A&O Shearman investe 1,1 miliardi nell’IA. Ogni practice dedicherà il 3% del tempo all’innovazione
A&O Shearman accelera sull’intelligenza artificiale con un piano di investimenti da 1,1 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Una cifra che colloca lo studio tra i protagonisti della corsa tecnologica della Big Law, ma soprattutto un progetto destinato a incidere direttamente sull’organizzazione del lavoro degli avvocati.
La particolarità del piano è infatti nella sua struttura: la maggior parte dell’investimento non sarà costituita da esborsi finanziari, ma dal tempo dei professionisti. Ogni practice dovrà dedicare almeno il 3% delle proprie ore allo sviluppo di strumenti e servizi di IA specialistici, costruiti sulle competenze delle singole aree del diritto. Lo studio non ha precisato quale quota degli 1,1 miliardi sarà effettivamente investita in denaro.
L’obiettivo è superare l’utilizzo generalizzato degli strumenti di IA per arrivare a soluzioni integrate nei processi di consulenza, alimentate dal know-how degli avvocati e adattate alle esigenze dei clienti.
A&O Shearman è stato tra i primi grandi studi a sperimentare l’IA generativa, avviando nel 2022 la collaborazione con Harvey. Ha successivamente sviluppato ContractMatrix, piattaforma per la negoziazione contrattuale realizzata con Microsoft e Harvey. A settembre, secondo lo studio, gli strumenti di IA erano utilizzati dal 96% dei partner e dal 93% degli avvocati.
A guidare lo sviluppo tecnologico è David Wakeling, global head of AI, attraverso il Markets Innovation Group.
Di sicuro, come ha dichiarato il global managing partner Hervé Ekué, questo importante investimento indica dove punta ad andare lo studio nel prossimo decennio.
La mossa rilancia la competizione tecnologica tra le grandi firm internazionali. Kirkland & Ellis ha annunciato investimenti per circa 500 milioni di dollari, mentre Goodwin destina all’IA circa 25 milioni l’anno. Latham & Watkins ha invece investito in infrastrutture proprietarie basate su GPU Nvidia.
La sfida non riguarda più soltanto l’adozione della tecnologia, ma la capacità degli studi di trasformare le competenze dei propri avvocati in nuovi modelli di produzione dei servizi legali.