Quello che le aziende non vedono
Dopo vent’anni come Head of Southern Europe di Kroll, società americana che, tra le varie attività, offre analisi di frodi interne e intelligence, nel 2020 Marianna Vintiadis (in foto) fonda la startup 36Brains, unendo la sua profonda conoscenza della corporate intelligence, una passione spiccata per la tecnologia e la specializzazione nelle indagini informatiche (cyber) nel mercato italiano. Vintiadis negli anni prende parte con vari ruoli a comitati esecutivi, Organismi di Vigilanza e attività anche in ambito universitario e accademico. Marianna Vintiadis non ha mai smesso di occuparsi di ciò che le aziende preferirebbero non vedere: i conti che non tornano, le controparti che mentono, gli attacchi informatici che arrivano dall’interno.
Il suo profilo viene notato da RSM, presente in Italia dal 2015 e parte di RSM International, network di società specializzate in revisione legale, assurance e organizzazione contabile, nell’ambito della consulenza fiscale, societaria e finanziaria, presente in 120 Paesi con 56mila professionisti. RSM in Italia è una realtà giovane, dinamica e crescita, ha raccontato a MAG Marianna Vintiadis, e «da subito ha aperto la possibilità per creare una sinergia positiva per entrambe le parti: ampliare l’offerta di RSM e, al tempo stesso, dotare 36Brains di strutture e risorse che solo una grande impresa può garantire».
Nasce così un’alleanza, una fusione, ufficializzata nell’estate del 2024, che porta alla nascita della divisione Forensic Investigations & Intelligence di RSM Italy, composta da circa 15 professionisti. «È per sua natura una costola delle società: il revisore fa accertamenti su base campionaria per stabilire se i conti di bilancio sono corretti – spiega Vintiadis -. Il professionista forensic svolge lo stesso lavoro, ma interviene nella fase patologica, quando è già stata appurata l’esistenza del problema».
Apportando una serie di servizi aggiuntivi – oltre alla contabilità forense classica, c’è una importante sezione di intelligence economica e investigativa più tradizionale – la divisione guidata da Vintiadis oggi si propone come un full service molto sofisticato, in grado di rispondere alle esigenze dei clienti dettate dai trend del mercato e dall’agenda del legislatore, destreggiandosi fra giurisdizioni italiane straniere.
Marianna Vintiadis ha raccontato in un’intervista a MAG un settore che acquisisce di giorno in giorno maggiore importanza.
Che tipologia di mandati ricevete?
Cerchiamo di rispondere alle richieste che riflettono solitamente le tendenze di mercato e l’agenda del legislatore, in fase preventiva e correttiva. Il nostro business è strettamente legato alla congiuntura economica e normativa. Oggi le sanzioni internazionali rappresentano certamente un tema di primaria rilevanza, a cui è strettamente collegata la normativa antiriciclaggio: numerosi progetti richiedono la ricostruzione della catena di controllo di una società per risalire al beneficiario ultimo. E qui si entra in un universo complesso, dal momento che ogni Paese adotta regole diverse rispetto all’obbligo di dichiarazione di fatti e proprietà. Questo implica la possibilità di incorrere in ambiguità di fronte alle informazioni provenienti dalle varie fonti. Tutte le regole variano in base alla giurisdizione.
Ricevete anche mandati internazionali?
I contenziosi riguardano spesso il business italiano, ma le investigazioni e tutta la parte preventiva tipicamente coinvolgono altri paesi: clienti esteri che guardano l’Italia, o italiani che guardano l’estero. Va in entrambe le direzioni.
E in che modo supportate gli studi legali?
In vari modi. Una parte significativa del lavoro consiste nell’analisi di grandi quantità di documenti. Immaginiamo, per esempio, un caso antitrust: il regolatore raccoglie le comunicazioni di 40 persone potenzialmente coinvolte in un cartello. Quelle documentazioni vanno lette. Noi abbiamo delle piattaforme che permettono di caricare i dati, indicizzarli, interrogarli — anche con il supporto dell’Intelligenza Artificiale, che è in grado di trascrivere i vocali, interpretare le emoji, estrarre il contenuto delle immagini. Cose che una ricerca testuale tradizionale non farebbe mai. Poi c’è la preservazione delle prove: se qualcuno ha uno screenshot che prova la propria innocenza, quel file grezzo spesso non è accettabile come prova in tribunale, e serve un’acquisizione forense certificata. All’inverso, ci capita di dover verificare anche la manipolazione delle informazioni.
Agli studi fornite anche alcuni strumenti. Mi parlerebbe di Relativity?
Relativity è la piattaforma di riferimento per analizzare grandi volumi di dati documentali: mail, allegati, file di qualsiasi formato. Il problema è il costo: le licenze si attestano sui 60-70mila dollari l’anno, fuori portata per la maggior parte degli studi. Abbiamo siglato un accordo con la società americana che ci permette di renderla disponibile a consumo: per un singolo progetto si scende a poche centinaia di euro. L’effetto collaterale, inatteso, è che diversi studi internazionali ci cercano proprio per questo: è uno strumento nato per abbattere una barriera è diventato anche un canale di business.
Se dovesse fare un esempio concreto di indagine svolto dalla vostra divisione?
Un caso che mi è rimasto impresso riguarda una società che era stata accusata dalla procura di aver nascosto una tangente all’interno del pagamento per il noleggio di una gru, e dieci anni dopo le venne contestata la credibilità dell’alto costo della gru in questione.
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