four, società di consulenza e operatori specializzati. Ed è proprio la capacità di unire verticalità tecnologica e struttura full service che lo studio indica come elemento distintivo. Per Montironi,…

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